La Fuga in Egitto di Caterina

 

di

 

Anna  Carbich

 

 

 

 


img/IMGP0215.JPGColpa del freddo e dei reumatismi. Non le era mai capitato di volere andare al caldo d’inverno. Come le rondini che ha visto nella valle del Nilo. Allora è vero, le rondini vanno davvero a svernare in Africa. Così ha deciso anche lei di volare al caldo, proprio come le rondini. Il tempo a disposizione è solo una settimana, ma si può fare.

 

Non ha voglia di consultare guide o libri di storia. Lasciamoci sorprendere è il suo motto . La scelta cade su un tour operator sconosciuto, ma dall’aria e dal nome simpatici “Ubuntu”1. Infatti rispondono pazientemente alle sue mille domande. Un po’ ha viaggiato Caterina, sa quali possono essere le fatiche e le sorprese di un viaggio organizzato in un paese extraeuropeo. Alzatacce, compagni sgradevoli, mal di pancia. Ma anche sorprese a non finire, incontri, foto a gogò, bellissimi ricordi.

 

Così un freddo sabato di febbraio Caterina e marito salutano il cane promettendo di tornare presto, lasciano i gatti sui loro letti, qualche anima buona andrà a rifornirli di cibo, e via, direzione Malpensa, con un entusiasmo che non provava da anni.

 

 

img/IMGP0702.JPGCrociera sul Nilo! Caldo, ma anche tanta storia e cultura. Caterina non sa perché è così attratta dal mondo mediorientale, dal suo cibo, dai suoi colori. Comincia ad essere una dipendenza. Dopo la Turchia l’Uzbekistan, dopo l’Uzbekistan l’Iran e adesso l’Egitto. Per completare un puzzle, oppure per ripercorrere le orme di Alessandro Magno? Quanti miti su queste vie. Forse noi non ci rendiamo conto di quanto siamo debitori di questi antichi popoli. Quanto lo fossero già i nostri antenati più vicini, i romani, che hanno attinto a man bassa da quelle culture, e poi gli europei del medio evo, che con la scusa delle crociate sono tornati a oriente, senza forse la fortuna dei romani, ma certo con grandi mire. E poi ancora l’ambizioso Napoleone e i curiosi avventurieri inglesi, avidi di storia e monumenti. Un fascino subito da molti. Basta visitare il British Museum o il Louvre, o il Museo Egizio di Torino per capirne il perché.

 

 

img/IMGP0464.JPGResta da scoprire l’anello mancante che ci lega all’antico Egitto. Si è interrotto tutto con Cleopatra? Cosa è rimasto nelle generazioni successive di quella ricchissima cultura? Questo si chiede Caterina mentre attende che l’aereo prenda il volo. E’ tranquilla, anche se il volo è già in ritardo di due ore. Finalmente le porte si chiudono, l’aeromobile comincia a muoversi. Ma si ferma subito. Come mai? E’ un aereo molto lungo, centosettantuno le persone a bordo. Le hostess non sono particolarmente cordiali. C’è però un servizio di traduzione simultanea, i vicini di Caterina sono egiziani e parlano anche italiano e inglese. Si alzano, curiosi. Dopo un po’ tornano, scuotendo la testa. C’è un’ anziana donna africana, dicono, che sta dando i numeri. Grida e piange, non si lascia avvicinare. Caterina ha l’impressione di vivere in un film. C’è chi si alza, va a vedere, torna e racconta. In pochi minuti tutti si conoscono e si raccontano la loro vita. I signori davanti vanno a fare una crociera sul Nilo su una feluca, loro fanno sempre viaggi così, loro due e la guida. L’altra signora parla del suo povero marito, che era taoista e le ha insegnato a vivere. Perché piangere per un problema? Se si può si cerca di risolverlo, se non si può è inutile piangere. Questo ha insegnato il povero marito alla signora, che fa la maestra elementare. Un’altra signora deve andare a Dubai per lavoro. Se l’aereo non parte subito perde anche la coincidenza, e magari non riesce più a concludere l’affare che andava a stipulare a Dubai. A questo punto non vado nemmeno a dormire, dice l’accompagnatrice di un gruppo che dovrebbe partire di buon mattino dal Cairo per un giro delle oasi.

