Onora il padre

 

di

 

Aldo Busi

 

 

 

 

imgs/Caropapa.jpgCaro papà,

io sono dei figli il più beato: come mi manchi! Grazie e ancora grazie.
Adesso che potrei avere io l'età per accudire te tornato bambino, non ci sei più.
I miei figli non lo sanno e spesso si chiedono come mai io abbia tanta pazienza e non abbia mai finito di preoccuparmi, di stargli vicino, di insegnargli tutto, di parlare di tutto, anche delle cose che più mi imbarazzano, ma voglio crescerli come tu hai cresciuto me, senza misteri, senza tabù, senza pregiudizi, senza presunzione di superiorità, e quel po' d'amore in più che gli do, e che loro credono di non meritare... lo capisco dalle loro espressioni di incredulità quando, invece di far andare le mani, me le mordo... be', quello è l'amore che avrei voluto restituire a te e finisce per loro anche quello.

 

I tuoi nipotini ti reclamano, qui c'è un viavai pazzesco di fidanzatine e di fidanzatini e la frase ricorrente è «Chissà se sarebbe piaciuta al nonno», «Chissà se sarebbe piaciuto al nonno».
Ti ringrazio di avermi regalato a me affinché io potessi regalarti i miei figli perché ti allietassero la vecchiaia allietandone la gioventù.
Parlavi e giocavi con loro già grandi come avresti voluto fare con me bambino, ma allora erano altri tempi, non potevi stare a giocare con me con troppo comodo, ma non hai mai mancato un solo appuntamento, lasciando perdere tutto il resto, quando io ero in pericolo o abbattuto o sfiduciato o malato.

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Ti sono restato vicino in vita fino al tuo ultimo momento perché era naturale per me, tu mi sei stato vicino fin dal mio primo vagito, e ho sempre sentito, anche da lontano per via degli impegni, che tu mi eri vicino; grazie per avermi insegnato a allontanarmi da te e a essere indipendente fino in fondo, e grazie soprattutto per averlo fatto con una tale determinazione e grazia che la mia ammirazione e il mio affetto per te sono stati triplicati dalla nostra forzata lontananza.

 

Ti ringrazio per avermi cresciuto nell'onestà e nel rispetto dei bisogni altrui, per avermi dato quel briciolo di pazienza in più con gli altri e anche con me, quando scalpitavo per raggiungere traguardi per i quali non avevo ancora lavorato abbastanza come dovevo.
Grazie per non aver mai levato le mani né su di me né su altri, grazie per aver risolto le tue questioni con la mamma senza mai gridare né minacciare, né davanti a me né nella vostra camera. Avrei sentito tutto e ne sarei rimasto ancora più terrorizzato.
Grazie per averle insegnato che tu non eri il dio vendicatore che rientra la sera e fa giustizia delle mancanze del figlio riportategli dalla madre. L'hai educata a non contare sulla tua presunta capacità di seminare panico per poi avventarti su di me al posto suo, e in modo così fermo che non ha perso il rispetto per te.

 

imgs/caropapa2.jpgGrazie per non avermi portato a puttane e, per farmele piacere, di non avermi detto che le donne sono tutte puttane: mi sono piaciute lo stesso (e senza mai spendere una lira in ragazze se non in picnic sull'erba o sulle giostre volanti).

 

Il fascismo, distillato ultimo del machismo, è perdita di virilità.

 

