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Rete, 4 marzo 2014

   

Accadono cose mai viste

Scritto da Roberto Marone

imgs/cosemaiviste1.jpgQualcuno ancora se lo ricorderà, quando Berlusconi entrò nel panorama politico. Fu una cosa irruente, inaspettata e per molti versi rivoluzionaria e, fra le tante cose che sconvolse, una fu di certo l’uso dell’immagine, quella cosa che poi oggi si chiama comunicazione visiva.
«Sconvolse» perché era, insieme ai modi, il linguaggio, le idee, una cosa a cui la politica italiana non era abituata, perché era un’immagine che veniva dal mondo aziendale, dal marketing.
 
Era lo studio della comunicazione visiva che invadeva il campo politico per la prima volta in Italia. C’era lui, e la sua faccia, ovunque.
C’erano gli slogan, come per una lavatrice, c’era il fotoritocco, l’impaginato, la scelta del font, delle parole, del corsivo, le luci, gli sfondi. Per dirla in poche parole, quella di Forza Italia era una comunicazione sostanzialmente classica: al centro il prodotto (cioè il leader) reso bello, ritoccato, lucente, e intorno una grafica istituzionale, persino di lusso, da albergo. Il posto dove vorresti essere ma non puoi essere, era il messaggio. È un’immagine uscita direttamente dal team Mediaset, allora Finivest, e infatti assomigliava in tutto e per tutto alla tv.
 
A dirla tutta per quei tempi era già un’immagine vecchia, anni ‘80. I grandi marchi della moda avevano già virato sul real, su Kate Moss semplice e struccata, su scenografie di appartamenti comuni, fra termosifoni e muri scrostati. Ma nella politica italiana quella era avanguardia, basti pensare che erano anni in cui, a sinistra, era sostanzialmente proibito usare i volti (il partito, prima delle persone) e la comunicazione del Pci dal 1968 era stata per anni sostanzialmente affidata a Oriano Niccolai, che era un grafico-artista, colto – più vicino alla pop-art italiana, al Futurismo, che non a Carosello, per capirci. Era un’immagine studiata, ma educatrice: cospargevano il paese di una grafica “alta”, tra l’altro bellissima, ma molto lontano dall’idea che servisse a creare consenso.
 
imgs/cosemaiviste2.jpgQuando arrivò Berlusconi invece, invase il paese di un’immagine dozzinale, ammiccante, catchy si direbbe oggi, studiata per piacere. Ma rimaneva un’immagine di lusso, di un bel prodotto a cui tendere, non qualcosa in cui riconoscersi: d’altronde era funzionale al messaggio di un leader fuori dal sistema, imprenditore splendente arrivato per salvare il gregge. E far splendere tutti di luce riflessa.
 

Da quei tempi sono passati 20 anni, e a tutti gli effetti il Pd continua a essere poco innovativo. E sostanzialmente anonimo (qualcuno si ricorda della campagna di Prodi?), un partito che in materia ha mantenuto un atteggiamento per lo più vago, grigio, indecifrabile. A tratti vecchio e appassito (Bersani, su tutti). E persino Renzi, che per il Partito Democratico risulta rivoluzionario, ha un’immagine giusta, studiatissima e spesso efficace, ma sostanzialmente in linea col mondo. “#cambiaverso”, per esempio, è una campagna di grande qualità, ma oggettivamente già vista. Insomma, niente che meriti particolare attenzione.
Mentre di là, in quel posto politico indecifrabile e assurdo (e forse ancora incompreso) che è il Movimento 5 stelle, accadono cose mai viste, e per questo degne di nota. Lasciando stare il giudizio politico (che va da sé), finire sul blog di Grillo è, da un punto di vista prettamente visivo, un unicum nel panorama della propaganda di tutto l’occidente. 

