Se parlo di democrazia...

 

di

 

Vladimira Cavatore.

 

 


img/obamacontroluce.jpgSe parlo di democrazia con il mio amico Obama, sicuramente egli mi dirà che la vera democrazia è quella di impronta “americana” certo non mi direbbe statunitense, come anche i suoi predecessori poiché sottintenderebbero - sulla scia della dottrina Monroe de’ “l’America agli americani” (1823) “e dei suoi aggiornamenti, corollari di Polk (1845) e Roosevelt (1904) – che l’America sono gli Stati Uniti “in senso allargato” mentre gli americani sono gli statunitensi “in senso ristretto”.

Evidentemente non si sono accorti che esistono americani (tra l’altro per sbaglio di Colombo a denominarli tali) a sud o li considerano già inglobati? Altra domanda: intravedo democratico il fatto che sparano alla frontiera di Tijuana sui loro continentali messicani e che siano state rafforzate di altre 40.000 unità le guardie di frontiera1 per impedire loro l’accesso nel “grande Paese” grazie ad un trattato (NAFTA) di associazione di libero scambio che impedisce la libera circolazione delle persone, nella fattispecie solo dei messicani, verso USA e Canada2 e favorisce invece facile accesso agli statunitensi in Messico? Diversamente, vi è libera circolazione delle persone per Canada e USA. Mentre vi è libera circolazione delle merci verso tutti e tre i Paesi membri.

C’è qualche cosa che non mi suona bene. Una irragionevole assenza di reciprocità o una base democratica vacillante al momento della stipula del trattato nel 1995? Ha teso la trappola del benessere aggiuntivo agli occhi del governante di turno messicano o era consapevole che avrebbe aumentato il fenomeno delle Maquilas?3

 

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Eppure questo tipo di democrazia, sin dalla sua esportazione occidentale ha tentato di fare il giro del globo. Ma che tipologia ha: rappresentativa, associativa, partecipativa? Nulla di tutto ciò. Nemmeno conserva la sua originaria interpretazione di Tocqueville. Di sicuro è più vicina all’idea di democrazia degli antichi che, essendo imperfetta ed incompiuta dice Lanfranchi, consentiva l’uccisione del “nemico” e la schiavitù.4 Partecipativa invece, quella dei fratelli continentali (i latini) USA, che si danno da fare (dagli ultimi vertici nel continente) per arrivare a quella creazione dell’uomo nuovo (già creduta possibile dal Che Guevara) che stremati dalle politiche neo-liberiste del loro principale “fratello” stanno cercando di staccarsi dal suo bacino di interessi geo-politici, da cui vengono economicamente schiacciati e privati della loro sovranità politica. Approfittano del fatto che pur essendo nel cortile di casa, gli USA considerano, al momento, il “Grande Fratello Medio-Orientale” lo sbocco primario della loro “idea di missione democratica”, figuriamoci se rivolgono nuovamente lo sguardo al loro continente, cosa accadrebbe! In primis, governi fantoccio che abbiamo visto proliferare negli anni addietro del passato millennio, che hanno portato persino a vere e proprie dittature, sotto l’egida ed il baluardo di un governo “più amico”, rendendo visibile che la democrazia viene rafforzata dal delegare un sempre maggior numero di decisioni a dette tirannie private; poi a guerre civili che da un lato erano lautamente direttamente ed indirettamente (Iran-Contras o Irangate, 1985-86)5 sovvenzionate. Tanto che la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha dovuto riconoscere, ad esempio, al Nicaragua il risarcimento per danni di guerra provocati dagli USA.6

 

img/democrazia2.jpgIn un mio saggio scrissi - sulla scia di pensiero di altri autori - come non si capiva perché il modello di democrazia USA debba essere adottato nel resto del mondo, dove le continue violazioni al diritto internazionale (v. gli embargos nelle varie Regioni, in tempi passati e presenti)7, e le varie sanzioni inflitte che strangolano economicamente i paesi e mettono in discussione il principio per cui gli USA debbano intervenire avendo tutti i diritti di rovesciare i governi, magari agendo con la consuetudine che, insieme ai Trattati è la principale fonte di diritto internazionale, per cui si formano e si modificano sulla base di un comportamento degli Stati ripetuto nel tempo e che è percepito come obbligatorio8. Come conseguenza, il diritto internazionale e gli accordi commerciali diventano irrilevanti, per non parlare dello strangolamento anche dei pvs e non, per pagare l’onere del servizio del debito, così ben disegnato dal “Servizio Oneri e Prestiti” del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale (BM), ovviamente alleati nella corsa globale al neoliberismo del Washington Consensus9.

