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Tano da morire
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La pagina culturale di taninoferri.com: racconti, saggi, poesie, arte.
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Senza parole
  
Si, senza parole. Questa foto scioccante è la copertina del settimanale Time del prossimo 9 agosto. L'ho acquisita nel mio archivio fotografico già da parecchie ore e non so so come commentarla. Sono letteralmente senza parole, anzi senza un pensiero. I nostri soldati muoiono in Afghanistan in una azione di pace, che è a tutti gli effetti è una guerra, con sodati uccisi, rapiti, violati... quello che succede ai civili, a seguito di queste azioni di pace non ci è dato sapere, non ce lo vogliono raccontare, anzi impediscono, Nato, Americani, e comandi vari, che l'opinione pubblica ne venga a conoscenza. Gino Strada riapre, alle sue condizioni, l'Ospedale di Lashkargah, dopo che avevano montato su una tragica manfrina perché non volevano testimoni, o non volevano che venissero curati anche i nemici, o tutt'e due. Il Time uscirà il prossimo 9 agosto con questa copertina, il tragico ritratto di Aisha, una donna afghana con naso e orecchie mozzate, perché la famiglia si è fatta giustizia perché la fanciulla, 18 anni, aveva tentato di fuggire alle angherie a cui, giornalmente, la sottomettevano. I Talebani l’hanno riacciuffata e, mentre il cognato la teneva ferma, suo marito (sic) le tagliava naso ed orecchie. Questo è l'Afghanistan, anzi, sicuramente, non solo questo: si ed io sono senza parole, senza un pensiero su quanto avviene laggiù, anche per colpa mia. Rete, 31 luglio 2010
Berlusconi apre la campagna acquisti. Del Milan? No, del PDL
  
 Dall’Udeur alla Margherita, poi al Pd, poi al Grippo misto... Riccardo Villari ha trovato, finalmente la sponda su cui approdare: Silvio Berlusconi ed il suo PDL.
Reduce dallo scandalo della commissione vigilanza, dove acchiappata, per caso, una cadrega (poltrona) alla commissione vigilanza Rai non voleva più lasciare sino a farsi espellere dal partito ( Vedi) dal PD ora è lì, che con il Berlusca valuta quale apporto utile dare a questa maggioranza. Gente di valore, deputati di concetto!!!  No!!! non è una velina, anzi... sembra essere proprio in gamba... Un curriculum di tutto rispetto quello dell'onorevole Daniela Melchiorre, leader dei Liberaldemocratici. Ma non ha mai trovato sbocchi di qualità, aldilà di un sottosegretariato alla giustizia in un governo Prodi... ma donna, giurista, politica valida, senza dubbio. Nega d'essere oggetto di una campagna acquisti del Berlusca, ma i segnali ci sono... Avremo una Mara Carfagna Due, in questo Governo??? sembra proprio di si!!! L'unica cosa da discutere sarebbe perché "Due". E poi... manovre verso i diniani, ... e poi... iniziamo a corteggiare i rutelliani, ... e poi... magari... gli riesce il colpo grosso con il partito di Casini. Insomma... buon lavoro presidente Berlusconi... cacciati Fini, Bocchino, Granata, perché indegni prosegua con i Verdini, i Bondi, gli Alfano, e le Brambilla... Gente di valore, deputati di concetto. Che bella squadra!!! Rete, 30 luglio 2010
Il Corriere perde colpi: continua l'emorragia
  
 Continua l’emorragia di copie del Corriere della Sera: con -14% di vendite il quotidiano della medio-piccola borghesia lombarda ha il fiatone. La politica di Ferruccio De Bortoli di inseguire Il Giornale e Libero nella caccia all'elettore moderato sta dando i suoi nefasti risultati. Naturalmente non ha giocato a favore l'aumento del prezzo del giornale. Io, soprattutto, sono dell'idea che Il Fatto quotidiano abbia giocato un ruolo importante in questa dimagrimento dei lettori del Corriere: in moltissimi ci siamo spostati a leggere un giornale più vivo ed oggettivo, al Corriere solo una scorsa su Internet. Rete, 30 luglio 2010
I trenta di Fini
  
