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"Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco.
Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità."
(Il Grande Dittatore-C.Chaplin)


 

 

 

 

 

 

 

 

Qui giace colui che fu desto
Quando altrui dormia’
(Leonardo Da Vinci)




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Incipit estratto da Mandinga (Diablo)

dalla trilogia di

Giovanna Mulas




Era una costruzione coi muri grezzi, color arenaria, odorosa di muffa e tempo.

img/Metatron4.jpgNell’altopiano collinare di roccia tagliente, lontano dai tetti, soffiava vento rabbioso quella notte.

Parlava allungandosi attorno alla cappella, vomitando su grotte e destini persi o mai ritrovati e quei ripiani paralleli ed incerti ch’erano i monti avidi d’ acqua e speranze.

L’interrogativo che l’Altro gli poneva era così elementare e terribile che per un attimo visse il pericolo di essere completamente reciso dalla sua stessa radice, e di trovarsi a volar via come foglia d’autunno.

Lo interpellò una voce senza fonte che rimbombò tra le pareti della stanza in pietra calcarea:

Sei in mano mia.

Aveva già sentito in passato quel misto di paura e aggressività che ora, per la prima volta, vedeva (sentiva) chiaramente scaturire da Lui.

Girò la testa per vederlo, L’Altro, la faccia pallida sotto una cascata di riccioli neri e lucidi, così diversi eppure uguali ai suoi, e gli occhi di corvo, piccoli, striati di rosso. Le pupille guizzarono, tornarono a fissarsi sul volto. Era di una bellezza sconvolgente che, ancora una volta, lo turbò.

La somiglianza, lo turbò. Era come guardarsi allo specchio. Era Narciso che si vedeva dentro, e si amava detestando forza e potere del suo amore.

Si sentì improvvisamente strano e debole, fiacco, ad un passo da una crisi di sovraccarico emotivo.

Schioccò i denti e strinse la mascella, così come lo scacco tra le mani. Gli pulsavano i lombi.

Aveva mangiato solo un hamburger e qualche ora prima, dormito due o tre ore e ad intermittenza negli ultimi giorni.

Posso benissimo restare sveglio ancora per un po’, cogitò, DEVO E VOGLIO.

Il Giocatore sorrise, e il pensiero schioccò: tu VUOITU, vuoi...ti permetti di volere, piccolo sciocco. Il libero arbitrio è un velo che Dio pone davanti agli occhi degli uomini per nascondere loro quella legge di necessità che li governa e attuare, sia pure su un piano illusorio, la “sua” libertà.


 

 


 

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Plutarco affermava che il libero arbitrio rientra nel fato, ma non è secondo il fato.

Lui e …l’altro, in quel momento sembravano dei senzatetto accampati nella sala d’attesa di una stazione per la notte, in un vuoto dove anche i cartoni dei senzatetto mancavano. Dove il silenzio pareva chiedere perdono per la sua esistenza; in quella stanza dove il troppo silenzio poteva in realtà rombare di tuono alle orecchie di un estraneo, ai sensi e le vibrazioni delle mura, persino al cielo.

Aspettò che Lui (il Giocatore) alzasse nuovamente gli occhi dalla scacchiera, ma adesso era troppo assorto dalla prossima mossa.

img/Metatron5.jpgIl Bianco ha un pedone in meno, ma ha l'Alfiere per il Cavallo. Il pedone in più che ha il Nero al momento non è affatto decisivo, tranne il fatto che può essere usato per cacciare indietro l'Ad4 del Bianco.

I pedoni deboli del Nero sono in a7 (isolato, arretrato e attaccato in due da Ad4 e Dg7), c6, d6 ed f4, quelli del Bianco in a2 e c3. Il Re del Nero è in posizione meno sicura del Re del Bianco, infatti sembra "quasi matto", dato che ha a disposizione solo la casa h4… .

Aveva voglia di parlare all’altro, dirgli perché e come erano potuti arrivare a quel punto e in QUEL luogo; dirgli che forse c’era ancora una speranza per tutto, forse…

ma spiegare a quello che, dopotutto, restava per lui uno sconosciuto –e tale avrebbe dovuto continuare ad essere in futuro- non aveva molto senso in quel momento.