Grazie per non avermi concesso di fare della mia sessualità una discriminante bandiera contro la sessualità altrui diversa (?) dalla mia, e grazie per aver invitato alle mie merende di bambino la piccola Down nostra vicina, il ragazzino indiano, la bambina cinese, negri no perché allora in giro non ce n'erano, e persino alcuni bambini bianchi normali; dalla tua accoglienza indifferenziata per ogni razza e cultura e religione, e persino dalla fermezza con cui mettevi in discussione mai l'handicap ma semmai il concetto di normalità, ho acquisito la mia indifferenza assoluta per le classi sociali e la mia democratica aristocrazia antipopulista, sicché non esistono vinti e vincitori a priori e raramente i vincitori sono meno viscidi e vili dei loro vinti e dissimile il loro grido di riscossa, «Moët, Pâté, Flambé!»; una persona non la si giudica favorevolmente già dal suo denaro ma da come l'ha fatto e, poiché è difficile non farlo in maniera subdola e criminale vuoi contro i privati vuoi contro le istituzioni e contro il patto sociale sottoscritto e poi vilipeso, è giusto avere un occhio di riguardo più per chi non ne ha che per chi ne ha, e tuttavia non i suoi status symbol di patente ricchezza o di patente povertà ma l'integrità di carattere, la lealtà, la coerenza, la perseveranza, virtù che confluiscono nella volontà di essere coraggiosi nella ricchezza come se si fosse poveri e nella povertà come se si fosse ricchi, stabiliscono la tempra di una persona: «niente coraggio, niente persona»; e poiché è comunque raro trovare una persona così alla cui considerazione e amicizia aspirare, niente favoritismi e sconti morali verso il basso ma meno ancora verso l'alto; e grazie per avermi iscritto alla piscina sin dai primi mesi, di avermi insegnato a cavalcare, a preferire la bicicletta e i pattini a rotelle al motorino, a apprezzare i balletti di Béjart e la musica di Mozart e le canzoni dei Talking Heads e la pittura dei maestri fiamminghi e il cinema di Buñuel e i vetri di Loetz e di Daum e le boiseries Carlo X e il ferro battuto maltese senza tuttavia confondere i geniali artigiani delle arti minori con l'unica arte e l'unico genio possibili sulla faccia della Terra pur con tutta la sua umanità creativa: la scrittura dello Scrittore; grazie per avermi detto che la massima aspirazione intellettuale e sociale e ormonale di un giovane maschio di valore non è l'alta finanza ma danzare su una tavola rotonda rosso geranio il Bolero di Ravel non solo senza perderci la faccia ma riuscendo a esaltare la bellezza e la potenza e la credibilità della propria virilità fino a rendere folli di desiderio sia gli uomini eterosessuali che le donne lesbiche; grazie per avermi insegnato a entrare in affari con gli adulatori, i decadenti, le checche velate del potere e le donne vecchie e ricche che ti sbavano addosso per fare di te un trofeo sessuale prima e un gingillo di puttana subito dopo, grazie per avermi spiegato come si fa a portargli via tutto senza mai concedre niente di te, a parte le rituali promesse non mantenute, che poi è anche tutto ciò che tiene desto il loro interesse e aperto il loro portafoglio nei tuoi confronti, poiché, se il mondo dei vizi cattolici e capitalisti ti vuole puttana a tutti i costi, tanto vale esserlo fino in fondo ma non subito, sempre tra un po', prometti pure la merce ma fattela pagare in anticipo e poi fatti pagare di nuovo per averne deferito l'inoltro al fine di migliorarne la già irresistibile qualità; grazie per avermi insegnato a essere impeccabile e gentile nei modi e spietato vendicativo nella sostanza con chi non cerca di attivare i miei sentimenti per quel che possono essere per lui o per lei ma per come farebbe comodo al suo capriccio e ai suoi feticci di morte sulla mia pelle: non bisogna mai servirsi di nessun essere umano tranne che di quelli che credevano di usarti e passarla liscia; grazie per avermi provato che la più bella canzone del secolo passato non è Imagine di John Lennon ma imgs/Caropapa3.jpgSatisfaction dei Rolling Stones, perché bisogna anche sapersi fermare in tempo nella vita a vuoto della mente se si vuole un solido pensiero in proprio, se no non la si finisce più e si inseguono solo i molli pensieri della massa sentimentaloide e bruta, e quindi meglio essere un corpo in pene in cerca di soddisfazione di volta in volta che un'anima in pena contenta delle sue paturnie immaginarie una volta per sempre; grazie per avermi spinto a diventare cintura nera di arti marziali per difendermi e lasciar capire che l'attacco, se necessario, sarà micidiale, e quindi di aver raffinato il mio autocontrollo e la mia capacità di meditazione fino a fare di me un camminatore indefesso e felice e solitario per monti e per valli e quindi, ormai forte del mio potere e sapere stare da solo al passo di me stesso senza cercare né consenso né dissenso né compagnia a tutti i costi, un lettore a tappeto di tutte le opere passate, presenti, future e postume di Aldo Busi; grazie per non avermi fatto subire né lo stadio calcistico né la Formula Uno né lo sport passivo da rincoglionimento televisivo, lotto e enalotto, la schedina del Totocalcio, il branco di fighetti da centro storico con le scarpe e gli occhialini all'ultima firma, le lotterie Italia, i boy-scout, la religione, il satanismo, l'hippismo e lo yuppismo, i centri mariani per l'infanzia e la gioventù, i corni di scongiuro, la moda, la caccia, gli oroscopi, i maghi, gli antidepressivi, i sonniferi, gli anabolizzanti e avermi così tenuto lontano dalla droga, dall'alcol, dalla nicotina, dall'impegno nel sociale con prebenda statale a garanzia di ogni rischio da licenziamento e emarginazione, dai concerti di beneficenza, dai travestiti, dagli psicanalisti e dagli altri confessori di professione, dalla pornografia del lamento, dell'egocentrismo e della mitomania di tutto ciò che Internet stanzia per i cosiddetti incontri interpersonali per superfighe e supercazzi mentalmente in carrozzella, e lontano dagli annunci del cuore e dagli idoli massmediatici di alta, meschina tecnologia avanzata in cui annegare il perduto senso della realtà, propria e circostante, cioè del proprio ben accetto limite.