Giovedì 29 Luglio 2010 16:08
 Circola una lista di deputati pronti a formare un nuovo Gruppo parlamentare alla Camera: sarebbero trenta finiani di stretta osservanza, pronti a lasciare il gruppo PDL, non appena sarebbe sancita, questa sera alle 19:00, l'espulsione di Fini, Bocchino e Granata dal PDL. Ecco i loro nomi: Bocchino, Briguglio, Granata, Raisi, Barbareschi, Proietti, Divella, Buonfiglio, Barbaro, Siliquini, Perina, Angela Napoli, Bellotti, Di Biagio, Lo Presti, Scalia, Conte, Della Vedova, Urso e Tremaglia. Si appresterebbero a firmare anche Esti, Bongiorno, Paglia, Lamorte, Rubens, Menia, Angeli, Ronchi, Moffa, Cosenza, Patarino. A questi se ne potrebbero aggiungere un'altra decina che varcherebbero il Rubicone in un momento strategicamente più opportuno: Bongiorno, Paglia, Lamorte, Rubens, Menia, Angeli, Ronchi, Moffa, Cosenza, Patarino. I finiani pronti a costituire un gruppo anche al Senato; alcuni senatori Pdl hanno incontrato oggi il Presidente Fini e gli hanno assicurato la loro partecipazione al nuovo Gruppo: sarebbero una dozzina. Con questi numeri l'ostentata sicurezza di Berlusconi e Bossi va... a puttane. Berlusconi, alla fine dell'Ufficio di Presidenza, a Palazzo Grazioli : "Non sono più disposto ad accettare il dissenso. Non c'è più fiducia in Fini" e cala il carico da undici: "si pone il problema della Presidenza della Camera". Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio saranno deferiti al collegio dei probiviri. Ma il vero bersaglio del documento è il presidente della Camera.
Trentatre finiani alla Camera e quattordici al Senato hanno firmato il modulo per l'adesione ad un nuovo gruppo parlamentare autonomo: "Futuro e Libertà". Il nuovo Gruppo non sfiducerà il Governo, ma... ora dovranno trattare su tutto!!!!
Ultimo aggiornamento (Venerdì 30 Luglio 2010 15:00)
Gino Strada: 'Oggi riapriamo Lashkargah'
  
 Angelo Miotto intervista Gino Strada Partiamo dalla notizia. La novità è che oggi, giovedì, riapre l'ospedale di Lashkargah. Abbiamo avuto un incontro con il governatore della provincia e credo che tutti abbiano ormai compreso la montatura che ha portato alla chiusura dell'ospedale. Così si può chiudere un libro e aprirne uno diverso. Noi abbiamo fatto presente quali sono le nostre condizioni: il libero accesso per tutti i feriti alla struttura e che l'ospedale deve essere rispettato da tutti. Così come deve essere per sua natura: un luogo neutrale dove non si esercita violenza. Abbiamo ribadito che non esiste l'idea che il nostro ospedale sia sotto il controllo di forze militari e che l'ingresso non debba essere filtrato da nessuno. Su queste cose il governatore ha detto che si trova d'accordo. Quindi possiamo ricominciare. Quali sono le tappe che sono seguite fra Emergency e le autorità dalla liberazione dei tre operatori sequestrati e poi rilasciati? La trattativa è andata avanti nel senso che il governatore aveva posto una serie di condizioni, per noi inaccettabili: che la sicurezza fosse garantita da militari afgani, e avere l'ospedale circondato sarebbe stato non solo un filtro, ma ci avrebbe trasformati in un bersaglio perché le persone armate è normale che pensino di avere dei nemici ed è normale che rappresentino esse stesse un bersaglio. Queste condizioni le ha ritirate: quando ha parlato con i nostri rappresentanti dicendo che non metteva condizioni abbiamo detto: va bene allora possiamo riprendere a lavorare. Ma cosa è accaduto negli ultimi giorni? Eravamo rimasti al comunicato di Emergency in cui si parlava di una contrapposizione netta fra il potere centrale, favorevole alla riapertura, e quello locale che poneva, appunto, degli ostacoli, delle condizioni. C'era conflittualità. D'altra parte la cosa non deve sorprendere. Quando un Paese è sotto occupazione militare ci sono gli occupanti e gli occupati. Gli afgani sono gli occupati. Quindi non sorprende che nemmeno il presidente dell'Afghanistan abbia il potere di controllare il governatore di questa provincia. In un colloquio che abbiamo avuto nelle scorse ore con il consigliere della Sicurezza nazionale a Kabul ci è stato detto molto chiaramente: il governo afgano non ha potere e non controlla molte regioni del Paese, dove non conta e non decide niente. Lì decidono i militari della Coalizione. Cosa è successo, allora, perché cambiasse idea e togliesse le condizioni che aveva posto nei giorni scorsi? Sono aumentate molto le pressioni da molte parti. La gente si ritrova senza un ospedale chirurgico in una regione dell'Afghanistan in cui c'è molto bisogno di chirurgia di guerra. Quindi la società afgana, il Consiglio degli anziani, i loro rappresentanti di villaggio, hanno iniziato a premere per creare le occasioni perché l'ospedale potesse riaprire. Domani abbiamo una riunione proprio con il Consiglio degli anziani e avremo una riconferma di ciò. [...] Una riapertura dell'ospedale in perfetto stile Emergency. Possiamo dire che avete vinto? Mah.. vinto... non la prendo come una battaglia di Emergency contro chicchessia. Siamo contenti perché la gente di qua entro la fine della settimana riuscirà ad avere l'unico ospedale degno di avere questo nome. Ci saranno meno morti e meno feriti abbandonati. Questa è la vittoria vera. Rete, 20 luglio 2010 Riproduzione autorizzata 
From: PeaceReporter Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo To: mailto@taninoferri.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo Sent: Friday, July 18, 2008 2:26 PM
Sottoilsoledimilano...
  