Eppoi poco c’era da spiegare in realtà: ora il gioco andava portato fino alla fine, non c’era altra scelta né da una parte né dall’altra.

Lui gli aveva letto il pensiero…sicuramente l’aveva fatto perché sorrise, rivelando la dentatura perfetta. Con un tocco veloce ma elegante gli battè amichevolmente la mano.

Questa è la vita, lesse negli occhi del Giocatore.

Già.

Un gioco di scacchi.

Poi non lesse altro.

Ricordò di aver fatto un sogno, qualche giorno prima.

Stava dipingendo la botola che portava all’ingresso degli archivi. Stranamente –per quanto un qualcosa possa ritenersi strano, in un sogno- sotto la botola erano appese delle vecchie camicie bianche, fresche di stiratura. Lui dipingeva la botola una, due, tre volte di un Non Colore.

Poi ecco che, aperta la botola per entrarci, litri e litri di liquido arcobaleno cominciavano a colare sugli indumenti, poi sui muri, ovunque. Riusciva ad entrare nella botola, ed ecco che gli si parava dinanzi una nuova realtà costituita da un mare di fango del quale non intravedeva fine, da case annichilite, rampicate su costoni di roccia lavica.

E lui si sforzava di navigare in quel mare, in bilico sopra un libro che faceva da zattera incerta.

Continuò ad osservare il Giocatore per un momento, battendosi il corpo dello scacco sul labbro inferiore.

Annuì.

Sotto la lastra in marmo bianco dove poggiava la scacchiera il suo piede prese a muoversi nervoso senza una direzione precisa. Il Giocatore dall’interno del gilet di velluto nero raccolse una penna. Frugò ancora, tolse un biglietto da visita. Sul lato dove c’era il suo nome ed il logo scribacchiò Chaioth ha-Qadesh. Sorrise. Davanti agli occhi attenti dell’altro lo depennò schiacciando talmente tanto la penna che la punta della biro schizzò di lato.





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-Non mi fai paura

-Meglio così. Chi ha paura non mi diverte.

-La Vera Mente è quella dell'Anima, fratello. LA Mente Divina. La Mente del corpo è limitata: si basa su comprensione di una realtà non spirituale ma biologica.

-Balle. Porcate generazionali, sentito dire, banalità, Grandi Cazzate, direbbe mio cugino al piano di sotto

-…La sede della Mente dell'Anima è il Cuore, la sede della Mente biologica è il cervello. Man mano che si ascende, l'Anima scende nelle creature; il cervello diventa strumento per la Mente dell'Anima, non più una mente a sé stante. Le due Menti si fondono durante il processo di Ascensione.

-Ridicoli…tu e il tuo Vasto Nulla

-Tutti...tutti i pensieri discendono dall’Assoluto; unica Mente Infinita. Laddove giacciono pensieri infiniti, illimitati e indefiniti. Da Essa discendono le menti parziali delle anime in collegamento olografico con la mente infinita, al di fuori dello spazio-tempo.

Il pensiero illimitato è il creatore di tutto ciò che esiste di limitato. Questo pensiero illimitato…L’UNICO E SOLO… è consapevolezza pura, cioè che sa tutto. E’ Dio.

img/Metatron6.jpgLA Verità.

-ZITTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!...ZITTO! ringhiò l’altro

-No: tu sai. E perché sai, hai perso l’ultima partita. Il gioco di scacchi richiede una soluzione di combinazioni; una comprensione del "processo di pensiero"

Gli occhi del Giocatore si fecero fiamma ardente.

Metatron avvertì un brusio nei timpani. Quando era cominciato tutto? Quando…e perché? Perché LUI?

Quel vaccino…i microchip…la Profezia:Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome…’.

Un bisbiglio, un soffio, un ronzìo continuato, testardo e crescente. Metatron virò occhi smeraldo in direzione dello specchio, ad angolo tra una parete e l’altra della cappella.