 

 

img/IMGP0222.JPGLa conversazione non langue, e Caterina è fortunata perché, sedendo vicino al finestrino, può anche vedere ciò che succede fuori. Radio Airbus 321 dice che la signora non vuol proprio partire, anzi vuole scendere. E infatti arriva la scaletta e la signora viene fatta scendere. Così Caterina può osservare una scena a dir poco insolita: la signora nera (di pelle) tutta vestita di bianco, cerca di scappare sulla pista, ma viene trattenuta a fatica da un’addetta dell’aeroporto in giacca arancione. Tutti si chiedono come mai non arrivi la polizia. La signora della feluca dice che se la lasciano a terra devono anche scaricare il suo bagaglio. Sono le diciannove, l’aereo avrebbe dovuto partire alle sedici. Il vicino egiziano torna a prendere la giacca e va via di nuovo. Dove? La hostess va avanti e indietro, scocciatissima. A un certo punto si sente una comunicazione in arabo. Intanto la signora cerca sempre di scappare sulla pista. Arrivano un paio di mezzi dell’aeroporto coi lampeggianti. Adesso la comunicazione è in inglese, il comandante o chi per lui ci dice che potremo partire dopo aver scaricato i bagagli della signora. Questione di sicurezza, dice la signora davanti, che sembra sapere tutto. Arriva una specie di ambulanza che fa un carosello intorno alla signora nera in bianco. La hostess scocciata porta dell’acqua da bere ai pazienti passeggeri. Poi arriva anche una macchina della polizia. Si sente che aprono il portellone della stiva. Finalmente, alle otto, ci dicono di prepararci al decollo. Un dotto partecipante al giro delle oasi, molto divertito così commenta: c’è stata una perfetta sinergia fra l’inefficienza della Malpensa e la rassegnazione orientale. Un altro passeggero si chiede a chi verrà addebitato il costo della sosta forzata, occupazione dell’aeroporto, lavoro straordinario degli addetti ai bagagli, danni causati dai ritardi e dalle coincidenze perse, ecc. ecc. Dovrebbe essere la povera signora africana a risarcire tutti questi danni. Speriamo che abbia una buona assicurazione.

 

 

img/IMGP0754.JPGFinalmente Caterina può concentrarsi sul suo viaggio. Cosa sa dell’Egitto, a parte i geroglifici e la piena del Nilo? Ricorda di aver letto sul sussidiario di suo figlio che i geometri sono nati proprio qui, perché dopo la piena del Nilo che copriva tutto il territorio con il preziosissimo limo, si dovevano determinare di nuovo le dimensioni dei campi, territorio si direbbe adesso. E poi i racconti biblici coi faraoni, Sinué l’egiziano e tutta la saga di Ramses, bestseller di qualche anno fa. Si ha sempre il dubbio in questi casi che non si tratti di un luogo reale, ma solo di un luogo fantastico e leggendario, anzi dispiace quasi che non lo sia.

 

Invece i luoghi sono reali. Lo capisce Caterina quando arriva ai siti delle piramidi. To’ guarda, le piramidi ci sono davvero, e sono grandi e sono tante. Ma la sfinge è più piccola del previsto e fa la guardia alla grande piramide. Non è solo sulla settimana Enigmistica. E tutto è avvolto in una specie di nebbia, inquinamento o polvere, il necessario alone di mistero che queste costruzioni eccezionali giustamente meritano. Lo sanno bene i tanti giapponesi che girano con la mascherina. Non solo giapponesi. La folla di turisti è impressionante, e sarà così in tutti i siti che si visiteranno. Tanti, forse troppi. Ma sembra che sia l’industria principale del paese.

