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Confino

 

di

 

Carlo   Levi

 

 

 

Così, ritrovato cielo,
fumo bianco di stelle,
via d’umane formiche
che un’ora sola fa belle,
monotono sole su biche,
paglia arida, capre,
rassegnata povertà,
voi siete il luogo nuovo
che in modo antico i giorni consuma,
tutta la vita è lontana
dietro i monti giallastro e la bruma,
nel vegetar quotidiano
a lingua straniera il ciel s’apre
straniero, e la triste bontà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

_____________________________

 img/carlolevi1.jpgCarlo Levi

scrittore e pittore, tra i più significativi del Novecento, nasce in un'agiata famiglia di origine ebraica della borghesia torinese, il 29 novembre 1902. Fin da ragazzo dedica molto del suo tempo alla pittura, una forma d'arte che coltiverà con gran passione per tutta la vita raggiungendo anche importanti successi. Si iscrive alla facoltà di medicina all'Università di Torino. Nel periodo degli studi universitari, tramite lo zio, l'onorevole Claudio Treves (figura di rilievo nel Partito socialista), conosce Piero Gobetti, che lo invita a collaborare alla sua rivista 'La Rivoluzione liberale' e lo introduce nella scuola di Felice Casorati, intorno alla quale gravita l'avanguardia pittorica torinese. Levi, inserito in questo contesto multiculturale, ha modo di frequentare personalità come Cesare Pavese, Giacomo Noventa, Antonio Gramsci, Luigi Einaudi e, più tardi, importante per la sua evoluzione pittorica, Edoardo Persico, Lionello Venturi, Luigi Spazzapan. Nel 1923 soggiorna per la prima volta a Parigi e scrive il primo articolo sulla sua pittura nella rivista 'Ordine nuovo'. Si laurea in medicina nello stesso anno, ma non eserciterà la professione di medico, preferendole definitivamente la pittura e il giornalismo. Nel 1931 si unisce al movimento antifascista di "Giustizia e libertà", fondato tre anni prima da Carlo Rosselli. Per sospetta attività antifascista, nel marzo 1934, Levi si procurerà un primo arresto, e l'anno successivo, dopo un secondo, viene condannato al confino nel paese lucano di Grassano e successivamente trasferito nel piccolo centro di Aliano (nel romanzo chiamato Gagliano). Da questa esperienza nascerà il suo romanzo più famoso, 'Cristo si è fermato a Eboli'. Levi continuerà nel dopoguerra la sua attività di giornalista, in qualità di direttore del quotidiano romano 'Italia libera', partecipando ad iniziative e inchieste politico-sociali sulla arretratezza del Mezzogiorno d'Italia, e per molti anni collaborerà con il quotidiano 'La Stampa' di Torino. Muore a Roma il 4 gennaio 1975. La sua salma riposa nel cimitero di Aliano, dove volle essere sepolto per mantenere la promessa di tornare, fatta (e mai potuta mantenere) agli abitanti, lasciando il paese.

 

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