Le iridi mutarono colore, come l’accavallarsi delle sue emozioni: in un istante solo si fecero blu, rosse, gialle, poi terra poi, ancora e finalmente, smeraldo vivo.

Il sole calava sulle cime dei monti di ferro e piombo. Si faceva basso, più basso e denso, un unico orizzonte abbozzato da un macchiaiolo incerto, confuso in quelle nebbie di fine autunno. Il ronzio continuò, in crescendo.

I fratelli lo chiamavano. Erano fuori; tutti fuori ad aspettarlo, riusciva a vederli e sentirli senza vederli né sentirli, uno per uno: una distesa immensa, infinita, senza spazio né origine né fine. Tutti i compagni riuniti, raggruppati attorno alle mura della chiesa, rispettandone i confini e ad invadere nello stesso tempo i palazzi, le case, le campagne, i massicci attorno, ogni cespuglio, ogni pietra. In migliaia che, ora, gli cantavano, gli parlavano; e più gli parlavano più il ronzio cresceva a stordire, quasi insostenibile:

Siamo qui

Avanti

coraggio

non sei solo מיטטרון

ti aspettiamo

è il momento

l’ultimo passo –finalmente l’ultimo- non temere mai

stai facendo ciò che è giusto

Tu sei Noi noi siamo Te

è il momento del cambiamento

il piano terreno deve incontrare il piano Divino.

ciò che è stato scritto ciò che deve

ciò che E’ sia.

 


Strizzò gli occhi.

Dall’arco sulle pareti glabre entrò un nugolo di mosche nere. Prese a roteare, nuvola impazzita e fetida, prima sopra le teste di entrambi, poi solo attorno al capo dell’altro. Metatron ebbe l’impressione che le mosche entrassero, letteralmente, nella testa del Giocatore. Gli parve di vederle penetrare ed uscire dal corpo, fondersi nere sul nero, plasmarsi, farne parte ed essenza.

Sollevò il palmo della mano verso l’avversario, mostrando il pugnale e la lumiscenza sopra quello, a forma del Cubo:



Tutto sarà veloce, la luce perforerà il buio, sussurrò. La visione delle mosche scomparve.

Pregò per avere la forza necessaria a farlo.


 

 

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©  Giovanna Mulas, incipit estratto da Mandinga (Diablo), romanzo, 2010, di prossima pubblicazione

 

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img/GiovannaMulas.jpgGiovanna Mulas
 
nasce a Nuoro il 6 maggio del 1969. Passa la sua infanzia nel "Monte Gurtei", zona difficile della città. Compiuti gli studi ad indirizzo tecnico-psicologico, si specializza come stilista di moda e figurinista, dipinge, scrive in sordina come ha sempre fatto dall'età di dieci anni.
Prima vince una borsa di studio che la porta a Roma a lavorare per i laboratori stilistico sartoriali Moschino, poi altre esperienze di lavoro, che continuano a non soddisfarla, mentre continua a scrivere, e non solo per se stessa: vince il primo Premio letterario internazionale (ne seguiranno altri cinquantuno) che le apre le porte per la pubblicazione a Passaggi per L'Anima, nel 1994.
Il libro, accolto tiepidamente dal pubblico, è ben accetto alla critica. Il saggista inglese S.Wood definisce la Mulas Talento allo stato puro.
Seguono La Musa e Barchette di Carta, il saggio Le lettere e le Arti. 
Harald Kahnemann dell'agenzia letteraria Eulama le propone una scrittura per la traduzione delle opere all'estero, la scrittrice stringe col Kahnemann un'amicizia che si protrae negli anni.
Nei primi anni di questo nuovo secolo ha la sua prima Nomination al Nobel per la letteratura, rinnovata nel 2006.
Artista eclettica coltiva anche la passione per la pittura da cui nascono Paesaggi marini sardi, Autoritratto, Studio di bambina al giocoFiore Donna e Dentro. ed a cui seguono, qualche anno dopo,  Fiore Donna e Dentro.
 
 
 
 

 

 

   


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