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Vi darò un cuore nuovo... ...vi darò un cuore di carne
Scritto da Daria Donati
Certo, se i ciellini, questo mondo semplice, fedele al credo del Vangelo secondo gli insegnamenti del loro fondatore don Giussani che nella crisi violenta del ’68 in poi, volle “armarli” della Parola, per combattere il dilagante “pericolo rosso”, avessero appreso che la “striscia” che accompagna la loro 31.ma kermesse a Rimini (22-28 agosto 2010) “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”, è rimaneggiata dal lavoro teatrale di Albert Camus (ateo esistenzialista), avrebbero - probabilmente - optato per il verso di Ezechiele o degli altri tantissimi profeti ed evangelisti che richiamano sovente il “Cuore”, quale sede delle emozioni e delle decisioni da assumere in questa vita terrena, visto che l’argomento principale su cui dibatteranno i numerosi illustri invitati, è la sporca politica dei nostri giorni. Loro (i capi) non sono più i puri di cuore perché con la politica si sono immischiati e si immischiano fino a dettarne a qualcuno le “regole”, tanto è vero che perfino Bossi ha “ceduto” (vediamo di rimediare con questo governo) e i maggiori esponenti di ogni ambito del sociale se ne fa una questione di prestigio partecipare al loro Congresso. Cari Ciellini, non più semplici ed innocenti, ma astutamente manovrati per accrescere il vostro impero. Non siete più il Movimento originario, ma una potenza della Gerarchia cattolica che invade capillarmente ogni angolo del sociale (sperando che vi ricordiate di portare la Parola e la carità!). Ci auguriamo - sinceramente - che il Meeting documenterà come nella realtà di oggi sia innanzitutto necessario partire dall’umanità di ogni persona, facendo dei bisogni e dei desideri degli uomini l’anima delle grandi scelte e di quelle quotidiane. Anche perché solo questo è il punto che accomuna tutti ed è pertanto l’inizio anche di un reale dialogo tra i popoli. (continua nello Speciale "Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne”)
Paura dei Rom?
 Una persona mi ha fatto una domanda. - Preferisci che un ROM ti rubi il portafoglio con dentro 100 euro una volta nella vita, o essere derubato costantemente da una classe dirigente che attraverso le tasse ti fa pagare le sue ruberie?
- Eh, bella domanda. Gli ho risposto.
- Non so, per il momento nessun ROM mi ha mai rubato dal portafoglio ma è da anni che pago le tasse e che tra cricca, P2, P3, furbetti del quartierino, mafiosi, pdl, mi stanno svuotando il conto in banca.
- Allora non sei leghista, mi dice lui.
- Perché?, gli faccio io.
- Come perché?!? Perché il leghista ha paura dei ROM e preferisce votare un partito che insieme al PDL sta mandando in bancarotta il paese e che ha un capo che si fa leggi per non pagare le tasse (oltre a quelle per non finire in galera, ndr), che inevitabilmente qualcun'altro dovrà pagare, e che difende i delinquenti al governo.
Rete, 25 agosto 2010
Lui, il popolo e la libertà
Un tizio fonda un partito e dice che è libero e liberale. Talmente libero e liberale che ci vuole la parola libertà anche nel nome. Talmente libero e liberale che non lo chiama nemmeno per nome: lo chiama “popolo”, luogo della differenza per antonomasia, delle idee che s’incontrano e si confrontano. Perché – dice – i partiti sono una cosa vecchia, roba che non può esprimere tutta la libertà che ci serve, roba anti-democratica. Insomma, uno fonda un partito e spiega che è il partito di tutti, che gli italiani ci si potranno riconoscere, dice che è la “casa comune” di idee, storie diverse. Un tizio fonda questo benedetto partito nuovo, laico liberale democratico, e spiega subito che, sì, è vero che è di tutti, ma in fondo uno strappo alla regola si può anche fare. E così impone l’inno del suo vecchio partito: una cosa del tipo “meno male che Lui c’è”. Che poi significa: grazie all’Uomo della Provvidenza. Che poi significa: senza di lui non saremmo nessuno. Qualcuno storce il naso, ovviamente. Qualcun altro ingoia il rospo. Poi lo lasciano fare: in fondo, pensano, è solo il narcisismo di un uomo anziano che sta facendo tanto per tutti noi, per l’Italia, per il mondo. Gli si può ben concedere una canzoncina per aprire e chiudere i suoi comizi. Che differenza fa, pensano. In fondo è uguale: perché la politica, quella vera, è un’altra cosa. Uno fonda un partito, quindi. Laico libero e liberale. Poi sceglie un inno: “Meno male che Io ci sono”. Poi comincia a dire: qui decido io; qui decido tutto io; qui comando io. La gente si guarda sorpresa: ma come, pensa, non dovevamo essere laici liberi e liberali? Tranquilli, rispondo altri, è solo propaganda, è solo facciata, è solo perché Lui sa parlare meglio di tutti al suo popolo, al nostro