 

imgs/cosemaiviste4.jpg

 

C’è sempre un uso spintissimo del fotomontaggio per irridere chiunque e qualsiasi cosa, come un ariete per veicolare qualsiasi messaggio e sminuire qualsiasi avversario. Perfetto, e potentissimo. L’uso di grafiche prodotte da chiunque, e in qualsiasi circolo della penisola, senza alcuna cura, griglia grafica, o criterio di omologazione, in una sorta di “va tutto bene”.
imgs/cosemaiviste3jpgE poi una serie di ingredienti inconfondibili: la diffusione di video pixelati, inquadrati male, da webcam. Dai comunicati di Grillo fino allo streaming con Bersani, ci si chiede dove trovino telecamere a così bassa risoluzione. E l’uso dei meme, persino nell’impaginato, che sono un tipo di grafica, con quel font bold e grezzo sopra le foto, venuta dal profondo web, eppure oggettivamente popolare. O ancora l’uso dei watermark, con addirittura la faccia di Beppe apposta in ogni angolo. L’uso di font che non si trovano più da nessuna parte. Le didascalie in Arial, bordate, da video di Youtube. Per non parlare dei pop-up, i link sottolineati blu, gli sfondi, i layout non modulari, i banner e gli annunci inseriti ovunque.

 

E tutto questo in quantità traboccanti, in cui ogni sito contiene un numero di immagini, video, messaggi la cui abbondanza irride la logica, colonna portante teorica del marketing, del messaggio unico. E per di più in un elenco sterminato di contenitori (LaCosa, il Movimento, il blog, il gruppo) in cui non è possibile scorgere un minimo comune denominatore visivo, nei font, nelle griglie e nemmeno nel colore. Pensateci, quasi non esiste movimento politico, brand, identità, che non abbia riconoscibilità quantomeno nel colore. Mentre lì vivono realtà parenti, cugine, forse sorelle, nella quasi totale anarchia e in barba a qualsiasi legge di marketing.

È come se tutto fosse consegnato a un’apparente amatorialità, in cui qualsiasi stilema dell’alfabeto visivo si presenta grezzo e lasciato al caso. Una sorta di aggregatore di amateur politico, sgranato ma vero, brutto ma reale. Dove quindi persino l’immagine, solitamente studiata, è dal basso e quindi pericolosamente coincidente con un del basso.
Eppure, nonostante questo, nonostante tutto, è un alfabeto perfettamente riconoscibile, graniticamente identitario, e quindi perfettamente funzionale. Genera appartenenza, visite, condivisioni, e coincide con una propaganda in cui l’a-professionismo è un diritto e il manifesto del mio pensiero è lo stesso manifesto della tua pizzeria. Perché il messaggio è che può fare comunicazione chiunque, può essere della partita chiunque e, quindi, può fare politica chiunque.
È ovviamente frutto di un sentimento generale di delegittimazione di qualsiasi conoscenza, che sia intellettuale (i professori), tecnica (Mario Monti, gli economisti, eccetera), professionale e di qualsiasi istituzione regolatrice.

 

imgs/cosemaivite5.jpgQuesta cosa nasce chiaramente da una frattura fra classe dirigente e paese che è preoccupante (e su cui toccherebbe interrogarci) ma in cui oggettivamente il professionismo (e quindi il timone) appare quasi come un estraneo. E così forse per la prima volta l’immagine della propaganda non si guarda dal basso verso l’alto, ma sporgendosi un pelo fuori sul balcone, due piani più sotto, nel volantino disegnato da tuo cugino.

 

Se da un lato Berlusconi aveva costruito un altrove, il “dove vorresti essere”, il famoso sogno italiano, e dall’altro la sinistra comunicava un fallimentare “noi sappiamo dove dovresti essere, ora te lo spieghiamo”, il Movimento di Grillo fa un passo di lato: non raccontiamo un altro mondo, perché quello in cui ti trovi è già un posto magnifico. Sono “loro” che sono sbagliati. Sono loro – la casta, i politici corrotti, i banchieri, i gruppi di potere, in altre parole i professionisti – che ce lo stanno rovinando. Quello che costruiremo noi, anche se avrà video pixelati e annunci invasivi, sarà comunque il nostro.

