Presentazione della Nobilissima
e
Fedelissima Città di Lipari

 

di

 

Pietro Campi (1691)

 

 

 

img/CittadiLipari11.jpg       Sparse per il Mare Mediterraneo e non molto lungi da quella parte della Sicilia che guarda al Settentrione si alzano sopre l'onde alcune Isole, dai Greci dette Ephestiade, da Latini Vulcanarie, e dette, poi, Eolie.

 

       Circa il numero discordano gli Istorici e pur anco i Geografi, ma i più dell'Autori vogliono che l'Isole Eolie non siano se non sette, cioè Lipari, Vulcano, Strongoli, Panaria, Le Saline, Alicudi e Filicudi.

 

       Hanno, queste, a mezzogiorno la Sicilia, a tramontana Napoli, la Calabria a levante, e a ponente la Sardegna. Il loro sito più del piano ha del montano, ma non dell'aspro e dell'orrido, reso fertile dall'industria de Popolani ché per ogni dove si scorgono alberi fruttiferi d'ogni sorte. Viti generose e frumenti squisitissimi, benché da queste parti non siano tanti abbondanti quanto l'Uve, delle quali, provvistisi i Paesani a sufficienza di vini che risultano spiritosissimi, gran parte di quelli si riducono da medesimi in delicati zibibbi e passoline che poi si trasportano in Sicilia, Napoli, Roma, Livorno, Genova, Venezia, Inghilterra a altri Regni d'Europa, con lucro notabile di queste Isole dove da Mercanti avidi di tal merce si rifondono somme considerabili di contanti ed al Vescovo, ritraendo dalla decima di detti zibibbi e fichi secchi, scudi annui 4500, fa credere in quest'Isole copiosissima la raccolta.

 

Io stupisco che in queste Isole tanto vicine alla Sicilia nemmeno si trovano vipere o altri serpenti velenosi; anzi si è più volte osservato che se tal sorta d'animali vi si trasporta, non tosto tocca il terreno che subito perde i sensi e se ne muore. Parlando del terreno delle Lipari egli è forte, gagliardo, asciutto e caldo, così mantenuto dalla materia bituminosa e sulfurea che racchiude nelle sue viscere. La qual materia dall'impeto dei venti sotterranei accesa si è veduta spesse volte e per diversi luoghi dell'Isole rompere e divampare in fiamme o esalare con un pessimo odore di zolfo. Una di queste aperture che getta fiamme si vede nell'Isola di Vulcano.

 

img/CittadiLipari4.jpg 

Vulcano

      Quest'Isola, per essere tanto appresso gli Istorici quanto i Poeti di rinomanza magnifica, mi obbliga a parlarne diffusamente e prima d'ogni altra. Sta quest'Isola separata da quella di Lipari per un braccio di mare in larghezza di uno scarso miglio, ma in tempi assai passati era suddetta Isola più vicina a Lipari, alla quale non si lasciava di recare spesso danni notabili con le ardenti ceneri che sopra vi vomitava dall'avvampante sua bocca; giungendo però alle spiagge di Lipari il sacro corpo dell'Apostolo San Bartolomeo, trasportatovi miracolosamente dal mare, tra gli altri stupendi prodigi l'uno fu d'essersi con moto invisibile allontanata da Lipari l'Isola di Vulcano.

 

       Si fa fresca memoria che la medesima Isola nel 1444, alli cinque di Febbraio, sul far del giorno, buttò in aria sì gran copia di fiamme e d'ardentissimi e infuocatissimi sassi e con un sì gran impeto e furore che quattro di essi sassi di smisurata grandezza andarono a cadere più di sei miglia lontano dall'Isola. Onde tutte le Isole Eolie e l'istessa Sicilia tremarono.

 

       Anche al tempo della guerra civile tra Ottaviano, Marcantonio e Lepido, Vulcano mise in subbuglio il mondo di allora, tanto che il Senato romano inviò dei Legati che offrissero sacrifici per placare il Dio. Non solo, ma in seguito a una violenta eruzione dell'Etna, attorno al mare di Lipari affiorare pesci cotti, e le rive si img/CittadiLipari5.jpgcoprirono di cenere, e la cera e la pece dei battelli all'ancora si fusero. E il giorno dopo l'eruzione dell'Etna, "si risentisse anco l'Isola di Vulcano non è meraviglia perché Diodoro Siculo e Strabone tengono per certo esservi meati sotterranei, che dall'Etna comunicano con Vulcano, come pure con l'altre Isole Eolie, e che la materia la quale causa gl'incendi ivi sia la medesima che qui da fomento alle fiamme".