popolo. Ma in realtà – continuano – in fondo siamo liberali davvero! E Lui è il più liberale di tutti: perché ci sa capire, ci guarda nei cuori, sa cosa vogliamo. Quando parla Lui è come se parlassimo noi. Ci sa spiegare cosa dobbiamo pensare. Si può essere più liberi di così? Chiedono, dandosi già la risposta. Uno fonda un partito. E poi decide che è roba sua. Perché Lui è la gente. Perché Lui è il popolo. Perché lui è la verità, la via e la luce. E chi non ci sta è un eretico, un reietto. Chi non ci sta è messo all’indice. Chi non ci sta è messo alla porta. Uno fonda un partito a sua immagine e somiglianza. E chi non ci s’identifica, peste lo colga. Ok, gli altri pensano. Va bene, il Tuo partito non è quello che pensavamo. Ci abbiamo provato, abbiamo sbagliato, tu ci hai cacciato. Ognuno per la sua strada. Va bene, magari ce ne facciamo un altro, attraverso il quale possiamo dire quello che pensiamo. Così, poi, riusciamo a fare anche politica… E no, dice lui a questo punto. Come vi permettete? Come si permettono? Il mio partito deve essere di tutti, è di tutti. E tutti devono cantare tutti insieme meno male che Io ci sono. Altrimenti che liberali sono? Che italiani sono? Traditori, ecco cosa sono. Perché il mio partito è il partito di tutti. Perché il mio partito è l’unico partito possibile. Anzi, il mio partito è un partito “unico”. L’unico possibile. E chi non ci sta, è un anti-italiano. E chi non ci sta, non può parlare. Chi non ci sta non è liberale! Non è democratico! Chi non ci sta non esiste! Perché la libertà sono io. Perché il popolo sono io. E gli altri? Gli altri non sono un cazzo. P.s.: Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.  25 agosto 2010
Ancora stupri di massa in Congo
Ruandesi e congolesi ribelli hanno stuprato oltre duecento donne e quattro bambini, durante la messa a sacco della città di Luvungi, protrattosi per sei giorni, nella Repubblica Democratica del Congo, quello che un tempo si chiamava Zaire. Le violenze sono avvenute a pochi chilometri da una base del corpo di pace ONU. A riportarlo è l’Associated Press. F. Will Cragin, del Medical Corps International, ha detto che il contingente delle Nazioni Unite sapeva che i ribelli ruandesi del FDLR, responsabili del genocidio del ‘94, e quelli congolesi del Mai-Mai, avevano occupato Luvungi e i villaggi circostanti e che, tra il 30 luglio e il 4 agosto scorso, avevano compiuto saccheggi sistematici e violenze sessuali di gruppo nei confronti di tutte le donne della cittadina e dei villaggi. Le vittime sono state violentate nelle loro case, di fronte alle proprie famiglie, mentre alcune sono state trascinate nei boschi e brutalizzate da più uomini. Anche quattro bambini, tutti di età inferiore ai due anni, avrebbero subito gli abusi dei ribelli. La missione delle Nazioni Unite ha fatto sapere di non essere potuta intervenire immediatamente a causa del blocco stradale operato dai ribelli e che, poi, i ribelli hanno messo in atto una nuova tattica: fuggivano all’arrivo dei caschi blu, per tornare quando questi si dirigevano verso il villaggio successivo. Il Congo è uno dei Paesi al mondo dove lo stupro è usato sistematicamente come strategia di guerriglia: nel 2009 sono stati accertati più di 8300 stupri. Per questo il governo congolese ha chiesto il ritiro della missione ONU di peacekeeping nel Paese, forte di 20 mila uomini, denunciandone il fallimento nel raggiungere gli obiettivi di protezione dei civili. Ma appare dimostrato che, spesso, siano le stesse truppe governative a darsi al saccheggio ed agli stupri.  24 agosto 2010
Martedì 24 Agosto 2010 16:00
FUORI BERLUSCONI - TUTTI IN PIAZZA - W LA COSTITUZIONEFirma l'appello di Andrea Camilleri, don Andrea Gallo, Paolo Flores d'Arcais, Margherita Hack
Il carattere eversivo dell’azione di Berlusconi è ormai dichiarato, la sua volontà di assassinare la Costituzione nata dalla Resistenza è costantemente esibita. Per difendere la Repubblica è necessario che l’Italia civile faccia sentire unanime la sua voce. A questa Italia che vuole rinascere dalle macerie in cui l’ha precipitata un regime di cricche chiediamo di scendere in piazza al più presto, l’ultimo sabato di settembre o il primo di ottobre, per una grande manifestazione nazionale a Roma. Ci rivolgiamo a tutte le associazioni, i club, le testate, i siti, i gruppi “viola”, a tutti i cittadini che si riconoscono nei valori della Costituzione e nella volontà di realizzarli compiutamente. Ci rivolgiamo al mondo della cultura, della scienza, dello spettacolo, a tutte le personalità che hanno il privilegio e la responsabilità della visibilità pubblica, perché si impegnino tutti, individualmente e direttamente, alla realizzazione di una indimenticabile giornata di passione civile.