 

Grazie per non avermi cresciuto nel culto dell'ideologia laica o clericale che sia: se oggi con la ragione e lo slancio della mia passione non mi fermo a metà strada per fare dietro front e non mi attorciglio su me stesso al primo ostacolo o rifiuto non contemplato dall'ideologia e dal credo confessionale se non per essere fagocitato senza mai essere stato superato o digerito è grazie a te, è perché penso con la mia testa, non con l'icona di qualcun altro avvitata nel mio scalpo fritto nel fetido olio sacro dei dogmi e dei valori.
Grazie per avermi insegnato a rispettare la libertà di chi mi respinge, di chi non mi vuole, di chi non ricambia il mio desiderio, grazie per avermi insegnato a accettare ogni abbandono a testa alta e senza recriminare: non c'è merito in chi ci ama, non c'è demerito in chi non ci ama o non ci ama più. L'amore, soprattutto l'amore che ci viene negato, ha le sue insindacabili ragioni su cui nessuno può dire la sua se è per smentirle e farlo rientrare nel letto da cui è sfociato via senza spiegazioni. Non capirò mai l'amante abbandonato che vuole una spiegazione da chi lo lascia: il fatto che non riesca a trovarla da sé è di solito la spiegazione che dovrebbe cercarsi da solo.

 

imgs/Caropapa4.jpgE grazie per non aver mai tenuto un'arma in casa, a parte il tuo cervello che vegliava sul mio sia contro le malie e i pericoli dall'esterno sia contro i compiacimenti e gli attacchi dall'interno a opera delle idee ricevute - ma mai da te.

 

E grazie per non avermi indebolito la coscienza civile tanto da trasformare la netta colpa in oscuro peccato per facilitarmi pentimento e perdono al contempo senza pagare i danni del male commesso.

 

Anche tu non sapevi dire che cosa fosse il Male, sapevi solo che è una propria voluttà consapevole a scapito della sofferenza incalcolabile di un altro che o si paga fino in fondo senza sconti di pena e senza chiedere né concedere perdono, e in cui il pentimento vero o finto del colpevole è del tutto indifferente ai fini giuridici e sociali, o da cui ci si astiene con volontà radicale e senza rimpianti per la voluttà, spesso della vendetta, perduta.

