Fiori virtuali

di

Anna Carbich

 

img/fiorivirtuali.jpgPer oggi basta, pensa Alberto chiudendo quella pratica. A volte ha l’impressione di non farcela, di non riuscire a star dietro al lavoro che si accumula ogni giorno. E pensare che non va nemmeno a cercarselo. Arriva, semplicemente. Non cessa di stupirsi perché non è un attaccabrighe, anzi, è un tipo piuttosto accomodante, cerca di andare d’accordo con tutti. Forse è stato proprio quello il motivo per cui aveva scelto di studiare legge. Giurisprudenza. La prudenza della giustizia. Non se ne è mai pentito, anche se le delusioni non sono mancate. Quanti colleghi ha visto utilizzare la loro conoscenza della legge solo per aggirarla, per tradirla. Avvocato civilista ne sa qualcosa. Adesso però può permettersi di scegliere. Di accettare cause forse perse, ma non clienti disonesti. Può permettersi di stare dalla parte di chi secondo lui ha ragione, di chi ha subito prepotenze e soprusi. Il piccolo proprietario soffocato dagli speculatori, il contadino incalzato dall’avanzata dei capannoni, l’impiegato cui l’ente pubblico non ha versato i giusti contributi, il comune cittadino vessato da cittadini altrettanto comuni ma tanto più prepotenti, corrotti e imbroglioni. Ogni tanto accetta una causa grossa, perché si vive anche di pane, e così può permettersi di fare persino qualcosa che gli piace.

Chissà se i miei semi sono germogliati, pensa, avviandosi finalmente verso casa. La settimana scorsa infatti ha seminato. Non è un contadino, e non ha nemmeno un giardino, solo un terrazzo. Forse è meglio però. In vaso le piante sono più protette dall’assalto di parassiti e malattie. Si possono tenere meglio sotto controllo. Controllare i vasi è la prima cosa che fa tornando a casa la sera. Ogni stagione ha i suoi riti. Persona metodica e scrupolosa segue un calendario ben preciso. Tutto l’anno. Adesso è primavera, ha seminato, ed è un momento molto, molto delicato. Ci possono essere pericolosi sbalzi di temperatura, oppure, se i vasi sono troppo esposti al sole, le piccole piantine possono addirittura bruciare.

img/fiorivirtuali2.jpgE’ soprattutto curioso di vedere se le specie esotiche e rare che gli ha mandato Dafne sono finalmente spuntate. Ogni tanto gli fa una sorpresa e gli manda una bustina di semi di fiori. Alberto sa la cura con cui li sceglie. Ditelo coi fiori. Nel loro caso con i semi. E’ l’unico legame tangibile che hanno scelto di avere nella loro storia per corrispondenza virtuale. Alberto non sa nemmeno che aspetto ha Dafne. E viceversa. Di comune accordo hanno preferito così. Per quel che ne sa lui potrebbe essere obesa o scheletrica, bellissima o bruttissima, giovane o vecchia, magari costretta su una sedia a rotelle o con chissà quale difetto fisico.

Che importanza ha? Per lui è una persona bella e basta. Nemmeno lei sa che aspetto ha lui. Eppure a volte i loro scambi di corrispondenza sono più erotici di una telefonata a pagamento. Senza parlare di sesso, senza fare riferimenti piccanti. E’ l’amore con cui parlano dei loro fiori, grande passione che hanno in comune, è il gusto con cui si passano le ricette, è la passione con cui si raccontano le sensazioni provate ogni giorno. Ormai è diventata una dipendenza.

Dopo aver salutato i suoi vasi e le sue piante, il suo gatto e il suo cane, dopo aver cenato, Alberto non può fare a meno di mettersi al computer e scrivere. Scrivere a lei, vuotare il suo cuore delle ansie e delle gioie della giornata. Una volta, solo pochi anni fa, si aspettavano le lettere di carta. Adesso si aspettano lettere virtuali. L’ansia è la stessa, cambia il mezzo.

Deve ringraziare Giovanni, il suo amico e compagno di avventure, appassionato fotografo e internauta che l’aveva coinvolto nel progetto FIORE, un sito internet dedicato allo studio e alla ricerca di erbe officinali e fiori esotici. Serviva un consulente, esperto nel campo, per rispondere ad eventuali quesiti di altri appassionati. Il sito avrebbe ospitato una ricca galleria fotografica costruita anche col contributo del pubblico. Sito amatoriale naturalmente, tutto lavoro di amici ed appassionati, rigorosamente non pagato.

Iniziato quasi come un gioco il sito era cresciuto, aveva avuto riconoscimenti internazionali e li aveva messi in contatto con altri appassionati in tutto il mondo. Solo pochi collaboratori si conoscevano di persona, lui, Giovanni e un paio di altri amici. Gli altri si erano uniti in seguito, chi per fare la traduzione in inglese, chi per dare consigli su rimedi fitoterapici biologici, chi per suggerire itinerari botanici, chi per proporre ricette. L’unione aveva davvero fatto la forza del sito. Stranamente, nonostante i messaggi che si scambiavano fossero succinti, era emerso a poco a poco che tutte queste persone avevano qualcosa in comune. Di certo l’amore per la natura, e questo era già molto, oltre ad una certa propensione alla contemplazione e allo stupore, una curiosità di fondo legata ad un certo ottimismo e un atteggiamento fiducioso unito alla voglia di condividere gli interessi comuni.

Una parola di augurio, un complimento, un commento, un riferimento personale aggiunti alle comunicazioni “di servizio” avevano reso viva la corrispondenza, avevano unito questa comunità virtuale ma assolutamente spontanea, formatasi attraverso una selezione “naturale”, senza vincoli o quote di iscrizione, ma proprio per questo ancora più compatta.