 

Rete, 17 febbraio 2014
http://www.rivistastudio.com

   

Le flatulenze delle mucche incendiano la stalla

La Reuters diffonde una curiosa notizia proveniente dalla Germania.
imgs/RasdorfGermaniaStalla.jpgA Rasdorf, un piccolo centro di 2 mila abitanti nel cuore della Germania, il gas metano rilasciato dagli animali, particolarmente flatulenti, ha fatto esplodere una stalla. L’alto livello di metano accumulato nella struttura è esploso a causa "di una scintilla di elettricità statica, innescando così la deflagrazione". A causa del loro processo digestivo i bovini possono diventare molto pericolosi. Una mucca produce circa 500 litri di metano al giorno. Ciò è dovuto al fatto che, per digerire, le mucche devono triturare in continuazione il cibo. Un’attività che si traduce in una costante emissione di gas, che qualora si accumuli in una concentrazione eccessiva, si trasforma, con l'aria, in una miscela esplosiva.

 

La notizia fa sorridere, ma da tempo suscita una diffusa preoccupazione il fatto che i gas emessi dagli animali hanno effetti deleteri sull’inquinamento ambientale. Infatti, secondo un rapporto FAO, si stima che il 18 per cento delle emissioni annuali di gas serra a livello mondiale sono ascrivibili a bovini, bufali, pecore, capre, maiali e pollame.

 

Secondo Robert Goodland e Jeff Anhang, coautori della ricerca «Animali e cambiamenti climatici» pubblicata dal Worldwatch Institute, l’impatto sarebbe ben superiore: i due scienziati americani attribuiscono il 51% delle emissioni annuali di gas serra a livello mondiale agli animali.

 

Rete, 29 gennaio 2014

   

Anita B. - Memoria e amore dopo Auschwitz

 
Un racconto sul dopo Shoah per non dimenticare la Shoah.
 
imgs/AnitaB.jpg
 
Anita B., un film girato in inglese, che ha faticato due anni per trovare i finanziamenti e oggi fa la stessa fatica a entrare nella distribuzione italiana. Verrà proiettato il 27 gennaio al Museo Yad Vashem di Gerusalemme, il 29 e il 30 a Haifa e Tel Aviv.
 
Rete, 27 gennaio 2014
   

Una divisa importante e preziosa

Scritto da Lino, papà di Federico Aldrovandi.

 
imgs/FAldovrandi.jpgSe secondo le parole dei giudici dei tre gradi di giudizio e del tribunale di sorveglianza chi uccise Federico, definito scheggia impazzita da un P.G. della Cassazione, non è attendibile, affidabile e tantomeno recuperabile perché allora reintegrarlo nel Corpo di Polizia, o all’interno di esso anche con ruoli di impiegato?
Da chi dipende questo?
Dallo Stato?
Dalle commissioni di Polizia?.
Dai sindacati?
Sia ben chiaro che quattro persone con una divisa addosso hanno ucciso senza una ragione un ragazzino di 18 anni che non stava commettendo alcun reato rompendogli addosso due manganelli fino a soffocarlo ed in seguito, sempre secondo i giudici che le hanno condannate fino alla cassazione, senza mai dire la verità, coperte inspiegabilmente da colleghi depositari delle indagini, condannati anche questi ultimi per omissioni e depistaggi.
Si tratta di Colposo?
Certo, ma secondo i giudici dei tre gradi di giudizio…, probabilmente grazie proprio alle indagini svolte, o meglio nate con depistaggi ed omissioni che limitarono irrimediabilmente l’impianto accusatorio.


Ma quando comunque le ricostruzioni processuali, nelle motivazioni di condanna, portano gli stessi giudici a scrivere nel senso e nelle parole che quel “colposo”, rileva mancanza del senso dell’onore e del senso morale, in grave contrasto con i doveri assunti con il giuramento assunto, il passo della destituzione dovrebbe essere breve, e l’art. 7 del reg.to del comportamento di disciplina della polizia di stato ciò statuisce.