Scrissi anche come l’interpretazione “monolitica” di democrazia si scontrasse e si dissolvesse in considerazione proprio dell’abuso che si è fatto della diffusione dei suoi valori che devono per forza essere dello stesso tipo di quelli della “democrazia occidentale” anche presso civiltà dalle culture completamente diverse ed a ogni modo indispensabili, che la convivenza mondiale – proprio perché ormai multietnica – richiede ma si tende invece a standardizzare e a globalizzare. Tutto ciò perché l’avanzamento della democrazia, di stampo statunitense, proviene dal fatto di sentirsi come Nazione, special among nations e dal suo Manifest destiny a tappe forzate o all’Anglosaxondom che attribuiva alla «razza americana i caratteri che nella retorica razzista contraddistinguevano gli anglosassoni: la forza dei pionieri, la vita vigorosa e la capacità di concepire “grandi imperi”»10 Spiega perché è sentito come compito per gli USA prendersi carico del progetto salvifico in quelle parti di mondo come l’Afganistan, l’Iraq (ma chissà in un futuro prossimo, anche Iran, Siria e Corea) per renderlo più sicuro, con un piano di ricostruzione ben definito11.

A proposito di piani di ricostruzione, gli USA si sono sentiti favoriti anche dalle forze camuffate di Peace-Keeping europee (senza nulla togliere a quelle vere che si trovano sul luogo) agendo da ponte di intermediazione verso una popolazione, che nonostante tutto si vede coinvolta nelle sparatorie e muore ogni giorno, magari per sbaglio perché non vengono riconosciuti come civili.

 

img/democrazia3.jpgC’è qualcosa che mi sfugge, ma una democrazia si regge con soldati che ogni governo, una volta che ne ha deciso l’invio in momenti di emergenza, debba ancora continuare ad inviarne? Risposta: ma è per la ricostruzione del paese, per il mantenimento della pace democratica che permette elezioni democratiche ecc. Allora ritorniamo sul punto di vista di cosa si intenda per democrazia! Per Amartya Sen questa è «l’idea di democrazia, come se questa fosse un’immacolata concezione dell’Occidente. Tale indebita appropriazione deriva da un lato da una grave disattenzione per la storia intellettuale delle società non occidentali e, dall’altro, dal difetto concettuale di considerare la democrazia sostanzialmente in termini di voti ed elezioni, anziché secondo la più ampia prospettiva della discussione pubblica»12.

La visione tutta statunitense corrisponderebbe ad una retorica spicciola che inasprisce i razzismi politico–religiosi e non identifica le differenze. L’incapacità dei governanti di un paese come gli USA – che vive da vicino il Melting pot delle razze – di riconoscere le differenti culture e religioni oltre che con le parole, poi con i fatti che sono sotto la visione di tutti. Soprattutto in considerazione che il Corano è una norma civile oltre che religiosa e non si può spiantare tale visione anche se non di tipo occidentale in quanto considerata dissimile.

 

img/democrazia4.jpgConcludo con un’aspirazione che ho ripreso dal saggio che ho riportato13. Un principio comune a molte religioni è quello di origine dipendente dall’ambiente. Perché origine dipendente? Perché noi tutti siamo legati, anche quando sentiamo di non essere accettati o ben voluti e non possiamo far a meno dell’altro. Dimenticare, emarginare o lasciare a se stessi gli altri, qualora chiedessero il nostro aiuto non è intervenire, lo è invece, dove non è espressamente richiesto con la scusa di portare democrazia e principi ispirati a diritti civili che non sempre fanno parte della cultura di un paese.

Per cui i depositari della verità, pur unici nel loro genere, non rispondono alla verità che viene dal popolo e per il popolo nella lotta alla sofferenza ed alle privazioni dove nemmeno la speranza gli appartiene più.

Ci sono veramente questi presupposti di pace o sono categorici solo dietro condizioni poste dai potenti che manovrano la governance mondiale? E se crollerà l’imperium statunitense chi rimpiazzerà la stessa idea di esportazione democratica da tempo conclamata nelle dichiarazioni di intento?