 

Perché si può dire tutto della tentazione alla voluttà del Male, tranne che non si possa resisterle.

 

È giusto che chi si sia macchiato una sola volta, in prima o per interposta persona, di un crimine efferato contro altri esseri umani resti macchiato e condannato per sempre, poiché non sarà certamente né il perdono delle vittime e della società né il suo pentimento esibito a farlo desistere dal commettere di nuovo lo stesso crimine una volta liberato dalla soma del precedente. Non esiste pentimento sincero in vita passibile di sconti di pena: esiste la valutazione di un pentimento solo alla morte di chi ha sbagliato una volta e, pentitosi sinceramente fra sé e senza chiedere né grazia né perdono né sconti di pena, non ha sbagliato mai più fino, appunto, alla morte.
Ma fintanto che il reo confesso messo con le spalle al muro è ancora in vita, meglio non tenere conto del suo pentimento, meglio non perdonarlo, soprattutto meglio non perdonarlo al fine di essere a nostra volta perdonati in forma cautelativa: lo si indurrebbe soltanto in tentazione allorché, nell'espiazione certa e conforme della pena, gli si garantisce, e a noi con lui, un'inibizione in più contro la recidività.

 

Ma i crimini contro l'umanità da decenni non sono più soltanto quelli fra persona e persona e quelli degli adulti contro i bambini e le donne oggetto delle loro viscide e multiformi nevrosi da sopraffazione e distruzione, la voluttà del Male nella psiche dell'essere umano contemporaneo si è estesa alla voluttà del potere e della ricchezza a tutti i costi e contro tutti e contro la natura stessa, non più contro un singolo individuo o una famiglia o una razza o una cultura o una sessualità anormale. Se, per esempio, un industriale fa i soldi scaricando i veleni della sua fabbrica nelle fogne pubbliche inquinando così le falde acquifere, lo si dovrebbe costringere a bere solo da quel liquido fino a che o si fa gli anticorpi o crepa.

 

imgs/Caropapa5.jpgE grazie per quella volta a Ferragosto che vi credevo dai nonni e tu sei rientrato - per fortuna senza la mamma! - e mi hai scoperto sul divano abbracciato al mio amico di leva nudi intorcigliati come ghiri, e hai detto, ridendo, «attenti a non prendervi un raffreddore», e hai girato i tacchi e preso di nuovo la porta, e grazie per averci fatto portare a letto dalla mamma, l'indomani, una colazione «un po' più abbondante del solito, mi raccomando» (mica ha mai dato a intendere di aver capito perché le hai ripetuto due volte di bussare prima di entrare, che splendida attrice è diventata grazie a te!).
E grazie per non aver storto il naso come lei quando ti ho presentato la ragazza che volevo sposare, hai commentato solo, «la sua povertà è un capitale vero e proprio, visto che è così intelligente e di polso, una donna così non può che aumentare il tuo, visto che tu parti avvantaggiato e... lei pure», e così è stato. Per la mamma invece era solo «bella, però...», non ha ancora capito che il matrimonio d'interesse l'ho fatto io, sposandola per amore.

 

Ah, se mi manchi.

 