 Sotto il sole di Milano hanno aperto un centro massaggi che si chiama... Non ha neanche l’insegna, forse un campanello, spesso non serve: la porta è aperta... Le massaggiatrici, forse giapponesi ma più probabilmente cinesi, indossano infradito di gomma colorata, fumano, lisciano le extensions e parlano al telefono... Passeggiano per strada nell'attesa che qualcuno decida di farsi massaggiare, ma anche, dentro, altre ragazze aspettano... Le masseur-kinésithérapeutes, ogni tanto, si mettono tra le due vie e distribuiscono volantini... Il centro massaggi rimane aperto, illuminato sino a tarda notte, sette giorni su sette... Luogo: Milano - Centro storico Data di pubblicazione: 19 luglio 2010 Servizi » Massaggi
Telefono: 327122xxxx GIOVANI E DOLCI MASSAGGIATRICI PRONTE A DONARTI MOMENTI DI SENSUALE E CALDO RELAX. POTRAI PROVARE I NOSTRI PERCORSO BODY CON IL LAVAGGIO DEL CORPO ASSISTITO (BODY DOCCIA), FANTASTICI MASSAGGI. RILASSANTI BODY MASSAGE, SENSUALISSIMO TANTRA, MASSAGGIO PROSTATICO, MASSAGGI CON I PIEDI A DUE O QUATTRO MANI. TUTTI I MASSAGGI VENGONO PERSONALIZZATI SECONDO LE VOSTRE PREFERENZE!!! RISVEGLIA I TUOI SENSI CON UN TOCCO SPECIALE DI MANI MORBIDE E SAPIENTI!!! TANTISSIME PROMOZIONI!!!! TI ASPETTIAMO CON UN GRANDE SORRISO!!! SIAMO IN ZONA DUOMO / MISSORI  Rete, 28 luglio 2010
Il manager con il pullover
  
 Marchionne ha deciso, lo scorso weekend, in riunioni tenute negli uffici americani di Auburn Hills, di spostare un miliardo di investimenti dallo stabilimento torinese di Mirafiori allo stabilimento serbo di Kragujevac. La produzione si è delocalizzata: la ricerca del minor costo spinge spesso verso la delocalizzazione del processo produttivo, ma in parole povere, ovunque nel mondo il costo del lavoro è più basso (perché mancano controlli sulla sicurezza, diritti sindacali, tutela per l'ambiente, e spesso gli stessi diritti minimi con l'arruolamento sotto le bandiere del profitto di schiere di bambini schiavi), lì conviene produrre. Ma è etico? Nel caso della Fiat, ad esempio, fanno testo le parole dell'ambasciatrice serba in Italia Sanda Raskovic-Ivic, intervistata da Sky Tg24: "Siamo un paese in transizione, un paese povero paragonato agli altri paesi d'Europa; il guadagno di un operaio e' pari a 400 euro - ha proseguito l'ambasciatrice - ma lo stato serbo ha previsto incentivi per gli investitori, come ad esempio l'esenzione delle tasse per 10 anni, oppure un finanziamento pubblico fino a 10.000 euro per ogni operaio assunto". E Marchionne ricatta l'Italia, si sente in diritto di farlo, legittimamente, il super capitalismo bulimico, quello che divora ciò resta delle socialdemocrazie lo protegge: la Serbia e la delocalizzazione a 400 euro al mese per operaio lo aspettano. La ricetta c'è ed è facile: le democrazie occidentali, Europa in testa, invece di fare la corsa al World Trade Organization (WTO) abolendo ogni barriera tariffaria al commercio internazionale di tutto e per tutto, ne mettano una nuova: nessuna importazione di merci e servizi da quei Paesi che producono senza rispettare il lavoro (i diritti dei lavoratori, cioè), quindi va bene la rincorsa al prezzo più basso, ma non facendola sulla pelle della gente. Rete, 26 luglio 2010
La Toscana verso una Società multiculturale
  
La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile e non fondato il ricorso del Governo Berlusconi sulla legge regionale della Toscana in materia di accoglienza e integrazione degli stranieri. Ne hanno dato notizia il presidente della Regione, Enrico Rossi, e l'assessore Salvatore Allocca, dopo che la sentenza è stata depositata presso la cancelleria della Consulta. La legge toscana sui diritti ai cittadini immigrati è una legge all'avanguardia e in perfetta linea con quanto prescritto dalla Costituzione della Repubblicana italiana e la sentenza della Corte costituzionale è una vittoria della ragione e della civiltà. La legge è stata approvata dalla Toscana con una forte opposizione del Pdl, il 9 giugno 2009 e prevede, tra l'altro, servizi socio-sanitari anche per gli immigrati non regolari. Alla fine di luglio, sempre dello scorso anno la legge toscana è stata impugnata dal Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi per una presunta illegittimità costituzionale relativa ad alcuni articoli. Le argomentazioni della Corte sono di una tale precisione da tagliare l'erba sotto i piedi ad ogni campagna strumentale contro questa legge. Questo il commento dell'ex presidente della Toscana Claudio Martini: "La sentenza fa giustizia sulla sguaiata sicumera con la quale il centrodestra e il Governo nazionale dichiararono incostituzionale il testo approvato". Firenze, 24 luglio 2010
"Montami a costo zero", ma ogni tanto vince lo sdegno
  