imgs/processoaldrovandi.jpgFederico chiedeva aiuto quella maledetta mattina con implorazioni di basta, non sentite soltanto da chi in quel momento di follia lo stava premendo al suolo con l’effetto devastante ed inaccettabile di ucciderlo, calciandolo addirittura. Così dirà Anne Marie la testimone camerunense (Federico aveva due buchi in testa…), mentre era contenuto a terra e non era certo un delinquente e i delinquenti comunque non si calciano, non si soffocano, non si uccidono, ma se il caso si arrestano.
“Era l’intervento più semplice del mondo..” dirà Nicola Solito in una lettera toccante e umana, scritta a Federico, e consegnataci il giorno della sentenza di I° grado.
“Il lavoro che dovevamo fare l’abbiamo fatto, e mi sembra bene…” disse Pontani Enzo durante l’udienza del processo in cui fu ascoltato come imputato.
Ora sappiamo sig. Pontani cosa lei fece in cooperazione con tre suoi colleghi a Federico.
 
Restano nella mia testa varie domande che se le posero anche i giudici della corte d’appello di Bologna, scritte nero su bianco nelle motivazioni di condanna (pag. 217), che probabilmente, salvo esami di coscienza, rimarranno prive di risposta, ovvero perché l’equipaggio di Alpha 3, presente nel parchetto dell’Ippodromo quando i primi cittadini residenti della zona udirono i rumori e le urla generando la richiesta di intervento, si trovasse già lì (la signora Chiarelli, la persona che si impressiona delle urla e dei rumori, telefona alla Polizia perché vada lì, ma la polizia è già lì, e le urla sono da loro provocate con i manganelli), a fari spenti, in una strada a fondo chiuso della prima periferia della città e perché, di conseguenza, l’intera ricostruzione degli imputati e dei responsabili della Questura di Ferrara, sin dal primo momento, sia stata indirizzata a creare ed avvalorare apparenze tali da contrastare tale dato (v. la redazione congiunta con l’aiuto del Dossi delle relazioni di servizio; le testimonianze di favore di Casoni, Bulgarelli e altri) ed anche, a cosa, in particolare, fossero intenti i componenti di Alpha 3 per scatenare la reazione di Federico e la loro contrapposta.
 
Mi permetta di dirle sig. Pontani che sia a lei, che ai suoi tre colleghi, non vorrei mai più vedere una divisa così importante e preziosa addosso, per quello che dovrebbe rappresentare per tutti i cittadini di questo Stato: la legge. Vorrei testardamente continuare ad avere fiducia nelle istituzioni, e vedere uno stato cominciare a mostrarsi di essere forte con chi abbia ad infangare una qualunque divisa, di una cosa che dovrebbe essere quasi normale di tanti maledetti fatti. Come?
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Allontanando da subito, o almeno cautelativamente chi non sia in grado nei suoi ruoli di adempiervi correttamente, magari senza premiarlo invece come troppe volte incredibilmente accade e licenziandolo quando sia condannato. Riconoscere gli orrori e gli errori, vorrebbe dire anche crescere democraticamente. Vorrebbe dire acquisire credibilità, rispetto e dignità di fronte alla sacralità della vita violata di vittime inermi e innocenti e del dolore lancinante e assurdo dei loro cari costretti a sopravvivere e sempre alla ricerca di una normale verità e di una normale giustizia. Caro Federico, mi auguro che quel tuo cuore strappato, che rimarrà eternamente giovane, illumini finalmente la strada agli uomini di buona volontà affinchè ciò che è accaduto a te ed altri… non accada mai più a nessuno, per un futuro che solo uno stato con la S maiuscola dovrebbe saper garantire ai suoi figli. Direi… “quasi normale”.
 
Che ogni mia lacrima versata, sia amore e guida per altri genitori e non solo…, ma soprattutto per altri figli.
Io non ne ho più.
Lino Aldrovandi, papà di Federico
 
Ferrara, 22 gennaio 2014
   

Il tentativo di Renzi è giusto

Scritto da Pippo Civati


 

imgs/pippocivati.jpgLeggo sui giornali che la sinistra del Pd, che sarebbe rappresentata da chi sostiene con maggiore convinzione le larghe intese e il governo Letta-Alfano (incredibile ma vero), ha deciso di mettersi di traverso al percorso avviato da Renzi per la legge elettorale.
Dopo anni di Violante e Quagliariello, che quella presunta sinistra aveva seguito senza mai distinguersi, andando dietro a ogni bozza (anche lo spagnolo, che nel 2012 era misto al tedesco, e non mancò nemmeno chi professava il proprio sostegno all’ungherese), ora a questi esponenti della minoranza non va bene niente: addirittura sono disposti a fare cadere il governo che amano per bloccare tutto quanto.