Se ci spinge la determinazione ad arrivare a pensare che la pace non è solo “assenza di guerra” alla Hobbs, ma fondamento dell’animo umano, probabilmente non saremmo costretti a ricercarla tanto al di fuori sui tavoli di pace dopo conflitti mondiali e locali che ci trascinano da secoli su trattative senza fine o con fine provvisoria che come insegnano i risultati delle precedenti guerre, niente sta bene a nessuno sui confini, sulle risorse e sui risarcimenti di guerra creando ulteriori dissidi ed ulteriori beffe sulle generazioni future che si accollano non solo gli errori/orrori della guerra ma il risultato di trattati che non soddisfano nessuno e che vengono automaticamente violati e/o denunciati per il rifacimento di altri interessi nascosti e sottomessi in latenza nel divenire stolto della rivendicazione, della rivincita. Non ci sarebbe più bisogno nemmeno di difendersi nelle “giuste guerre di difesa” se nessuno pensasse ad attaccare per quegli stessi interessi stimolatori assenti di vera spiritualità umana. L’essere, in quanto tale dovrebbe sentire gioia, invece sente sempre più dolore perché trascinato costantemente in conflitti, che non gli sono propri. Lo deve percepire al suo interno, nello specchio del suo sé superiore che non blasfema se stesso e l’altro in conflitto in un universo ove tutti sono legati e creati, per riprendere le stesse parole di Braden, dalla stessa matrix.

Dove mi colloco nello scenario mondiale? Che senso ha tale collocazione a questo punto, se siamo tutti fratelli in origine e nella specie? L’elemento pace è indissolubile, e incorruttibile, quando lo si sente veramente dentro. Non ho pace, non ho più pace si sente sempre dichiarare, anche nel nostro piccolo circuito familiare, non è forse vero?

img/democrazia5.jpgAppartiene a Nichiren Daishon, un monaco giapponese della metà del XIII secolo, che scrisse un trattato per adottare l’insegnamento corretto per la pace nel Paese, l’idea che: «Quando in un paese regna il disordine, i primi a essere in disordine sono gli spiriti; quando gli spiriti sono in disordine, tutto il popolo è in disordine. […] Se vi preoccupate anche solo un po’ della vostra sicurezza personale, dovreste prima di tutto pregare per l’ordine e la tranquillità in tutti e quattro i quadranti del paese»14

Mi sento di aderire in pieno a quest’affermazione, ammodernandola solo nella maggior grandezza territoriale (il Daishonin si riferiva al Giappone), nell’estenderla cioè, a tutto il mondo e a tutta l’umanità che se avrà una fine non sarà per le sue conoscenze ma per le errate interpretazioni che essa fa di se stessa e dell’ambiente.

La Rivoluzione umana, quella a cui si riferiva il Che, deve essere alla base delle azioni che coinvolgeranno anche le future generazioni in modo transeunte a rendere possibile un dialogo all’interno di noi stessi prima ed all’esterno poi o deve ancora basarsi su un catalogo di democrazie comunque non esperibili?

 

 

 