Ricorda ancora il primo messaggio ricevuto da Dafne. Due fotografie di due bellissimi fiori rossi e un appello:img/fiorivirtualicalliandra.jpg Li ho incontrati a Ischia, in un parco termale. E’ stato amore a prima vista. Come si fa a non dare il nome a un amico? Secondo voi potrebbero crescere anche in un clima più ostile? Aspetto una risposta. Dafne”

Non gli era mai capitato che qualcuno parlasse così di un fiore. Sì, aveva conosciuto una signora che parlava alle piante, una ragazza che esponeva delle pietre alla luce lunare per caricarle di energia, una coppia che traeva forza vitale dalla luce delle candele enon aveva potuto fare a meno di sorridere di tali atteggiamenti.

Questo messaggio invece era una semplice richiesta di informazioni con qualcosa in più. I fiori infatti erano davvero speciali e rari alle nostre latitudini. Uno era un esemplare di Calliandra, un piccolo arbusto che esibisce dei fiori che sembrano dei piumini rosso purpurei, l’altro di Eritrina, un arbusto chiamato anche l’albero del corallo, per la forma e il colore dei suoi fiori. Entrambe le piante provengono dal Sud America. Era stato inoltre colpito dal collegamento nome – amico. Come si fa a non dare il nome a un amico? La prima cosa che si fa quando si prende un cucciolo è dargli un nome. C’è chi dà un nome alle case, chi dà un nome alle macchine. Dare un nome è come dare un’anima. Togliere il nome è togliere vita.

Dafne. Quante cose si nascondono in un nome. C’è chi dice che anche il destino vi sia già scritto. Destino o no quel nome non poteva non stuzzicare un appassionato di fiori come Alberto. Non solo per la leggenda secondo la quale Dafne era la ninfa che preferì mutarsi in una pianta di alloro piuttosto che cedere all’amore di Apollo che la stava inseguendo. Ma anche perché Dafne è un grazioso arbusto spontaneo di piccole dimensioni i cui precoci fiori rosa si trasformano in rosse bacche velenose durante l’estate.

img/fiorivirtualiDafne.jpgComunque un nome interessante.

Coincidenze, è vero, ma non ci sarebbero storie senza coincidenze. Tutti gli incontri sono storie di coincidenze.

Alberto aveva risposto a Dafne quella stessa sera, dandole quante più informazioni poteva, e chiedendole anche se fosse una ricercatrice sistematica o se il suo fosse un interesse casuale.

Dafne aveva risposto che era semplicemente curiosa, che i fiori le erano sempre piaciuti, ma che il suo interesse non aveva niente di scientifico. Aveva anche aggiunto che da piccola suo nonno le aveva regalato dei libri di fiori, una scatola per raccoglierli e per fare un erbario, ma che lei non aveva approfittato delle sue conoscenze e della sua disponibilità ad insegnarle. Le era sempre rimasto questo rimpianto e l’amore che nutriva adesso per i fiori voleva in un certo senso rimediare allo scarso interesse di allora. Era anche il suo modo di ricordare una persona a lei cara.

Alberto si era ritrovato in queste parole, e così avevano continuato a scriversi. Da tecnici i suoi messaggi erano diventati sempre più personali, privati. Difficilmente erano cronache di fatti, ma piuttosto descrizioni di stati d’animo, riflessioni. Dafne gli raccontava dei suoi incontri con specie rare, dei suoi avvistamenti di scoiattoli, di porcospini, di uccellini multicolori e gli mandava le fotografie. Ne parlava come se avesse vinto dei biglietti alla lotteria. Oppure gli parlava delle cose che le procuravano sofferenza, episodi piccoli e grandi. Pochi però i riferimenti alla sua famiglia, al suo lavoro.

Anche lui non sentiva il bisogno di raccontare delle inevitabili delusioni o fatti spiacevoli della vita di tutti i giorni. Parlare con Dafne era come raggiungere un’isola dove c’era qualcuno che lo capiva, come non gli capitava da chissà quanto tempo. Era come avere trovato un rifugio in un non luogo fuori dal tempo. Come quando si legge un libro. E quando il libro è bello dispiace finirlo. Ecco loro stavano scrivendo un romanzo a quattro mani, e nonostante la virtualità del mezzo i sentimenti erano assolutamente reali e la pagina stampata era di carta, si poteva toccare, tenere in mano.

Un giorno aveva ricevuto un pacchetto. Piccolo, leggero. Poco più spesso di una busta. Il timbro postale di una grande città. Ma ormai tutto lo smistamento di pacchi e lettere è centralizzato. Aveva subito indovinato il contenuto e la vera provenienza, anche se come mittente c’era solo un nome sconosciuto. All’interno alcune bustine di semi. Fiori rari, esotici. Semi introvabili nella sua città. Forse ordinati da un catalogo, forse trovati tramite internet, forse comprati all’estero. Non aveva dubbi sull’identità del mittente. Allora Dafne era un soprannome. Un nickname come si dice adesso, un “nom de plume”, uno pseudonimo? O forse era il secondo nome. Ma perché proprio Dafne?

Le aveva scritto subito.


Non puoi immaginare l’emozione provata nel ricevere quella busta. Qualcosa di simile all’avverarsi di un sogno. Grazie, Dafne cara. Alberto.


Per un’altra, curiosa coincidenza, la macchina aveva in un primo momento scritto “albero” al posto di Alberto. Aveva subito corretto. Meglio non esagerare con i significati reconditi, i riferimenti, le allusioni. Anche Dafne probabilmente aveva scelto quel nome semplicemente perché era il nome di un fiore. E a lei i fiori piacevano.

 

 



Anna Carbich, 2007

 

 

 

 

 

 

 

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