 

A me sembra semplicemente assurdo: Renzi ha vinto il congresso, ha deciso di incontrare Berlusconi (cosa che aveva già fatto, anche in primavera quando si trattava di eleggere il Presidente della Repubblica), e di provare il tutto per tutto sulla legge elettorale.
Personalmente, non sono d’accordo su tutto, anzi, ma credo che il tentativo sia giusto, e al di là del metodo, delle parole e delle modalità, penso che si debba andare fino in fondo: la legge elettorale è una priorità, lo si sente ripetere da un secolo, e ora che lo è davvero, cerchiamo di portarla a casa.

 

Una sinistra vera fa così, secondo me. Riservandosi il diritto di critica non per fermare i processi, ma per migliorarli, renderli più trasparenti e convincenti. E fare quello per cui gli elettori ci hanno votato, non il contrario, che invece per qualcuno sembra essere l’unico criterio. E non è bastato nemmeno l’anno che abbiamo passato per rendersene conto.

 

imgs/berlusconialnazareno.jpgP.S.: siccome tutti si concentrano sulle modalità dell’incontro in corso al Nazareno, segnalo che – a proposito di ciò su cui non sono d’accordo – avrei fatto diversamente, preferendo delegazioni più neutre e meno ‘decadute’ (l’ho dichiarato nei giorni scorsi, senza fare polemica: se non fai polemica, non esci sui giornali e non lo sa nessuno). Non è il caso di dirlo a chi, come me, con Berlusconi non si sarebbe incontrato nemmeno ad aprile per scegliere il Presidente della Repubblica e che pur di non fare l’alleanza con il soggetto in questione avrebbe fatto cento altre cose. Sarei stato e sarei cauto, insomma. E se la volete sapere tutta, personalmente avrei portato il Mattarellum all’attenzione di tutte le forze politiche, senza fare un giro di consultazioni come è stato fatto. Arrivati a questo punto, però, vediamo il risultato. Che mi pare la cosa più importante. Chi non lo riconosce, e si ostina a fare il fuoco di fila per ragioni di corrente, secondo me sbaglia. E smentisce se stesso e quello che abbiamo visto da un anno a questa parte. Perché se il punto è che ora Berlusconi è condannato, ecco: io non lo avrei frequentato neanche prima, quando si poteva presumerlo, diciamo così.

 

P.S.: mi ricorda Paolo che, quest’estate, quando Berlusconi è stato condannato, quasi nessuno, oltre al vostro affezionatissimo fece una piega. Siamo rimasti al governo con lui, abbiamo tolto l’Imu come lui ci chiedeva di fare, e abbiamo soprattutto avviato il percorso di riforma costituzionale con lui. E adesso scandalizzatevi pure.

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, 19 gennaio 2014

   

Quali sono i veri problemi di Napoli? Ccà nisciuno è fesso

imgs/DemagistrisDna.jpgBanca dati del DNA canino.
Una lezione di civiltà (come la Napoli borbonica era usa dare, prima città in Italia e, assai spesso, nel mondo) o è un provvedimento eccessivo ed inutile?
 
L’ordinanza sindacale di De Magistris che prevede la schedatura e l’esame del dna per i cani di Napoli così da poterne rintracciare i proprietari che non ne raccolgono gli escrementi da marciapiedi e parchi divide i cittadini partenopei. C’è chi ritiene che si tratti di un provvedimento troppo costoso, chi invece crede che le priorità in città siano altre, e chi, pochi per la verità, è d’accordo con la decisione della Giunta comunale.
 
