Discorso alla Knesset
 
 
di
 
 
Daniel Barenboim
 
 
 
 
 
 
 
 
Discorso alla Knesset, in occasione del conferimento del Wolf Prize
(Gerusalemme, maggio 2004)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
img/Knesset0.jpg       Vorrei esprimere la mia profonda gratitudine alla Wolf Foundation per il grande onore che mi viene concesso oggi. Questo riconoscimento non solo mi onora, ma costituirà per me la fonte d'ispirazione per una più intensa attività creativa.

 
        Era il 1952, quattro anni dopo la Dichiarazione d'Indipendenza d'Israele, quando, ragazzo di dieci anni, arrivai in Israele dall'Argentina, insieme ai miei genitori.

 
       La Dichiarazione d'Indipendenza costituì uno stimolo a credere negli ideali che ci trasformarono da ebrei in israeliti. Questo documento straordinario sanciva certi impegni: "Lo Stato d'Israele si dedicherà allo sviluppo di questo paese per il bene di tutti i suoi cittadini; sarà fondato sui principi di libertà, giustizia e pace, e sarà guidato dalla visione dei profeti di Israele; garantirà pieni e uguali diritti, sociali e politici, a tutti i suoi cittadini, indipendentemente dalle differenze di religione, di razza o di sesso; tutelerà la libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura".
 
 
 
          img/Knesset1.jpgI Padri fondatori dello Stato di Israele firmando la Dichiarazione impegnarono se stessi e noi tutti "a perseguire la pace e le buone relazioni con tutti gli stati e i popoli vicini".
 
 
        Oggi con profondo rammarico mi domando: - Possiamo ignorare il fatto che, a dispetto di tutte le nostre conquiste, c'è un divario intollerabile fra ciò che la Dichiarazione d'Indipendenza prometteva e ciò che è stato realizzato, fra l'idea di Israele e la sua realtà?
 
 
           L'occupazione e il dominio di un altro popolo come si conciliano con la Dichiarazione d'Indipendenza? Che senso ha l'indipendenza di un popolo a spese dei diritti fondamentali di un altro?
 
 
 
img/Knesset2.jpg          Il popolo ebraico, la cui storia è un repertorio di sofferenze prolungate e persecuzioni incessanti, come può mostrarsi indifferente ai diritti e alle sofferenze di un popolo vicino?
 
 
         Lo Stato di Israele può permettersi il sogno irrealistico di una conclusione ideologica del conflitto, anziché perseguire una conclusione pragmatica, umanitaria, ispirata a criteri di giustizia sociale?
 
 
       Ritengo che nonostante tutte le difficoltà, oggettive e soggettive, il futuro di Israele e la sua posizione nel consesso delle Nazioni illuminate dipenderanno dalla nostra capacità di realizzare la promessa fatta dai Padri fondatori nella Dichiarazione d'Indipendenza.
 
 
           Sono sempre stato convinto che non esiste la possibilità di una rivoluzione militare del conflitto tra ebrei ed arabi, nemmeno sul piano morale e o strategico, ma siccome è inevitabile che prima o poi si arrivi a una soluzione, io mi domando: Perché aspettare? Così ho fondato, insieme al mio compianto amico Edward Said, un workshop per giovani musicisti ebrei ed arabi, provenienri da tutti i Paesi del Medio Oriente.
 
 
 
img/Knesset3.jpg              Benché la musica, in quanto arte, non possa scendere a compromessi sui propri principi, mentre la politica, al contrario, è l'arte del compromesso, quando la politica trascende i limiti dell'esistente e si eleva fino alla sfera più alta, quella del possibile, allora su questo terreno può incontrarsi con la musica. La musica è l'arte dell'immaginario per eccellenza, è un'arte scevra da tutti i limiti imposti dalle parole, un'arte che tocca la profondità dell'esistenza umana, un'arte fatta di suoni che travalicano tutte le frontiere. La musica in quanto tale può elevare i sentimenti e l'immaginazione di israeliani e palestinesi verso nuove, impensabili sfere.
 
 
          Per questa ragione ho deciso di destinare l'ammontare del premio alla realizzazione di progetti a favore dell'educazione musicale in Israele e a Ramallah. Grazie.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Daniel Barenboim. La musica sveglia il tempo. Pagg. 167 - 169. Feltrinelli, Milano 2007. 
 
 
 
 
 
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img/danielbarenboim.jpgDaniel Barenboim
 
Nato a Buenos Aires da genitori russi di origini ebraiche, ha anche la nazionalità israeliana e, unico israeliano al mondo, quella palestinese. Pianista precocissimo, esordì a sette anni nella sua città natale. Ha coniugato una prestigiosa carriera internazionale come pianista (in recital solistici, con orchestra e in formazioni cameristiche) con una brillante carriera di direttore d'orchestra, che attualmente rappresenta la parte principale della sua attività e che lo ha portato a dirigere le maggiori orchestre del mondo. Dalla stagione 2007-2008 ha assunto, iniziando un rapporto stabile di cinque anni e succedendo a Riccardo Muti, la carica di 'Maestro scaligero' del Teatro alla Scala di Milano di cui inaugura, per la prima volta nella sua carriera, la stagione lirica con il Tristano e Isotta di Richard Wagner con la regia di Patrice Chéreau. Dal novembre del 2007 inizia la collaborazione con la Filarmonica della Scala di cui inaugura la stagione 2007-2008.  Il 7 dicembre 2009 ha diretto la prima della scala di Milano con una nuova Carmen.
 
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