E grazie per avermi insegnato a alimentarmi in modo corretto, avveduto e critico, a preferire i prodotti locali che puzzano a quelli inodori delle multinazionali, a leggere le etichette sui prodotti e, niente etichetta, niente acquisto, e a stare lontano dalle acque minerali nelle situazioni di ordinaria quotidianità, a non mangiare la prugna e la pera che dopo tre settimane sono ancora intatte, dure e lucide come il primo giorno che le ho messe nella fruttiera, la frutta giusta e buona dopo tre giorni marcisce e se non lo fa è perché nella sua integrità apparente è marcia all'origine, e però grazie per avermi insegnato a mangiare tutto, lumache, carne di cavallo, rognoni, rane, aglio, cipolla, peperoncino, ortiche, insaccati, proprio tutto, dai formaggi francesi se sono a Parigi ai serpenti se sono nel deserto del Mali, e a coltivare da me patate, pomodori, peperoni, zucchine, melanzane, insalata, e a avere sempre il nostro prezzemolo, la nostra salvia, il nostro rosmarino a portata di mano, a riservare un'aiuola per le zinnie e una per gli astri, e a non manipolare i cibi senza necessità quando cucino e a diffidare dell'igiene delle mie stesse mani, a schifare e a mettere sull'attenti i negozianti e massimamente i macellai e le fornaie che si grattano testa e patta e poi vanno alla cassa a maneggiare i soldi, si strusciano le mani nel grembiule già sudicio e ritornano a servire tutti sorridenti per l'abilità con cui risparmiano sulla cassiera; grazie per avermi parlato sempre in dialetto correggendo però la mia dizione in lingua al fine che nessuno possa dire da che regione provengo; grazie per avermi messo in guardia contro i giornali, la televisione, la radio, la coazione tutta italiana alla predica a fin di bene e a tutto il resto che è reso scivoloso e morbido da un qualche Unto del Signore che attraverso le orecchie e gli occhi te lo sta piantando in culo per bene a tua complice insaputa. 

 

imgs/Caropapa6.jpgGrazie infine per avermi insegnato a apprezzare un bicchiere di vino buono e, un paio di volte l'anno, anche uno di troppo per il piacere della compagnia: è un conforto non da poco avere qualcuno che piscia con te cantando «dàghela ben biondina, dàghela ben biondààà!».
Grazie per avermi insegnato a non chiedere mai favori, perché nessuno osasse mai chiedermene in cambio uno ben più pesante, e proprio per questo, tuttavia, grazie per aver fatto di me una persona più gentile della media e più amato che no, perché insensibile alle lusinghe dei predatori con l'aria da filantropo; grazie per avermi tenuto lontano dai mutui a tasso agevolato e convinto a comprarmi le cose che volevo man mano che avevo in tasca i soldi, o almeno le commesse e le lettere di credito, per permettermele.
Grazie di avermi insegnato a essere di manica larga col necessario altrui e di manica stretta con le mie voglie di superfluo personale.

 

E i bottoni della camicia, chi mi ha insegnato a riattaccarmeli da solo? e a rifarmi il letto e a riordinare la mia stanza? e la regola generale che «dove si sporca si pulisce?» e a alternarmi con te e la mamma a caricare e scaricare la lavastoviglie? e a fare un carico di lavatrice secondo i tessuti? se fosse stato per la mamma, non me l'avrebbe mai e poi mai permesso, abbiamo dovuto lavorare sodo per farla sentire una donna considerata anche se non poteva lamentarsi di essere trattata dal marito e dal figlio come una serva.

 

Grazie per avermi insegnato l'uso e la cultura delle spezie in cucina e a saper attrezzarmi dalle due uova al tegamino alle lasagne fatte in casa, al carré di maiale al barolo alla faraona farcita alle patate novelle arrosto allo stufato di fagioli con la pancetta affumicata allo zabaione caldo con le cialde per una cena da dodici persone sedute e in visibilio.

 

imgs/Caropapa7.jpgGrazie per avermi mandato a lavorare nelle ortaglie a raccogliere mele e patate e nelle trattorie a servire in tavola o a fare lo sguattero durante le vacanze scolastiche, sicché i libri di testo dalle superiori in poi me li sono pagati sempre da solo e mi restava anche di che per un corso di tre settimane in Inghilterra o in Spagna o in Germania o in Francia.

 

Grazie per avermi dato più del tuo tempo e meno scuse colmate da giocattoli per non avere mai tempo per stare con me.