L'ordinanza "Prevenzione della fecalizzazione sul territorio metropolitano" firmata dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris e limitata per ora ai quartieri collinari Vomero-Arenella, prevede che tutti i proprietari dei cani residenti o dimoranti in quelle municipalità siano obbligati a sottoporre il proprio cane al prelievo ematico dalle feci per l'esame del DNA. Chi si rifiuterà sarà punito con una sanzione amministrativa  che va da 25,82 euro a 154,94 euro.
 
imgs/DemagistrisDna1.jpgL'esame del Dna potrà essere effettuato gratuitamente all'ospedale veterinario dell'Asl di via Rocco di Torre Padula. L'estrazione del codice genetico dell'animale però - fanno sapere dai laboratori di analisi - ha un costo per la collettività che si aggira intorno ai 300 euro. Altrettanto quello delle feci raccolte in istrada per risalire, attraverso l'esame comparativo, ai proprietario per multarli, poi, come abbiamo appena detto. I controlli in strada saranno effettuati dagli addetti ai servizi veterinari e da un'apposita squadra di agenti di polizia municipale; i quali, questi ultimi,  si sono scatenati nella protesta perché non hanno alcuna intenzione di trascorrere le loro ore di lavoro raccogliendo campioni di feci animali: «Siamo indignati - si legge in un comunicato sindacale dei vigili - non prenderemo mai la cacca dei cani. Forse parlando di queste cose si pensa di distrarre i napoletani dai problemi di una città intrisa di insicurezza e illegalità, che impegna le poche risorse della polizia municipale in compiti non istituzionali».
 
Per limitarci solo a questa prima fase "Vomero-Arenella", spiega il presidente della municipalità Mario Coppeto, c’è una concentrazione di cani non indifferente. Sono 5500 quelli «chippati» e dunque registrati nell’anagrafe canina ed altri presumibili 4500 sono senza chip e vanno intercettati, iscritti e controllati. Quindi si preleva il Dna per la banca dati (seguendo il modello Capri).
Costi dell’operazione: 10.000 cani x trecento euro ad analisi fanno 3.000.000 di euro.
 
Il primo a elucubrare sull’argomento è stato il consigliere comunale Andrea Santoro. «Trovo a dir poco singolare che il Comune investa tempo ed energie a dibattere del dna delle feci dei cani», ed aggiunge: «Il problema di molti marciapiedi impraticabili per gli escrementi esiste ma si potrebbe risolvere sanzionando i proprietari di cani indisciplinati che non fanno uso della paletta e potenziando l'attività di spazzamento da parte degli operatori di Asìa che su alcune strade ormai non transitano proprio più».
imgs/DemagistrisDna2.jpgChiudendo, infine: «La soluzione dell'amministrazione De Magistris è invece quella più laboriosa e fantascientifica: censire il dna di tutti i cani di Napoli e poi sguinzagliare sul territorio raccoglitori di escrementi che li analizzino al fine di risalire al cane e quindi al proprietario. Ma ve li immaginate questi 007 della cacca che fanno questo tipo di analisi? ».
 
E come disse Giorgio Bocca, Napoli siamo noi, 2006, i problemi della città sono ben altri: gestione dei rifiuti, speculazione edilizia, degrado urbano e microcriminalità. La microcriminalità che imperversa indisturbata, cani sciolti, questi veramente cani, che derubano, aggrediscono, e disturbano popolazione e... ospiti. Si, i turisti, che evitano una delle più belle e più ricche (di capolavori) città d'Italia, e che, quando vanno, in tanti, sulla Costiera amalfitana, evitano con cura di transitare per la città capoluogo.
 
Rete, 12 gennaio 2014
Rete, 13 gennaio 2013speculazione edilizia

Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/le-mani-nella-citta/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it
   

Sei una merda!

imgs/NunziaDeGirolamo.jpg“Sei una m…!  Ti querelo.
Mi stupisce che uno che è padre e che ha avuto così tanti problemi con il figlio possa dire quelle cose ad una dell’età del figlio. Esiste Dio e con te non sarà clemente!!!».
 
Questo sms è stato inviato dalla Ministra dell'Agricoltura a Clemente Mastella. Nunzia De Girolamo si esprime così perché Mastella ha fatto un parallelo tra quanto capitato alla propria mogle, Sandra Lonardo, per analoghe presunte ingerenze sulla Sanità, e che avevano portato, nel gennaio 2008, agli arresti domiciliari di lady Mastella (con conseguenti dimissioni dell’allora Guardasigilli Mastella e caduta del governo Prodi) e le vicende che, oggi, come ha ampiamente riportato il fatto quotidiano,  riguardano la ministra.
 