 - "MONTAMI A COSTO ZERO!" - "HEI... PARLIAMO DI FOTOVOLTAICO" La prima scritta, rossa su fondo nero, appena dietro il fondo-schiena gigantografia di una giovane ragazza-pannello solare, posizione "more ferarum" come dicevano gli antichi romani, o "Dog Style" come dicono, oggigiorno, gli americani. Questo cartellone, fino a ieri, troneggiava per le vie di Milazzo per pubblicizzare impianti fotovoltaici, la cui installazione sarebbe a gratis. I creativi della 'Neo Comunication', autori dello spot, dopo lunghe e faticanti ore di concentrazione hanno dato risposta alla loro domanda: "Cos’è che si monta di solito e che può costare anche caro? Una donna". Le proteste dei cittadini milazzesi e la lettera indignata di DonneInQuota, associazione culturale apartitica che dal 2008 si occupa di pubblicità sessista e non solo, hanno infatti ottenuto la sostituzione “in giornata” di tutti i cartelli e le scuse ufficiali del Dr. Calderone, presidente della Cauldron Holding, commissionaria della campagna pubblicitaria. Milazzo, 24 luglio 2010
Non in mio nome
  
Scritto da ROBERTA DE MONTICELLI
 Insegno filosofia della persona alla facoltà di Filosofia dell’Università Vita Salute San Raffaele. Scrivo queste righe per dire: non in mio nome. Non è certamente in mio nome che il nostro rettore, don Luigi Verzé, intervenendo come è suo diritto alla cerimonia delle proclamazioni delle lauree, si è rivolto alla sola candidata Barbara Berlusconi, che giungeva a conclusione del suo percorso triennale, chiedendole se riteneva che potesse nascere una facoltà di Economia del San Raffaele basata sul pensiero dell’autore sul quale verteva la sua tesi (Amartya Sen), e invitandola a diventare docente di questa Università, in presenza del presidente del Consiglio, il quale assisteva alla cerimonia. Intendo dissociarmi apertamente e pubblicamente da questa che ritengo una violazione non solo del principio della pari dignità formale degli studenti, non solo della forma e della sostanza di un atto pubblico quale una proclamazione di laurea, non solo della dignità di un corpo docente che il rettore dovrebbe rappresentare, ma anche dei requisiti etici di una istituzione universitaria d’eccellenza quale l’Università San Raffaele giustamente aspira a essere.
Tengo a dissociarmi nettamente e pubblicamente e da queste parole e dalla logica che le sottende, logica che da una vita combatto, come combatto da sempre il corporativismo e i sistemi clientelari dell’Università italiana, e il progressivo affossamento di tutti i criteri di eccellenza e di merito, oltre che dell’Università stessa come scuola di libertà.
Me ne dissocio individualmente, anche se spero che la deprecazione dell’accaduto sia unanime fra il corpo docente. Ma tengo a ribadire con questa mia serena dichiarazione che non sono né di principio né di fatto corresponsabile dell’andamento di questa cerimonia: non di principio per le profonde ragioni di dissenso che ho qui espresso, non di fatto, perché in effetti non figuravo fra i componenti della commissione relativa alla candidata in questione, e certamente non perché avessi chiesto di esserne esonerata. Lettera aperta inviata dal prof. De Monticelli al quotidiano 'La Repubblica', il 20 luglio scorso. Roberta De Monticelli ha studiato alla Scuola Normale e all’Università di Pisa, dove si è laureata nel 1976 con una tesi su E. Husserl: dalla Filosofia dell’aritmetica alle Ricerche logiche; ha continuato i suoi studi presso le Università di Bonn, Zurigo e Oxford, dove è stata allieva di Michael Dummett, logico e filosofo del linguaggio. Sotto la sua direzione ha scritto la tesi di dottorato su Frege e Wittgenstein. A Oxford è stata iniziata allo studio della tradizione platonica da Raymond Klibansky, membro e custode del Circolo Warburg, grande storico delle idee ed editore di numerosi testi medievali e moderni. Rete, 21 luglio 2010
Non è piagnisteo e urge la questione morale
  
Da Avvenire arriva una presa di posizione, durissima, sulle inchieste che stanno scuotendo l’Italia. La questione morale a Milano e in Lombardia “non è un piagnisteo” e, ad averla aperta “non sono solo quattro mele marce": la verità è che c’è "un’economia del disastro consegnata alla generazione futura, il peggio immaginabile della diserzione morale”. E il quotidiano della Cei parla, anche, di “un’economia del disastro consegnata alla generazione futura, il peggio immaginabile della diserzione morale”, così da "voltarsi ancora a guardare le guglie del Duomo - scrive Giuseppe Anzani facendo chiaro riferimento al cerimonioso omaggio e premiazione di domenica sera a Berlusconi - ma per vedere stavolta se gli angeli hanno levato le spade”. Leggi tutto l'articolo su Avvenire Rete, 21 luglio 2010
La frontiera del giornalismo si chiama blogger
  