 

Sei stato così forte e autorevole, come uomo e come papà, perché sei stato inflessibile, diabolico nella tua disciplina di volerti buono, riuscendoci senza alzare troppo la voce. Sei stato un papà come pochi uomini lo sono mai stati perché, me lo hai detto tu, a che vale mettere al mondo dei figli se poi non fai di tutto perché siano felici come possono esserlo loro e non come pretenderesti tu? e perché fare un figlio se è solo per rivalersi su di lui dei tuoi fallimenti, se è solo per umiliarlo, denigrarlo, deriderlo, picchiarlo e ricordargli a ogni boccone da quale sudore viene il pane che lo mantiene?

 

Ma soprattutto grazie di aver riposto in me tante aspettative, da me alacremente esaudite, con il presupposto più paterno di tutti: che se non fossi stato all'altezza dei tuoi stessi esempi, tu non te la saresti presa con me e avresti protetto, se non assecondato, anche la mia mediocrità.
Perché, come mi hai detto tu, è troppo facile amare un figlio per il suo senso del dovere, dello studio, della disciplina, dell'umorismo, per le sue qualità e le sue virtù e il suo abbondante talento naturale, e se non ne avrà lo si amerà per questo di meno? Se anche fossi stato una gramigna, non sarebbe stato da te forzarmi in un giglio o estirparmi, anche perché, se pure bisogna accettare la necessità intrinseca sia della gramigna che del giglio, troppo spesso un occhio inadeguato e impaziente vede nel germoglio la gramigna che tale non è e meno ancora lo sarà.

 

Grazie per avermi insegnato nei confronti dei miei stessi figli la speranza e la sospensione di giudizio, e verso tutti la pietà senza il corrispettivo di terrore.
imgs/Caropapa8.jpgGrazie per avermi dimostrato, quando ci andava male, che è meglio andare scalzi che tenere il piede in due scarpe.

 

Tu non sei un ricordo in me, sei parte di me, sei la ricchezza aggiunta della mia memoria, sei l'affetto in più che mi rende più sicuro e più generoso: ho ricevuto talmente tanto da te che non potrò mai abbastanza ricambiarlo per quanto cerchi di ridistribuirlo a mia volta.

 

Quanto mi manchi, caro papà, quanto: grazie per questo sogno di lettera a occhi aperti, grazie anche se non potrò inviarla a nessuno vivo e a nessuno morto, e forse proprio per questo è stata la mia fortuna. Un uomo come me poteva nascere e diventarlo solo da sé, senza padre né madre.

 

Ciao, e un abbraccio infinito dal tuo bambino orfano dalla nascita.

 

 

 

Tratto da Aldo Busi, Manuale del perfetto papà, Mondadori 2001, pp. 286.

 

 

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imgs/AldoBusi.jpgAldo Busi

Nasce il 25 febbraio 1948 a Montichiari (BS), in una famiglia povera. Ben presto si fa notare per la predisposizione alla scrittura (a detta dello stesso Busi, già quando frequentava la terza elementare i suoi componimenti erano attesi in classe).
A 13 anni è costretto dal padre, gestore di osterie, ad abbandonare gli studi e a cominciare a lavorare come cameriere. Appena raggiunge un minimo d'autonomia si trasferisce a Milano, e immediatamente dopo a Parigi, Berlino, New York, Londra, lavorando sempre come cameriere per guadagnarsi da vivere. Di straordinaria intelligenza e capacità d'apprendimento impara alla perfezione francese, tedesco, inglese e inizia a scrivere 'Seminario sulla gioventù', che nel 1984 sarà pubblicato da Adelphi.
Tornato in Italia si cimenta con importanti traduzioni dall'inglese e dal tedesco (Joe Ackerley, H. von Doderer, J.W. Goethe, M. Wolitzer, C. Stead) e arrotonda le entrate facendo l'interprete (esperienza che sarà fondamentale per la stesura del suo secondo romanzo 'Vita standard di un venditore provvisorio di collant' che lo inizierà al successo. Nel mentre si diploma a Firenze e, poi, si laurea in Lingue e Letterature Straniere a Verona (1981) con una tesi sul poeta americano John Ashbery.
Molti i titoli al suo attivo, e la sua produzione letteraria viene tradotta in undici lingue.

 

Liberamente tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   


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