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Note

  • 1 - che è stato celebrato come grande liberazione per l’interruzione del continuo passaggio di poveri diseredati che talvolta, ma forse più spesso di quanto siamo a conoscenza, sono fermati a fucilate Nei primi sei mesi del 2008 ci sono già state circa 40 mila espulsioni di immigranti del Messico/Guatemala. Circa mille i morti ancora “senza nessuna spiegazione” nella zona di confine con il Messico [N.d.A.]
  • 2 - in quest’ultimo Paese, forse, chiedendo il visto c’è speranza che venga concesso più facilmente)
  • 3 - o assemblaggi, è tutto quello che concerne quel servizio prestato da persone naturali o giuridiche, domiciliate nel Paese, ad un appaltatore domiciliato all’estero che somministrerà nei termini e nelle condizioni convenute, materie prime, parti o pezzi, componenti o elementi che verranno processati o trasformati per conto dell’appaltatore che a sua volta li utilizzerà o commercializzerà secondo quanto convenuto. Le Maquiladoras, sono le aziende che ricevono le materie prime per produrre pezzi di ricambio, nelle catene di montaggio, che vengono rimandate alle industrie proprietarie di appartenenza alle multinazionali, transnazionali. Secondo la definizione dell’OIL (1997) la Maquila concerne ogni attività che ha a che vedere con il processo di produzione di un’azienda che viene delocalizzato presso un'altra azienda. Il termine maquila, nel medioevo, indicava una misura, cioè faceva riferimento alla porzione di grano che il proprietario del grano doveva lasciare al padrone del mulino per la macina, come pagamento con una stessa quota di grano. Ripreso ed adattato alla tipologia moderna indica più o meno la stessa cosa variando lo strumento di pagamento che in questo caso viene sostituito dalla forza lavoro degli operai (a pochi pesos) sia alla fabbrica che li fa lavorare, ma anche dalle transnazionali che detengono l’effettivo potere di commissionare tale schiavitù del lavoro e di sfruttare ulteriormente la forza lavoro dei lavoratori guadagnando sul loro surplus. Questo tipo di catene di assemblaggio sono attratte dai bassi livelli salariali e sarebbe quindi contraddittorio sostenere che possano migliorare il valore della mano d’opera locale. D’altro canto questa industria dovrebbe determinare la diminuzione della disoccupazione dato che si realizzano quelle fasi labour-intensive (a maggiore intensità di lavoro) della produzione ed il lavoro dovrebbe essere abbondante e accessibile.
  • 4 - In merito alla democrazia ateniese v. Lanfranchi Pierluigi “Cos’è e a che cosa serve?” Il modello Fragile “la democrazia ateniese ha conosciuto un tensione insanabile tra libertà ed uguaglianza, qualunque significato intendiamo dare a questi termini;ha ammesso l’imperialismo e la guerra; ha escluso dai diritti politici le donne, gli stranieri e gli schiavi; ha spesso esercitato la violenza sui suoi cittadini per auto preservarsi… non sono forse gli stessi limiti le stesse gravi condizioni; a cui sono confrontate le attuali democrazie occidentali?”
  • 5 - Da non dimenticare che coinvolto nello scandalo, oltre al Presidente Ronald Reagan, era l’allora Vice Presidente George Bush Sr. Da wikipedia: “lo scandalo coinvolse alti funzionari dell'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan accusati dell'organizzazione di un traffico illegale di armi con l'Iran. I proventi di questa operazione erano serviti a finanziare l'opposizione violenta dei Contras al governo sandinista del Nicaragua. La vendita di armi all'Iran era stata pianificata puntando al rilascio di alcuni ostaggi statunitensi in quel momento nelle mani di terroristi Hezbollah in Libano, legati all'Iran”.
  • 6 - Non pagati nella sua interezza, corrispondevano a 17 miliardi e mezzo di USD si suppone il riconoscimento fu così alto in termini di denaro, in quanto gli USA distrusse tute le infrastrutture bombardando in continuazione le popolazioni di confine con l’Honduras (cui erano presenti 3.000 marines) Questo intervento militare faceva parte della così detta “rivoluzione anticomunista, uno dei cardini fondamentali della dottrina Reagan, l’altro cardine era di estendere tutto il resto del continente consumatori dei prodotti statunitensi, come di fatto avvenuto con il NAFTA, ma che non si è riusciti ad inglobare nell’ALCA (fallita) con l’idea di farne un mercato di libero scambio dall’Alaska alla Terra del Fuoco. In compenso ci stanno riuscendo i latini con l’ALBA che vedranno inglobati tutti gli altri mercati della zona da MERCOMUN, CARIBE, CAN a MERCOSUR.
  • 7 - Ad esempio l’embargo di Cuba, dura da quasi 50 anni, già condannato dall’Organizzazione degli Stati Americani (osa). V. anche quello dell’Iran e dell’Iraq. [N.d.A.].
  • 8 - A. de Guttry, F. Pagani, Sfida all’Ordine Mondiale, Donzelli Editore, Roma 2002, p. 131.
  • 9 - Già approfondito nella lezione del 22/04/2005 della Dott.ssa Ruggieri Clarissa, Seminario del Master in Geopolitica e Sicurezza Globale “Gli Stati Uniti”. [N.d.A.].
  • 10 - Ivi, p. 69.
  • 11 - President Bush Participates in Video Teleconference with Iraq Provincial Recontrustraction Team Leaders and Brigade Combat Commanders, Rose Garden, Fact Sheet: Helping Iraq Achieve and Political Stabilization, discorso dell’8/01/2008, <http://www.whitehouse.gov/>. In appendice.

 

  • 12 - A. Sen, La democrazia degli altri. Perché la libertà non è un’invenzione dell’occidente, Collana Oscar Mondatori, Ed. Arnoldo Mondatori Editore S.p.A, Milano 2004, p. 40.
  • 13 - Vladimira Cavatore, “La democrazia dell’Impero USA”, Aracne Edizioni, Roma, 2008 pp. 242
  • 14 - Nichiren Daishonin, gli scritti di Nichiren Daishonin, Vol. 1: Rissho Ankoku Ron (Assicurare la pace nel Paese) Ed. novembre 2000, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Città di Castello, Perugina, p. 43.

 

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Vladimira Cavatore

è scrittrice, saggista, poetessa. Nata a Roma nel 1960, laureata in Scienze politiche alla Sapienza di Roma (1998) è Specialista in  Diritto ed Economia delle Comunità Europee (2002), Master in Geopolitica e Sicurezza Globale (2005) Roma "la Sapienza", e Master di II livello in "Discipline del lavoro, Sindacali e della Sicurezza Sociale" Roma Tor Vergata (2009).
Viaggiatrice con molteplici interessi, ha soggiornato a lungo nell'America centrale e meridionale. Ha pubblicato un 'Pasto nell'ombra', armonia di poesie e scritti, 'L'amore ferito - Eros e cigno', poesie, ed il saggio 'La democrazia dell'Impero Usa'. 
 

 

 

   


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