FUORI BERLUSCONI REALIZZIAMO LA COSTITUZIONE VIA I CRIMINALI DAL POTERE RESTITUIRE LE TELEVISIONI AL PLURALISMO ELEZIONI DEMOCRATICHE Andrea Camilleri Paolo Flores d’Arcais Don Andrea Gallo Margherita Hack [...] Tanino Ferri [...]
...e chi dice il contrario, l'è un bischero!
 Dalla penna di Denis Verdini. (Questo testo è stato raccolto, in un cestino di via Dell'Umiltá, da Luca Telese). Cari calunniatori professionali de il Misfatto, trovo volgare che qualcuno dia credito a queste bischerate messe in giro sul mio conto. Se c’è uno che sa come sono andate le cose, trattandosi di me, sono io. E siccome io mi ritengo innocente, e sono il massimo esperto di me stesso, io SONO innocente. Punto. Chi dice il contrario é un bischero. Hanno iniziato i magistrati, con questa puttanata della P3. Ma quale P3 se non è mai esisistita nemmeno la P2, notoriamente meno influente di una bocciofila? Gelli era un pover’uomo calunniato, Calvi è rimasto impiccato perché è scivolato mentre si allacciava le scarpe, e queste cose io le so bene, perché ho letto 2000 pagine di sentenza, mica come voi e il Fatto che parlate per sentito dire. Gli ispettori della Banca d’Italia dicono che ho dato illecitamente 60 milioni di crediti ai miei soci? E chi l’ha detto? Ne saprò qualcosa di più io, che ho passato ore a rompermi la testa su come nascondere quei versamenti nelle voci di bilancio, giorni interi a cercare finti compratori per stipulare compromessi fittizi allo scopo di accendere mutui non dovuti. I magistrati dicono che ho invitato a cena a casa mia Flavio Carboni e gli altri uomini della P3. Ah, ah, ah! Questa è davvero l’accusa più risibile! Ho giá dimostrato che la P3 non esiste, non avevo capito che quel Flavio a capotavola di cognome facesse Carboni, tra l’altro quella sera non mi ero assolutamente accorto che fossimo a casa mia! Quindi calunnie e fantasie, pubblicate da gente che lavorava per il principe di Caracciolo che invece con Carboni era pappa e ciccia. E siccome lo dico io, e nessuno conosce me stesso meglio di me stesso, solo bischeri come voi possono dubitare di quello che sto dicendo.  Rete, 23 agosto 2010
Liberté, Égalité, Fraternité e la Cacciata dei ROM
 Autorizzando il volo decollato da Lione alle 12:55 del 19 agosto, destinazione Bucarest, il governo francese, guidato dal presidente Nicholas Sarkozy, ha seguito il dogma dei nazionalismi europei secondo cui insicurezza vuol dire immigrazione che, a sua volta, vuol dire delinquenza. A bordo dell'aereo c'erano 93 rom espulsi dal suolo francese: e non bastano 300 euro di incentivo per ognuno di loro per definire queste persone dei "rimpatriati volontari", come subito si sono affrettati a precisare da Quai d'Orsay. Il piano sicurezza approntato da Sarkozy prevede un ulteriore volo il 20 agosto per un centinaio di rom, un altro il 26 agosto e un altro ancora entro fine settembre. L'obiettivo è quello di rimpatriare, in Romania e Bulgaria, circa 700 rom nell'arco temporale di tre mesi. Sarebbe alquanto da ipocriti cercare delle parole diverse per definire quella che si chiama espulsione collettiva su base etnica. Le misure di sicurezza sono state approvate in una riunione ad hoc convocata dallo stesso Sarkozy lo scorso 28 luglio. All'ordine del giorno c'era da discutere "il comportamento di taluni appartenenti alle comunità rom e nomadi". Il ministro dell'Interno, Brice Hortefeux, ha ricevuto mandato di smantellare 300 campi ritenuti illegali, nel più breve tempo possibile. Il solerte Hortefeux non ha mancato di scandire il ruolino di marcia annunciando la chiusura di 51 campi nelle prime tre settimane. Cinquantadue con quello chiuso a Saint Martin d'Hères con l'ausilio di 150 poliziotti in tenuta antisommossa. Conta sottolineare che il 95 per cento dei nomadi in Francia sono francesi: i padri e i nonni di queste persone hanno combattuto per difendere il territorio all'ombra dell'Eliseo. Che farne di loro? Questi non possono essere cacciati, neanche con un contributo di 300 euro a persona. Ma c'è un effetto: nonostante Sarkozy sia stato costretto a rettificare e a operare una distinzione tra rom e nomadi, nelle menti dei francesi "stanziali" - che considerano un disvalore l'ancestrale elemento del libero movimento in questo mondo - il sillogismo rom-nomade-delinquente si è già consolidato. E per questo motivo, non c'è da indignarsi se a una donna o a un uomo inquadrati in questo profilo viene interdetto l'ingresso in un grande supermercato francese, o che, se lasciati entrare, li si pedini tra gli scaffali o li si perquisisca prima dell'uscita: su di loro è impresso l'indelebile marchio della presunzione di delinquenza. Rete, 22 agosto 2010 Riproduzione autorizzata 