Mastella ha prontamente risposto al Ministro: "Ho dato a un notaio (perché non ad un avvocato?, NDR) la documentazione, e sto valutando la querela per ingiuria e minacce. Vorrei chiedere se questo è lo stile difeso dal premier Letta, e se il Capo dello Stato approva che i ministri della Repubblica mostrino atteggiamenti di arroganza e minaccia, peraltro verso parlamentari che esprimono opinioni non offensive, che sono frutto di autentiche prove e sofferenze personali". 
 
Insomma uno spaccato della provincia italiana che arriva da Benevento e Ceppaloni.
 
Rete, 11 gennaio 2014
   

Sessant'anni di televisione

"La Rai, Radio televisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive", con questo breve annuncio la presentatrice Fulvia Colombo, dal nuovissimo studio Rai di Milano, in corso Sempione, domenica 3 gennaio 1954, sessanta anni fa, ha tagliato il nastro per la nascita della radiotelevisione italiana.
 
imgs/Kessler.jpg
 
Sessant'anni passati insieme, nel bene e nel male, con pregi e difetti, che hanno segnato tutta una generazione, la mia.
La Rai, ha avuto ed ha tanti difetti, non sto a ricordarli per non sparare sulla croce rossa, ma ha avuto anche tanti pregi e, in questo anniversario, ne ricordo solo uno: dopo cent'anni dall'esigenza esternata da Massimo D'Azeglio "Fatta l'Italia bisogna fare gli italiani", finalmente realizza un'Italia unita, pur con tutte le contraddizioni che ci sono, ancora, nel nostro Paese.
 
Personalmente, e me ne assumo tutta la responsabilità, mi sento di dire
 
Viva la RAI
Ci fa crescere sani… viva la RAI
Viva la RAI
Quanti geni lavorano solo per noi…
Viva la RAI
Con il suo impero
Dice la RAI
Soltanto il vero
Viva la RAI
Dimmi da quale parte stai
Viva la RAI
 
Rete, 3 gennaio 2014
 
   

Grillo, e la laocrazia

imgs/Laocrazia.jpgIl manifesto del M5S per le elezioni europee è di sette punti, lo apprendo, oggi, dal Fatto quotidiano; e sul blog di Grillo, il programma è online: dall'abolizione del fiscal compact al referendum per l'uscita dalla moneta unica.
 
“Il MoVimento 5 Stelle entrerà in Europa per cambiarla, renderla democratica, trasparente, con decisioni condivise a livello referendario. Oggi la Ue è un Club Med infestato dalle lobby. Il manifesto del M5S per le elezioni europee è di sette punti. Nelle prossime settimane ne illustreremo i motivi. In Europa per l’Italia, con il M5S”, lo dice Grillo,
lo dice Beppe Grillo sul suo 'laocratico' blog.
 
Mi piacerebbe sapere come il M5S sia arrivato ad elaborare questo manifesto.
Chi l'ha steso?
Grillo?
Casaleggio?
Grillo con Casaleggio?
La base del movimento?
I parlamentari 5S?
 
Sotto il cielo di Milano, in una grigia piazza Duomo traboccante di persone arrivate per il comizio di Grillo, lo scorso 19 febbraio 2013, un cartello sventolava in mano agli attivisti del Movimento 5 stelle: «Viva la Laocrazia».
Laocrazia, cioé, potere al popolo.
I grillini, infatti, propugnano la democrazia diretta. Anche se non hanno votato il loro leader e molto raramente si permettono di criticarlo.
 
Il M5S è oggi nel parlamento italiano, il gruppo più votato.
E cosa ha fatto? Niente!
Non aveta fatto niente!
Avete gridato, avete sbraitato, ma non avete fatto un bel niente.
 
E dal popolo vi sono arrivate tante richieste. Tante e tante.
 
Rete, 3 gennaio 2014
   
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