 

 

img/IMGP0552.JPGContrastano con la solennità di queste costruzioni i poliziotti a cammello nelle loro misere divise di lana nera – ci sono almeno 35° - dall’aria stanca. Non riesce a trattenersi Caterina e scatta una foto ai tre guardiani. Ma uno le fa un gesto. Caterina intimorita si avvicina pensando che le requisiscano la macchina fotografica. No, si offrono di farle una foto. Caterina sorride e accetta. Ma quando le ridanno la macchina le chiedono anche un compenso. Anche questa sarà una costante del viaggio. Tutti chiedono soldi, sempre, dappertutto. Tutti vogliono venderti qualcosa, anche se dicono che te la regalano, oppure che costa un euro. Contrattare diventa una necessità, per non essere imbrogliati. A volte le contrattazioni avvengono nei luoghi e nei momenti più impensati, come a Esna, dove ci sono le chiuse del Nilo e la nave deve attendere il suo turno per passare. E’ buio, ma vediamo delle barchette compiere spericolate manovre sotto la nave e i barcaioli che offrono ai passeggeri – tre piani più in alto - la loro merce. Sono abilissimi nel lanciare e riacchiappare gli oggetti – per lo più tessili - sin sul ponte superiore e contrattare rapidamente, in tutte le lingue. Niente cade in acqua, di certo non il denaro che vola dal ponte.

 

 

In fondo sono questi i momenti che rimangono più vivi nella memoria, come certi geroglifici che venivano incisi più in profondità nelle pareti dei templi perché non venissero cancellati e con essi il nome del faraone che li aveva commissionati. Sono gli incontri, gli sguardi, i sorrisi. Come quello dolce di quel giovane ad Assuan, nonostante le piaghe (sic!) che aveva sul corpo. O di quella bambina che vende quei dolcissimi blocchi di zucchero di canna a forma di fungo. E ancora gli occhi furbissimi del giovane vetturino di Karnak che sembra avere un mondo nelle tasche della sua galabia – la tonaca indossata dagli uomini – compresa un po’ di marijuana che offre in maniera disinvolta al nostro compagno di viaggio, Stefano.

 

 

img/IMGP0432.JPGSfoglia, Caterina il taccuino su cui avrebbe voluto o dovuto tenere un diario di viaggio. Un travelog2 in piena regola. Ma non l’ha fatto. Si può sempre approfondire su Wikipedia. Per quel che riguarda la storia dei faraoni rileggere la serie di Ramses, di Christian Jaques. Solo qualche nota qui e là. Eccone alcune:

 

Cairo, ritorno dalle piramidi, si percorre una strada piena di traffico lungo un canale, sporchissimo, vedo persino un cavallo morto caduto nell’acqua. No comment. Oppure, Cairo, Cittadella del Saladino3. Mi saluta Valerio M. , mio ex scolaro di sei o sette anni fa. Era un gran rompiscatole. Adesso bel ragazzo, fa farmacia a Firenze.

 

Cairo. Museo Egizio. Cosa dire che non sia già stato detto? La maschera di Tutankhamon e tutto ciò che si trovava nella sua tomba è così bella che sembra finta. Tutankhamon val bene una maledizione. Al museo non farebbe male un’imbiancata e una spolverata. E’ rimasto infatti esattamente com’era cent’anni fa.

 

 

img/IMGP0788.jpgCairo. Zona Copta. La parola copto vuole in realtà dire semplicemente “egiziano”4. Quindi i cristiani copti sono i cristiani egiziani. Sembra che il culto della Vergine sia stato diffuso proprio da loro, che forse l’hanno sovrapposto al culto di Isis. Leggenda o storia? Però nel quartiere copto del Cairo Caterina ha fotografato un’indicazione stradale : Sharia Maria Gerges. Sharia infatti vuol dire via, la via migliore per arrivare all’acqua, e quindi alla verità5. Nella stessa via, delimitata da un cancello, oltre alla chiesa “sospesa” copta e a un cimitero, c’è anche una sinagoga. Peccato, troppo poco tempo dedicato alla visita di quella zona. Sarà per un’altra volta.