From: PeaceReporter Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo To: mailto@taninoferri.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo Sent: Friday, July 18, 2008 2:26 PM
Hacker, brigata Berlusconi?
Articolo 21 attaccato dagli hacker Distrutti file su mafia e politica
Attacco al sito dell'associazione. Cancellati 300 documenti. Il direttore, Stefano Corradino, ha sporto denuncia alla Polizia postale. Distrutti oltre trecento interviste, interventi ed articoli. “Nella giornata di oggi – così il comunicato di Articolo 21 – un pesante attacco hacker ha letteralmente devastato il sito eliminando definitivamente articoli, interviste, editoriali, commenti. Tra l’altro anche oggi, come successo per altri attacchi hacker, l’operazione chirurgica contro il nostro giornale on-line si è scatenata in coincidenza con la pubblicazione di un nuovo intervento di Roberto Morrione, direttore di Libera informazione”.
“Era già capitato – precisa il direttore Corradino – e guarda caso proprio in coincidenza delle nostre campagne che denunciavano pesanti connivenze tra la politica e i clan”. Ora però la faccenda è diventata tremendamente seria. “Soprattutto vista l’entità del danno”, precisa Corradino. Rete, 21 agosto 2010
Torino: il Velena non muore!
Riceviamo e pubblichiamo:  Nel bel mezzo di una Torino svuotata dalle vacanze comandate c'è chi ha ben pensato di approfittare del momento per buttare in mezzo alla strada un gruppo di profughi somali, convinto che il tutto passasse in sordina. Ma, perfortuna, non tutto funziona come previsto.
I rifugiati, sgomberati da via Asti, dove erano stati accolti temporaneamente, vengono caricati su un bus della Gtt stipato all'inverosimile con i loro pochi averi (materassi arrotolati, brande e qualche scatola di cibo), che però non sa dove dirigersi perchè i centri di accoglienza alternativi in realtà non ci sono.
Ma il bus dei desideri dei rifugiati all'incontrario va'. All'orizzonte di corso Chieri appare una bellissima casa vuota. L'unico inconveniente è che la porta di accesso è murata e al posto degli infissi ci sono delle barricate autoprodotte, tra cui una recita “Velena Squat”.
Ma il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per rimanere senza una casa... E allora, quasi quasi, una casa vuota si può occupare. In questo caso si può ri-occupare, visto che lo stabile di corso Chieri 19 era già stato precedentemente sottratto al degrado per ben 3 volte da un gruppo di squatter uniti dal nome Velena.
Ora i potenti di turno avranno altri fastidi oltre all'insopportabile caldo metropolitano. Per quanto ci riguarda possiamo solo gioire della riappropriazione di uno spazio condannato al degrado edile e alla speculazione immobiliare. Le occupazioni continuano a infastidire il potere perché sono ormai le uniche aree, che si moltiplicano come virus, in cui ci si riesce al sottrarsi dal controllo, per sperimentare la libertà.
Totale solidarietà con i nuovi abitanti di corso Chieri 19. Il Velena non muore!
Rete, 20 agosto 2010 Gli ex-occupanti
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Milena Gabanelli Freelance, è giornalista di denuncia. E' autrice e conduttrice di Report, rotocalco Rai, vincitrice, quest'anno, del Premio Max David, perché come dice la motivazione " ha rilanciato con grinta, determinazione, quel giornalismo d'inchiesta che da tempo sembrava essersi sbiadito nel panorama dei media italiani"
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