Scusi, dov’è la sala d’aspetto?

 

di

 

Anna Carbich

 

 

 

 



img/saladaspetto.jpgSale d’aspetto nelle stazioni. A quanto pare scomparse. Se ne parla, se ne parla già da molto tempo, almeno a giudicare dalle pagine dedicate a questo argomento su Google. Ma è solo quando “tocchiamo con mano” che il tema diventa vivo, le parole escono dai titoli dei notiziari e suscitano una reazione dentro di noi.

 

Ora “sala d’aspetto” è molto più che un’espressione. E’ un luogo letterario. Quante vicende, libri, commedie, ambientati in una sala d’aspetto. In genere luoghi poco allegri. Raramente la connotazione è positiva. Che sia la sala d’attesa di un medico o di una stazione. A nessuno piace aspettare. Ecco che allora alcuni medici, soprattutto pediatri, attrezzano le sale d’attesa con libri, giocattoli, riviste, quadri, fiori. In alcuni uffici pubblici c’è addirittura una televisione su cui sono incollati gli occhi spenti delle persone in paziente attesa. Niente da fare, l’ansia rimane, img/saladaspetto3.jpgnonostante i moderni conforts.

 

Le sale d’aspetto delle nostre stazioni d’antan non sono mai stati luoghi ameni. I colori avevano tutte le gradazioni del marrone e del grigio. Luoghi evitati accuratamente dagli stanchi addetti alle pulizie. Magari una sputacchiera in un angolo. I cestini per i rifiuti erano inutili, erano tempi in cui i rifiuti non c’erano e il riciclo era cosa indispensabile e innata. Spesso, essendo luoghi di passaggio, c’erano delle terribili correnti d’aria. A differenza di altri punti d’incontro, a differenza degli stessi treni non si conversava, non si facevano nuove conoscenze. Ogni viaggiatore obbligato alla sosta forzata aveva sempre la mente rivolta al suo viaggio, alla sua meta, alla fatica che avrebbe dovuto sopportare, al motivo del proprio viaggio, una perdita, una speranza, un lavoro, un incontro.
 

 

C’è una figura, che i giovani non conoscono, il commesso viaggiatore. Quando l’automobile era ancora un lusso, il viaggiatore di commercio – così è stato definito più tardi, prima di avere un nome più attrattivo, come sales representative, area manager, assistente alle vendite, ecc. ecc. – è sempre stata una figura grigia, proprio come il colore delle sale d’aspetto.
 

 

img/saladaspetto1.jpgUomo infelice, la sua professione spesso metafora di un’esistenza, costretto alla lontananza dai suoi affetti e a soste obbligate in miseri alberghi, sempre in lotta per la sopravvivenza, accompagnato da quella piccola valigia marrone, in fibra, che conteneva tutto il suo mondo: il suo prezioso campionario e pochi oggetti personali. Protagonista di tante opere letterarie e teatrali, comune alle letterature di tutto il mondo, viaggiatore, ma non cosmopolita, viaggiatore, ma non turista o globe trotter e nemmeno vagabondo o zingaro. Figura silenziosa, senza smalto, depressa e deprimente, spesso un “fallito”, il commesso viaggiatore appartiene alla sala d’aspetto, così come la stalla appartiene ai buoi.

Inevitabile quindi che con la scomparsa di queste figure, scomparissero anche le vecchie sale d’aspetto. Vuoi perché improvvisamente diventati posti pericolosi, siti ideali per lasciare una bomba, o comunque poco raccomandabili per la presenza di relitti umani, ubriachi, drogati, stranieri non turisti. Eliminiamo il luogo, eliminiamo anche i rifiuti, avranno pensato i responsabili, come eliminando il pezzetto di biscotto abbandonato si eliminano anche le fastidiose formiche.
 

 

Il problema è che anche se non si notavano nelle sale d’aspetto sostavano anche persone normali. E non cominciamo a disquisire sul concetto di normale. Persone normali, non appariscenti, persone con biglietto pagato, con bagagli e bambini al seguito, magari da cambiare, con senso civico perché usano i mezzi pubblici, che considerano propria la cosa pubblica perché appunto pagano biglietti e tasse, perché sono stanche, perché gli fanno male i piedi, perché non hanno voglia o soldi per bere trenta caffè, perché vogliono sedersi a leggere un libro senza prendersi un accidente, perché non sanno dove andare in quelle due ore di domenica sera proprio dopo aver perso la coincidenza per colpa del ritardo del loro treno.