Nave. Grande, bella, confortevole, quattro piani. se non fa troppo caldo si pùo stare sul ponte a prendere il sole e godersi il panorama. Sono tutte più o meno simili. E’ parcheggiata in quarta fila! Per raggiungerla si deve passare per le tre navi parcheggiate prima.

 

 

img/IMGP0515.JPGValle dei Re. E’ qui che si trovavano le tombe più importanti. Non si possono fare fotografie. Tempio della Regina Hatchepsut, vicino alla valle dei Re. Bellezza indicibile, ma è qui che alcuni anni fa furono uccisi tanti turisti svizzeri. Brrrr!

 

Luxor la nuit! Mamma mia, non è un night club, è un sito splendido, colonne enormi illuminate, viale delle sfingi. Luxor era l’antica Tebe, Sì proprio così, un viale di piccole sfingi, tutte illuminate. L’ambizioso progetto è di farlo proseguire fino a Karnak, creando così un immenso museo all’aperto.6

 

Karnak. Grande, grande grande.

 

Geroglifici. Dappertutto, horror vacui. La lingua si potrebbe imparare, la prossima volta che nasco.

 

Capitelli. Noi conosciamo i capitelli dorici, ionici e corinzi. Mi piace il capitello corinzio perché vuole ricordare la foglia di acanto. Ma in Egitto cosa c’è? Il papiro naturalmente e il fior di loto, ed ecco che i capitelli delle enormi colonne ricordano il papiro e il fior di loto.7

 

 

img/IMGP0319.JPGAssuan, posto da favola! Vedo albergo Mövenpick, svizzero, che sogno! Ma anche l’albergo Old Cataract, adesso in fase di restauro, dove Agatha Christie ambientò il suo libro Assassinio sul Nilo”. L’Aga khan dopo essersi curato i reumatismi si è fatto anche costruire una tomba lì vicino e anche una villa che godono probabilmente i suoi discendenti. Assuan, Isola Philae. Le cateratte del Nilo! Sono vere!

 

Assuan, visita diga e tempio spostato. Ma avete un’idea di cosa dev’essere stato spostare quei templi giganteschi? A quanto pare hanno partecipato anche gli italiani, ricordo che se ne vantavano tutti.

 

Assuan, isola Botanica. Paradisiaca, però potrebbe essere tenuta meglio. Palme, palme di tutti i tipi, altissime. Alberi con tronco spinoso, come le rose, alberi di mango, stelle di natale come erbacce, alte come delle serenelle. Albero del tamarindo, cassia, buganvillee di tutti i colori infestanti. Ma quello è il baobab, si può toccare. Ma chi ha voluto questo giardino botanico? Un inglese, naturalmente, tale Lord Kitchener, lode a lui. Approfondire assolutamente storia Lord Kitchener, figura interessante. Assuan, isola Elefantina. Forse perché ci sono rocce che somigliano a un elefante?

 

Assuan. Fiori rossi grossi come pompelmi cadono da altissimi alberi che costeggiano la strada. Ho scoperto che sono i fiori dell’albero del Kapok, o albero del cotone, Bombax ceiba, Bombax malabaricum.

 

 

img/IMGP0717.JPGVolo Assuan Abu Simbel. La famosa battaglia contro gli Ittiti. Lago Nasser. Magico. Dall’alto forse visto coccodrillo. Tempio Abu Simbel ricostruito, anche da italiani. Incredibile!

 

Queste le note. Poche. Quando si vedono tante meraviglie le parole sono insufficienti. Caterina dovrà passare tanto tempo a riordinare le foto, con l’aiuto del programma di viaggio. Sarà come prolungare la vacanza.

 

Ci sono un paio di altri appunti. Sicurezza, coltellino svizzero e cellulare. Perché mai?

 

Arrivati in un lussuoso albergo del Cairo - lì i turisti fanno i difficili, o cinque stelle o niente - arriva una guardia che accusa Stefano di avere un coltellino svizzero in valigia. Sì, perché, risponde lui? Non si possono introdurre oggetti appuntiti in valigia.. Caterina ricorda solo l’arrabbiatura del giovane, sportivo e padre di famiglia.