 

       Nell'Isola di Vulcano si aprivano e si richiudevano vari crateri, prima tre, poi due, finché avvenne che il detto monte si aprisse con esalazioni di fiamme, e si vide una parte di essa all'improvviso gonfiarsi e, a poco a poco, innalzarsi più che non era, e con ciò con spaventevole strepito come di fuoco, finalmente tutta ad un punto aprirsi e ne uscì un turbine impetuoso di vento che portò nell'aria prima faville e ceneri ardentissime, onde la città di Lipari ricoperta di cotali faville quasi che in ceneri ancor essa ridotta si vide. Siamo da tutto ciò assicurati che questo monte non fu incendiato dal principio del mondo né dal tempo immediatamente dopo il diluvio, ma abbiasi rotto molti anni dopo la fondazione di Lipari.

 

       img/CittadiLipari6.jpgPer fortuna in mezzo a tutti questi guai i paesani avevano però il vantaggio di poter disporre di molto legname e di usufruire dello zolfo, dell'allume abbondantemente "computandosi, lo zolfo, a quattromila cantara per ciascun anno, ed a seicento, l'allume".

 

       I Romani pensavano che quivi Vulcano avesse non anche il suo palazzo, ma pur anche la sua officina dove all'esercizio de' fabbri ferrari tenesse applicati l'affumicati Ciclopi: Bronte, Sterope e Pigamonte.

 

 

Strongoli

        Strongoli è la terza fra le Eolie e già in essa Isola ebbe Eolo il suo palazzo. Non più di trenta miglia si discosta quest'Isola dalla Città di Lipari ed a giorni nostri non è che un semplice ricovero ai bastimenti che navigando per questi mari vi si ritirano per mancanza di venti. Qui pur anco i Barbari Corsari costumano allo spesso di gettare le loro ancore e pigliare qualche riposo. Il che,  non di raro dà occasione ai Liparoti di far img/CittadiLipari7.jpgricche prede e mettere ai ferri codesti Barbari, poiché mantenendo la città di Lipari, nel più coperto di quest'Isola, due uomini stipendiati ad effettuare di giorno con fumate e di notte con fuochi accesi in certe parti dell'Isola, avvisino l'uomo, che la città mantiene continuamente di guardia supra un alto monte vicino e predominante alla medesima, che Bastimenti si raggirano in quel mare e di che qualità siano e dove poi si fermino.

 

       Così i Liparoti riuscivano, con tutto comodo, a fare i corsari sui corsari e su i Turchi e liberavano dall'incursioni i mari di Sicilia, e il tutto riuscì con tale gloria dei Liparoti che nella città di Palermo, dove poi si fecero vedere colla preda di "detti brigantini e schiavi 127, si meritarono non solo universali gli applausi, ma da quel Viceré riportarono donativi copiosi". E ciò basti aver detto a proposito della guardia che inviglia sul più erto dell'Isola di Stromboli.

 img/CittadiLipari8.jpg

       Il tempo di splendore di Strongoli fu durante il regno di Re Eolo, e "ce lo provano alcuni vestiggi di sontuosa fabbrica che alla parte di Levante vi si miravano gli anni passati e che mi hanno raccontato molti vecchi. Il vulcano, poi, seppellì gran parte del Real Palazzo, ma vicino alla riva, dove non giungono le ceneri, sono rimasti molti avanzi del vecchio edificio". Del soggiorno di Re Eolo e dello splendore di quei tempi è testimonianza il nome di cui se ne andò anticamente superba, quest'Isola, poiché non Strongoli, ma Eolia volle essere chiamata dal nome del suo Abitatore.