Scritto da Eleonora Bianchini

Nuovi reporters affidabili e trasparenti Informazioni che arrivano dalla società civile, interazione in rete e soprattutto velocità e accuratezza. Gira su internet il giornalista contemporaneo, spesso più avanti di quello che utilizza strumenti tradizionali Citizen journalism, questo sconosciuto che in Italia non decolla. Nell’epoca della crisi dell’informazione, in cui i grandi giornali si uniformano nell’offerta di notizie, è la Rete il mondo dove accuratezza, trasparenza e affidabilità forgiano una nuova generazione di reporters. Sono i blogger: internauti agguerriti e cliccati che spesso battono sul tempo i giornalisti.
Tuttavia l’equiparazione con i media tradizionali è ancora lontana. In Italia un blog, per acquisire credibilità, deve passare attraverso la cruna del tubo catodico. Ne è un esempio Diego Bianchi , meglio conosciuto come Zoro, apprezzato dal grande pubblico solo dopo lo sdoganamento su Canale 5 (Matrix), RaiTre (Parla con me) e La7 (Tetris). Gli Stati Uniti, invece, pare stiano scrivendo un copione a parti inverse: da New York a Washington sono le testate a setacciare la Rete alla ricerca di blogger da inserire nel parco firme. Infatti, come ha spiegato Alex Williams sul New York Times, il blogger è un professionista in grado di anticipare la notizia. I loro nomi sono Foster Kamer del Village Voice, assieme a Lockhart Steele, Sara Polsky e Lilit Marcus.
[...]
Se è vero che la credibilità va a braccetto con la verifica tempestiva delle notizie, allora bisogna essere rapidi. “Il web permette di postare una notizia in tempo reale", puntualizza Lilit Marcus, blogger di Huffington Post ed editor del cliccatissimo “The Gloss”.
Probabilmente, occuparsi di gossip offre maggiori opportunità di successo visto ad esempio il boom di TMZ ed Egotastic, che spesso sono più rapidi ed efficaci delle testate tradizionali. “Il successo è dovuto alla competenza specifica, che si tratti di moda o politica. Se poi sviluppi un buon network di relazioni e il nome circola nell’ambiente, sei sulla strada giusta. E ora che i bloggers sono invitati nei talk show in veste di opinionisti – conclude Lilit – il confine è stato superato”.
Via libera allora agli user generated content, ma con un’attenzione particolare alla credibilità. Rachel Sterne è la responsabile della piattaforma GroundReport, un sito che si avvale di 5000 citizen journalist in tutto il mondo. Lei sostiene la necessità di verificare le notizie: “Abbiamo due redattori a tempo pieno e 20 volontari in stile Wikipedia che controllano ciò che riceviamo. Sono tutti esperti del settore, reporters o studenti di giornalismo”. In merito al rapporto fra la qualità e la remunerazione la Sterne non ha dubbi: “Sono fattori più legati al prestigio di vedersi pubblicati su testate autorevoli. Molti editorialisti di Huffington Post, ad esempio, non ricevono alcun compenso ma guadagnano visibilità”.
Accuratezza, costanza e affidabilità sono le chiavi per essere dei blogger di successo. Speriamo che anche in Italia qualche quotidiano vada a spulciare in Rete per ampliare il proprio parco firme. Con professionisti che garantiscono rapidità, trasparenza e che soprattutto accettano il confronto con il lettore. Con i blogger.  Rete, 21 luglio 2010
L'eccelso statista “della gente e tra la gente” fa confinare i dissidenti in via Mercanti, a Milano
  