 

img/saladaspetto4.jpgE’ proprio quello che è capitato a mia figlia, giovane, ma che sembra anche più giovane. L’aspettavamo a casa per le otto di sera. Alle cinque ci telefona da Firenze. No, non so quando riuscirò ad arrivare a Lugano, il treno è molto in ritardo e perdo tutte le coincidenze. Non aspettatemi prima delle dieci e mezza. Dopo un viaggio da emigrante, cinque cambi e varie ore di attesa per venire da Siena a Lugano, alle dieci e mezza arriva.


img/saladaspetto7.jpgCos’hai fatto nell’attesa a Milano, le ho chiesto, “Ho cercato una sala d’aspetto, ma non l’ho trovata. Allora ho chiesto a un poliziotto che mi ha detto: la sala d’aspetto non c’è, ma se vuoi puoi venire da noi, ci sono un paio di sedie. Così sono rimasta nella stazione di polizia, per un paio d’ore, almeno lì c’era caldo”.

 

E’ proprio quello che è successo a F., un’amica che l’altro giorno mi scrive:
Ieri ero a Milano per un funerale; dopo la cerimonia, finita prima del previsto, sono stata accompagnata alla stazione: il mio treno partiva dopo un’ora e mezza . E lì ho scoperto che alla stazione centrale di Milano, recentissimamente ampliata, modernizzata, con molti negozi nuovi e bar,  ecc. ecc. NON esiste una sala d'aspetto. Su nessun livello.
img/saladaspetto5.jpgL'unico posto dove ti puoi sedere, se escludi un'ampia lussuosa sala esclusivamente riservata ad utenti Eurostar, sono delle panchine di legno nella Galleria, cioè al gelo. Puoi immaginare, dopo il freddo che avevo già incamerato al cimitero e in chiesa!
Ho fatto passare tutta la stazione, poi dei "compagni di sventura" mi hanno confermato che proprio non esiste.
La gente ciondola nei negozi e nei bar, facendo finta di interessarsi alla merce per scaldarsi.
Ho ingurgitato parecchi caffè e cioccolato per sopravvivere, poi una cassiera - evidentemente stufa, anche di sentire le lamentele della gente - mi ha detto: - Invece di venire a dirlo a noi, andate a protestare al servizio clientela ... almeno lì fa caldo!
Non avendo nulla da fare, dovevo infatti aspettare, ci sono andata; mi hanno dato un modulo-reclamo (non dovevo essere la prima!) dove ho scritto quello che pensavo.
Adesso sono in possesso di una bella ricevuta con tanto di timbro. Purtroppo sono certa che non servirà a nulla, soprattutto perché pochi reclamano in questo modo.
L'unica cosa che avrebbe un risultato sarebbe che tutti entrassero nella sala "vip" ... ma non e` nelle mie corde fare l'  "agit-prop".
 
 

 

img/saladaspetto2.jpgOggi F. mi scrive di nuovo:

“Ieri ho sentito il Gazzettino Padano dove hanno parlato a lungo delle proteste dei viaggiatori per la mancanza della sala d'aspetto. Lupus in fabula!!
Chissà se sono anche le denunce scritte che hanno mosso le acque. Un Responsabile ha detto che ne apriranno due nelle ali del corpo centrale. Qualcuno ha già obiettato che i previsti 800 posti a sedere saranno insufficienti .... beh, ma almeno non rischierai di diventare una stalagmite!”

 

Tutto questo è una fortuna per gli amanti della letteratura: le sale d’aspetto non cessano – nonostante i tempi moderni – di essere un luogo o un non-luogo letterario!

 

 

 

 

 

 


 

 

 

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Anna Carbich

Cosa dire ancora di Anna. Ormai la conosciamo molto bene. L'abbiamo seguita nel ciclo di Caterina, nei suoi racconti più fantasiosi, ed ora, in questo racconto-saggio ci propone, con il suo modo garbato di raccontare,  una maniera diversa di protestare per quelle che sono le carenze strutturali del nostro vivere in questa società. Ma anche se garbate, e forse anche dolci, le sue parole, non credo facciano meno male, a chi vuole intendere, di quanto non facciano altre e più violente forme di critica. 

 
   


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