 

Panaria

       Or, senza punto discostarci da questa parte di Levante volgiamo gli occhi all'Isola di Panaria;  questa, sei, sette miglia all'incirca, non di meno, col suo scarso territorio somministra a Lipari, da cui è distratta nove o dieci miglia, non poco grano e in abbondanza legumi e frutta. Anticamente fu chiamata Termisia, e la derivazione del suo nome, non vi è dubbio alcuno, proviene dal calore di acqua. Sebbene da Tolomeo non sia conosciuta questa Isola, ma i corpi morti che in essa si trovano nel coltivarvi il terreno e le rovine di antiche fabbriche, le quali alla giornata si scoprono, rendono chiara testimonianza che questa Isola nei tempi antichi non fu senza i suoi abitatori ai quali per riparo da i nemici aveva la natura provvisto nel più erto e dirupato dell'Isola dalla parte di Greco d'una rocca di viva pietra che inaccessibile per via di mare, solamente apriva un angusto e img/CittadiLipari9.jpgpericulusissimo passo per via dell'Isola, e gli Abitatori per rendervisi più sicuri in caso di ritirata cha avevano a difesa del detto passo alzata una bastante fabbrica di cui i vestigi ancor oggi sono in piedi, e la Rocca non avendo punto ceduto alle forze del tempo, tutta integra si mira.

 

Le Saline

       Non molto da essa distante, chiamata Le Saline, il cui circuito è di miglia dodici, abbondante di frutti di ogni sorte, ma singolarmente d'uva. Quest'Isola delle Saline produce assai vino e gran copia di frutti, e cavasi da essa gran abbondanza di allume.

 

img/CittadiLipari90.jpg       In antico si chiamava Didime, pare per l'esistenza di un tempio dedicato ad Apollo Didimo, ma poi il suo nome fu mutato in Le Saline a causa che in varie parti di quell'Isola si generava gran copia di sale, a una punta dell'Isola, che si chiama volgarmente La Lingua; vi è colà un lago d'un miglio incirca, detto lo Pantano, dove già si introduceva l'acqua marina e per essa si produceva sale.

 

Filicudi

        Filicudi è distante da Lipari 40 miglia e 12 ne conta di circuito. Si vedono nel corso di essa rovine di fabbriche assai vecchie con alcune cisterne, e presso alla marina verso tramontana si scorgono ancor oggi vestiggie di muraglie antichissime, oltreché vi si scoprono alla giornata sepolture con racchiusi cadaveri. E pure vero che quest'Isola si è resa in buona parte fertile per l'industria dei Liparoti i quali, avendola img/CittadiLipari91.jpgdisboscata, l'hanno ridotta a produrre frumenti, zibibbi, legumi e altre cose.

 

Arcudi

       Assai più incolta è Arcudi, sesta Isola fra le Eolie. Questa mantiene anco in gran parte dell'antico suo orme nei folti boschi, i quali l'ombreggiano; poco ha del coltivato e però scarso è il grano e il vino. Quarantotto miglia discostasi da Lipari verso Ponente, ne gira più di miglia nove.

 

       Poco nota, quindi, Alicudi, ma in compenso fu la tomba di oltre 4000 soldati mercenari dei cartaginesi, che volendosi ammutinare per ragioni, diciamo, salariali, furono mandati ad Alicudi a morire di fame. Il gran numero dei loro corpi insepolti diede all'Isola anche il nome di Osseade.

 

Lipari

 

img/CittadiLipari3.jpg       Mi chiama ora a se l'Isola di Lipari, settima ed ultima in questo mio ordine, benché tenga e sempre abbia tenuto per ogni merito il primato fra tutte le Isole Eolie.  In essa non vi si scorge punto né dell'incubo, né dell'orrido, ma in ogni sua parte si fa verde, amena e deliziosa, e però i suoi monti non sono né a guisa di balze o spaventosi dirupi, né scoscesi né inaccessibili. Le sue colline vestite tutte di viti, pergole, e piante fruttifere. Le sue pianure abbondantissime di frumenti, legumi e ortaglie. Nè vi mancano i boschi e vi sono ancora pascoli assai buoni.

 

       La campagna di quest'Isola riesce sommariamente deliziosa per essere tutta seminata di spessi edifici, se non magnifici per la struttura, comodi non di meno per il soggiorno che ne i tempi d'Estate ci fanno molte Famiglie, le quali vi si ritirano per img/CittadiLipari2.jpgsfuggire gli eccessivi caldi della Città o nella stagione d'Autunno per le raccolte e la vendemmia delle loro uve. Per quest'Isola si trovano avanzi d'antichissime fabbriche e tra gli altri si vedono alcune poche anticaglie d'un famoso Tempio della superstiziosa Gentilità dedicato a Diana. Nume singolarmente riverito dai primi liparoti,  che avendo dedicato un tempio a Vulcano nell'Isola omonima, nelle Saline un tempio ad Apollo, nella Città di Lipari vollero che Diana fosse adorata e però ad onore di essa erigerono un tempio di gran lunga più superbo che gli altri e dalli avanzi di quello piglia oggi il nome di Diana tutta una contrada per la quale si estendeva la vecchia Lipari.