Scritto da Piero Ricca
 Piero Ricca e alcuni cittadini a Milano sono stati giudicati rei di manifestazione non autorizzata, anche se non hanno manifestato un accidente. Li ha traditi lo sguardo, la polizia in alcuni casi è infallibile, scopre i tuoi cattivi propositi anche dietro a degli occhiali da sole. I presunti rei di rompere i coglioni durante le celebrazioni al solito psiconano, per l'occasione in cima al Duomo, sono stati deportati da un centinaio di forze anti sommossa in via Mercanti e tenuti sotto osservazione per ore da sessanta poliziotti. Occhi negli occhi fino allo scadere della mezzanotte. Poi tutti a casa ad ascoltare i trionfi del Governo all'ultimo telegiornale. Ormai sgomberano le piazze con l'esercito, per silenziare il dissenso. Il capobanda ha paura di essere svergognato a scena aperta. Sa che la fiction imposta dal regime mediatico non basta più. E la fine di Craxi è un brutto incubo delle notti senza escort. Ecco allora che la polizia viene usata per allontanare dal set televisivo i potenziali guastafeste. Ieri sera mister B. veniva premiato in cima al Duomo di Milano come eccelso statista “della gente e tra la gente”. Ad attenderlo le alte autorità civili, militari e religiose. Con lui Lele Mora, Confalonieri, Fede e tutto il generone di vassalli, cortigiani e lacché che gli gira intorno. L’occasione era un concerto di Aznavour per il restauro della Madonnina. Arriviamo in piazza Duomo verso le 21, reduci dalla commemorazione di Paolo Borsellino. Siamo una quindicina, senza cartelli né megafoni né striscioni. La polizia riconosce tra noi facce non gradite per precedenti di turbativa del quieto vivere e ci impedisce di accedere alla piazza. Per loro siamo rei di intenzione di “manifestazione non autorizzata”. La solita scusa, già smentita da una recente sentenza che ci ha assolti per un fatto analogo di tre anni fa. C’è un primo confronto dialettico: noi a pretendere di muoverci liberamente, loro a impedircelo fisicamente. Mi viene riferita la frase di un carabiniere: “io non blocco nessuno”. Una coscienza libera, in un mondo di servi.
Io e altri riusciamo ad arrivare a metà piazza. Qui accade l’assurdo. Una scena da ultima (e disperata) fase del regime bananiero. Due o tre funzionari di questura cercano di portarci via con le spicce. Sono nervosi, sbrigativi: devono aver ricevuto un ordine tassativo da un capetto terrorizzato. L’obiettivo numero uno sono io: loro a rincorrermi, io a divincolarmi urlando il mio sdegno. Si raduna una folla di curiosi, alcuni ci appaiono perfino indignati per l’abuso che si sta consumando sotto i loro occhi. Ma pochi osano fiatare parole di riprovazione. Metto in rilievo a viva voce la gravità dell’episodio. Resistere a quella forma di repressione preventiva del dissenso significa difendere la libertà di tutti, non solo la nostra. A un certo punto arriva una falange di poliziotti in tenuta anti-sommossa, a occhio e croce un centinaio. Agli ordini dei dirigenti della questura, ci circondano. E ci deportano a forza fino in via Mercanti, indifferenti alle nostre proteste. Lì veniamo piantonati a vista fino a mezzanotte da almeno sessanta agenti (tanti risultano da un conteggio effettuato alle 23, quando in tutto siamo in venti) schierati in modo da sbarrarci l’accesso a piazza Duomo.
Cerchiamo di contattare le prncipali redazioni giornalistiche per raccontare l’accaduto. Arriva soltanto un cronista di Radio Popolare. Con la cronista dell’Ansa parlo al telefono. Ha chiamato in questura ricevendone la risposta: “in piazza Duomo non è successo nulla”. “Sapete perché i giornalisti non vengono qui? - osserva un questurino - perché non avete contenuti”. Spiegargli le condizioni di salute del giornalismo italiano e che la libertà non è nel dna di questa nazione, mi appare una fatica improba. Soltanto a festicciola conclusa torniamo liberi di camminare per la piazza centrale della nostra città. Resta un dubbio: alla prossima esibizione pubblica dell’Amato Leader ci verrà impedito di uscire di casa o verremo tradotti direttamente in commissariato, come accadeva ai dissidenti nei giorni gloriosi del (primo) Ventennio? Quanta paura fanno le parole.
E com’è putrida quest’agonia di regime. Milano, 20 luglio 2010
Kirill, capo della Chiesa Ortodossa, e Benedetto XVI°: allineati
  
 Kirill, capo della Chiesa Ortodossa, condanna l'omosessualità e si allinea alle posizioni di Benedetto XVI°. Il capo della Chiesa Ortodossa russa, il patriarca Kirill, si è detto d'accordo con papa Benedetto XVI su diverse questioni morali di stretta attualità, come la condanna dell'omosessualità. L'ha affermato in un'intervista ai media ucraini in occasione della sua visita nel Paese ex sovietico. Per il patriarca, le parole del pontefice suscitano "l'ottimismo" (sic) della Chiesa Ortodossa, nonostante il Santo Padre venga spesso criticato da "teologi e mass media liberali in Occidente" a causa delle sue opinioni. "Su molte questioni - ha aggiunto Kirill - l'approccio della Chiesa Ortodossa russa coincide pienamente con quello di Joseph Ratzinger, secondo cui l'omosessualità è un peccato grave in quanto esclude il dono della vita".
In passato il patriarca russo aveva espresso posizioni più morbide sull' omosessualità, definendola una scelta e rifiutandosi di discriminarla. La Russia depenalizzò l'omosessualità nel 1993, ma quel passo avanti viene oggi completamente ignorato.
Rete, 20 luglio 2010 Riproduzione autorizzata 
From: PeaceReporter Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo To: mailto@taninoferri.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo Sent: Friday, July 18, 2008 2:26 PM
Culto della personalità
  
La motivazione del Premio "Grande Milano" che, questa sera, il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, consegnerà al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Con straordinaria lungimiranza e capacità ha reso Milano, la sua amata città, grande in Italia e nel mondo. Grazie alle sue eccezionali qualità umane e imprenditoriali ha realizzato opere e progetti di eccellenza per l'economia e la società del nostro territorio. La sua vita è un mirabile esempio di quella milanesità e di quell'operosità tipica della cultura ambrosiana, che vede nel lavoro lo strumento di valorizzazione dei talenti dell'uomo.
Silvio Berlusconi ha scelto di dare il proprio contributo mettendosi, con impegno e coraggio, a servizio del Popolo italiano perseguendo la sua missione di libertà. Personalità dallo straordinario carisma, è amato da tanti italiani perchá uomo tra la gente e con la gente, della quale ha compreso i bisogni più profondi sapendo interpretarne le aspettative. Statista di rara capacità, conduce con responsabilità e lucida consapevolezza il Paese verso un futuro di donne e di uomini liberi, che compongano una società solidale, fondata sull'amore, la tolleranza e il rispetto per la vita. Millano, 19 luglio 2010
Chiedo le dimissioni di Mancino.
  