 

Il telefonino è un’altra storia. Aeroporto del Cairo, Caterina cerca il cellulare per mandare un messaggio a casa e informare dell’ora di arrivo. Non lo trova. Panico e orgoglio ferito. Dov’è andata a finire la sua efficienza? Niente, non c’è. Caterina ha le quattro ore del viaggio per elaborare il lutto. All’arrivo a Malpensa mentrei bagagli sono scaricati con rapidità sorprendente e Caterina sta cercando un telefono publico, sente Luca, otto anni, simpaticissimo e intelligente compagno di viaggio, che la chiama a gran voce. Caterina, Caterina, c’è il telefono! Certi oggetti sono dispettosi, si era infatti nascosto nella valigia. Acceso. Così quando hanno sorvolato lo spazio aereo greco è arrivato un messaggio: “Willkommen in Griechenland”. Invece di meditare sulla fragilità dei sistemi di sicurezza sugli aerei prendiamolo come un augurio per le prossime vacanze!

 


Anna Carbich, marzo 2010

 

 

 

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Note:

1 Una persona che viaggia attraverso il nostro paese e si ferma in un villaggio non ha bisogno di chiedere cibo o acqua: subito la gente le offre del cibo, la intrattiene. Ecco, questo è un aspetto di Ubuntu, ma ce ne sono altri. Ubuntu non significa non pensare a se stessi; significa piuttosto porsi la domanda: voglio aiutare la comunità che mi sta intorno a migliorare?

(Nelson Mandela) http://it.wikipedia.org/wiki/Ubuntu_(filosofia)

2 Travelog ( o travelogue) era il racconto illustrato del viaggio, ma adesso si può unire travel con blog (diario sul web) e formare la parola assume una connotazione più moderna, più adatta all’uso in rete.

3 Saladino, ("Il Sovrano Vittorioso") (Tikrit, 1138 – Damasco, 3 marzo 1193), è stato un condottiero e sultano curdo, tra i più grandi strateghi di tutti i tempi e fondatore della dinastia ayyubide in Egitto, Siria e Hijaz.

5 Sharia (Arabic: 'شريعة Šarīʿa; [ʃɑˈriːɑ], "way" or "path") refers to the "way" Muslims should live or the "path" they must follow.‎

6 L'antico viale delle Sfingi di Luxor, il cui tracciato risale a 3500 anni fa, fu ideato dal faraone Amenhoptep III per collegare i templi di Karnak con la città. Grazie a un progetto multimilionario il viale, conosciuto come 'Kebash Road', dopo un processo di scavo e ristrutturazione verrà aperto di nuovo al pubblico e trasformato in una sorta di enorme museo all'aperto. Il restauro dell'antico tracciato però è stato criticato, perché comporta l'abbattimento di molte abitazioni, e lo spostamento di circa ottocento famiglie. Nei lavori sono state riportate alla luce 620 delle oltre 1300 statue della Sfinge che un tempo erano allineate lungo la strada, e due statue del faraone Amenhoptep III [3 marzo 2010]

7 l fiori di loto e del papiro sono simboli ricorrenti, rispettivamente del sud e del nord.

http://it.wikipedia.org/wiki/Abu_Simbel

 

 

 

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Anna Carbich

Continua la serie di Caterina.
Anna, che ormai, attraverso queste pagine abbiamo imparato a conoscere,  quando vuole evadere dal suo tran tran chiede aiuto a Caterina.
Caterina è il suo alter ego, la sua fantasia, il suo ritornare fanciullina.  Così Anna-Caterina ci porta in giro con questa sua maniera fresca, delicata, di signorina perbene, di vedere il mondo. E parte di questo modo di vivere pulito cade su di noi, perché lei come Trilly, ci lascia piovere addosso la polvere di fata, e noi, novelli Peter Pan, con animo leggero, possiamo levarci in volo con le nostre fantasie.

 

 

   


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