 

       Si trovano in quest'Isola sorgenti di ottime acque, delizia e comodo che manca ad ogni altra delle Eolie. Vi era l'acqua chiamata del Pozzo Longo, la quale avendo del mercuriale, vanta virtù diuretiche. Altre sorgenti, ora scomparse, c'erano a Lipari, ma su di una mi soffermo, quella che scorre nella parte di ponente e non molto lungi dal mare. Questa, dall'avere del solfureo e bituminoso, scaturisce calda assai, ma ridotta nei Bagni, che vi sono fabbricati, riesce a farsi tiepida; è di stupendo giovamento alle infermità, che da ogni parte vi accorrono perché sin dai tempi di Pausania e di Diodoro, erano questi Bagni famosissimi.  Poi queste sorgenti si dispersero e fu San Calogero a ritrovarle ed a ricondurle in quei bagni, che ora si chiamano col suo nome.

 

img/CittadiLipari1.jpg       Si chiude quest'Isola nel giro di miglia 18 incirca ed è la maggiore delle Eolie, imperciòcché Liparo, in questa volle la sua reggia, in essa fabbricò la città alla quale diede il suo nome e da qui, regnò, per primo su queste Isole.  Quando quivi vi capitò Liparo il suo arrivo dovette essere circa l'anni del mondo 2760, cioè 787 anni dopo la venuta di quelli che furono i primi abitatori. Questo Liparo, figlio di Ausonio, passò il faro di Messina e gli venne fatto di scoprire quest'Isole, e, avendo osservato che fra tutte quella chiamata Mengona, era dotata di qualità molto avvantaggiate sopra l'altre per la disposizione del sito e la fertilità del terreno, in essai si fermò. Il re Liparo, già incanutiva, quando ivi giunse Eolo, circa l'anni del mondo 2820, e vi giunse accompagnato da molte navi e da integre famiglie, fuggitivi tutti da Troia. Si divulgò tanto Eolo d'essere figlio di Giove e di Anzesta, che giubilò Liparo onde pensò di trattenerlo col dargli per isposa l'amata sua Figlia Thepora e con l'assegnargli in dote l'Isola e la Città di Lipari con l'altre Isole, già a lui soggette. E qui Eolo,  presavi per moglie la figlia di Liparo, alzò anch'egli in questa il suo real palazzo di dove poi comandava all'altre Isole.

 

img/CittadiLipari22.jpg       Questa cortesia in accogliere i forestieri si potrebbe dire essere passata, dopo la morte di Liparo, come retaggio a tutti i Liparoti, i quali emulando sino ai nostri giorni la virtù di quest loro principe si mostrarono verso i forestieri di animo tanto benigno che li accolgono con modi particolari di affetto, che moltissimi capitati di passaggio di quest'Isola, se l'hanno poi eletta per loro abitazione. 

 

       Eolo, comunemente onorato con il titolo di Re dei venti, non perché egli avesse veramente di questi il dominio, ma per la conoscenza da lui avuta col fuoco e col fumo che uscivano dalla bocca di Vulcano, aveva appreso a presagire quali venti spiravano dopo due o tre giorni senza mai errare.

 

       Da allora , qui a Lipari fu il seggio del Magistrato, quando i popoli di queste Isole si governarono come Repubblica e fino al presente si mantiene in questo decoro e dominio sopra l'altre Isole, poiché qui è la città, la sede del Vescovo, la residenza dei Governatori de l'Armi, il Tribunale Criminale e Civile, il Magistrato de' Giurati e il Sindaco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 img/CittadiLipari.png

 

 

 

__________________________

 

img/CittadiLipari0.jpgHo trovato questo vecchio manoscritto risalente al 1691, a firma Pietro Campi, in casa dei miei nonni Ferlazzo,  in Lipari. Molto vecchio e mal ridotto, ha alcune parti illeggibili per cui, nel trascriverlo, ho aggiunto parole mie, cercando di non travolgere la parlata di Pietro Campi.

Questa casa, oramai dirupata, non è più in mani di alcun erede della famiglia Ferlazzo, anche se è nel cuore e nei sogni di ciascheduno di noi che discendiamo da Giovanni Ferlazzo. 

Ciao, Lipari.

 

 

 

 

 

   


taninoferri.com sito sponsorizzato da ferridesing artaitec