 [Pasquale Lombardi], "qualche schizzo di fango lo fa arrivare addosso a Nicola Mancino, vicepresidente del Csm", scrive nel suo articolo su 'La Stampa', Guido Ruotolo. Si, il «geometra» che si faceva passare per giudice tributarista, che sia stato o meno un millantatore, asserisce di essersi "effettivamente incontrato con l’onorevole Mancino con il quale avrà parlato incidentalmente della nomina di Marra" (a presidente della corte d’Appello di Milano; si parla dello scandalo P3, la banda di pensionati per dirla alla Berlusconi, o l'organizzazione massonica che cercava di condizionare la vita delle istituzioni? ndr). Non è la prima volta che "qualche schizzo di fango" colpisce Nicola Mancino, a cui chiediamo di fare il bravo, di proseguire sulla strada già aperta dal PDL, di dare le dimissioni. Anche da queste piccole cose più ripartire la rinascita del centro sinistra. Rete, 18 luglio 2010
La prima agenzia di rating cinese spezza il monopolio delle 'tre sorelle' americane
  
Scritto da Enrico Piovesana
Molto si è scritto e discusso negli ultimi tempi sullo strapotere, l'affidabilità e la neutralità delle agenzie di rating statunitensi. Standard&Poors, Moody's e Fitch, detengono il monopolio del giudizio sullo stato di salute economica degli Stati. Sono loro a decidere quali economie sono forti e quali sono deboli, determinando di fatto i destini delle nazioni. Una 'A' in più o in meno nelle loro valutazioni (tutt'altro che oggettive e disinteressate) può significare la salvezza o la bancarotta di un Paese. Ma ora le cose potrebbero cambiare. Nei giorni scorsi ha debuttato la prima agenzia di rating cinese, la Dagong, creata da Pechino proprio per rompere il monopolio Usa in questo settore e fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello delle 'tre sorelle' americane. Il primo rapporto Dagong, pubblicato il 10 luglio, ha suscitato molto scalpore e interesse. Per valutare la solvenza degli Stati, l'agenzia cinese si basa su criteri diversi da quelli tradizionali, tenendo maggiormente da conto l'effettiva capacità di creare ricchezza e l'ammontare delle riserve. Il risultato è stato che gli Stati Uniti perdono la mitica 'tripla A' e vengono declassati a livello 'AA', Gran Bretagna e Francia scendono ad 'AA-' e Italia, Spagna e Belgio addirittura ad 'A-'. E' andata meglio a Canada, Germania e Olanda, giudicate 'AA+': la stessa classe di valutazione a cui sale la Cina. A parte le scontate critiche sull'autorivalutazione della Cina, la classifica di Dagong è stata giudicata da molti esperti occidentali molto più ''realistica'' di quelle di Standard&Poors, Moody's e Fitch, soprattutto per quanto riguarda il declassamento degli Stati Uniti. Da tempo gli economisti, anche americani, ritengono che la 'tripla A' agli Usa mascheri una realtà molto più negativa. Un numero crescente di esperti ritiene che gli Stati Uniti siano addirittura sull'orlo dell'insolvenza e della bancarotta, visto il debito pubblico ormai fuori controllo (13 mila miliardi di dollari, pari al prodotto interno lordo nazionale) e il rischio di una nuova crisi dei mutui immobiliari (un recente rapporto del Tesoro Usa parla di una nuova enorme bolla pronta a scoppiare) che rischia di produrre nuovi fallimenti bancari a catena. A rafforzare i dubbi sul reale stato di salute dell'economia statunitense (e quindi mondiale) giunge anche la clamorosa notizia delle Nazioni Unite che, per la prima volta, propongono ufficialmente di abbandonare il dollaro come valuta di riserva globale poiché ''a rischio di instabilità''. Il rapporto Onu 2010 sullo stato economico e sociale del mondo, pubblicato a fine giugno, evidenzia la necessità di creare una un nuovo sistema di riserva globale non più basato sul dollaro, bensì su una moneta unica mondiale sviluppabile sulla base dei già esistenti Diritti speciali di prelievo (Sdr) del Fondo monetario internazionale. Primo passo verso un nuovo ordine economico e politico mondiale (un governo globale federale non necessariamente democratico) che, secondo un recente articolo dell'Economist, molti economisti vedono come unica amara medicina per far fronte in maniera efficace a un futuro economico di stagnazione o, peggio, di recessione. Rete, 16 luglio 2010 Riproduzione autorizzata 
From: PeaceReporter Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo To: mailto@taninoferri.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo Sent: Friday, July 18, 2008 2:26 PM
"Forza Cosentino. Siamo tanti, siamo con te!"
  
 "Forza Cosentino. Siamo tanti, siamo con te!", ieri Napoli si è svegliata tappezzata da manifesti, azzurro-berlusconi. Dopo le dimissioni da sottosegretario del coordinatore campano del PDL, gli arriva l'eclatante sostegno. Non si sa bene chi siano i tanti, perché i manifesti sono rigorosamente anonimi, non recando alcuna firma o alcun logo di partito. Per esempio i tanti potrebbero essere i Casalesi, che, secondo diversi opinionisti, sembrano manovrare come una marionetta il potente ex-sottosegretario. O potrebbe essere lo stesso Cosentino, anche se molti ne dubitano, sapendo quanto sia corto il braccino del politico campano. Fatto sta che a Napoli c'è una massiccia e invasiva presenza di manifesti, centinaia, prendendo in considerazione le sole zone della stazione centrale e di Piazza Bovio, in prossimità della quale il Pdl ha i suoi uffici. Messaggio subliminale per la signora Cargagna e per lo stesso premier? Vedremo. Napoli, 16 luglio 2010
Tremonti e la cena indigesta
  
"Signor direttore,
l’articolo pubblicato sul Suo giornale sotto il titolo ‘Tremonti e l’invito mancato di Vespa’ contiene la seguente ‘notizia’: ‘Pare che Giulio Tremonti si sia molto irritato per la mancata cooptazione etc…’. Tre cose: una vera, una falsa, una vera. La prima cosa vera è che non sono stato invitato. La cosa falsa è che sarei ‘irritato’. Per citare Totò: ma mi faccia il piacere. La seconda cosa vera è che quella sera stavo in ufficio, con i panini, a leggere gli emendamenti alla manovra. Se prima di scrivere la notizia il suo giornale me lo avesse chiesto, gli avrei detto quanto sopra. Tante cene e cordiali saluti". Giulio Tremonti "Spero che i panini non le siano stati indigesti come la cena di Vespa"
Ferruccio De Bortoli [Il Corriere sosteneva ieri in un suo articolo che Tremonti era irritato per non essere stato invitato alla cena di Bruno Vespa, e, soprattutto, perché era presente Mario Draghi, governatore di Bankitalia, che da molti viene indicato quale successore alla poltrona di via XX Settembre in caso di prematura dipartita dell'attuale ministro.] Rete, 15 luglio 2010
Ave, Caesar, morituri te salutant
  
Scritto da Alessandro D'Amato
Non sono passate nemmeno due settimane da quando Silvio Berlusconi baldanzosamente annunciava “ghe pensi mì” di fronte alle fibrillazioni della maggioranza, quando all’epoca ballava – e sembra passato un secolo – il caso Brancher. Da allora il ministro al nulla si è dimesso, e ieri l’ha seguito O’Americano, alias Nicola Cosentino. Quella delle dimissioni di Cosentino, è il caso di dirlo, è una vittoria politica di Gianfranco Fini almeno tanto quanto – non ridete – di Mara Carfagna, che il passo indietro all’ormai ex sottosegretario lo aveva consigliato in un’intervista a Repubblica. E ci si chiede quanto resisterà sulla poltrona di triumviro coordinatore del PdL quel Denis Verdini che probabilmente verrà giubilato quando il partito finirà al coordinatore unico, che sembra una figura pericolosamente simile al commissario liquidatore di una società in fallimento.
Del ‘ghe pensi mi’ rimane oggi soltanto quell’appellativo di ‘Cesare’ con cui, secondo un’informativa, i quattro vecchietti al bar che giocavano alla P3 solitamente si riferivano al premier. E in effetti Silvio oggi quel nomignolo pare meritarselo tutto. Sembra davvero un imperatore della Roma in declino, di quelli che cazzeggiavano amabilmente al Colosseo mentre i barbari si apprestavano a varcare i confini dell’Impero. Pollice su, pollice giù. Come i gladiatori alla fine dello spettacolo, i berluschini pagano il loro tributo di sangue cadendo uno ad uno, macchiatisi non tanto di reati, quanto di aver incarnato fino in fondo lo spirito di un premier del quale ripetono a menadito persino le scuse quando vengono beccati col sorcio in bocca: “Sono estraneo ai fatti, contro di me c’è una persecuzione”, e bla bla bla. Intanto Roma brucia. E il tragico è che c’è la gara a chi fa il Tigellino. Rete, 15 luglio 2010
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Milena Gabanelli Freelance, è giornalista di denuncia. E' autrice e conduttrice di Report, rotocalco Rai, vincitrice, quest'anno, del Premio Max David, perché come dice la motivazione " ha rilanciato con grinta, determinazione, quel giornalismo d'inchiesta che da tempo sembrava essersi sbiadito nel panorama dei media italiani"
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