Eros ed Epos

di  Anna Carbich

 

img/eros1.jpgL’anno scorso ho seguito con interesse e partecipazione l’impresa di un giovane navigatore solitario, e come poteva essere non giovane, mio conterraneo, che ha attraversato a remi, sì proprio a remi, l’Oceano Atlantico. L’impresa si è per fortuna conclusa felicemente, anche se con le inevitabili difficoltà e momenti di avvilimento e solitudine. E chi non li avrebbe avuti, mi chiedo.

Tornato a casa, il suo paesello natio ha organizzato grandi festeggiamenti per l’illustre concittadino, novello Odisseo, con tanto di presenza mediatica e folto pubblico acclamante, soprattutto femminile, com’era da prevedere. Ricordo una cronista radiofonica che intervistava qua e là fra il pubblico adorante. Una domanda frequente era: “Lei lo sposerebbe un uomo così? Banali in genere le risposte, tranne una: “No, troppo eccentrico.” Quanto saggia la signora, la cui voce non rivelava l’età, ma il buon senso sì.

Anche noi abbiamo un amico simile, adorabile, intendo, e anche assolutamente inaffidabile. Un matrimonio finito tanti anni fa soprattutto per mancanza di tempo. Come poteva infatti Ulisse, così lo chiameremo, conciliare una tranquilla vita matrimoniale, come avrebbe desiderato la consorte, con i suoi mille impegni e i suoi mille interessi. Dalla politica all’impegno sociale, dalla vela all’alpinismo, dalla numismatica alla botanica. Troppo disponibile con tutti, incapace di negarsi a chi gli chiede aiuto, anche finanziario, mai stanco per nessuna impresa ancorché faticosa, non si era reso conto di non essere adatto per la vita matrimoniale.

Si erano lasciati di comune accordo, lui quasi sollevato per essersi finalmente sottratto all’unico legame fisso che aveva oltre alla professione, lei stanca di aspettare e anche di stare troppo spesso in pena per qualcuno che proprio in pena non stava mai, tanto era il suo entusiasmo.

Per un po’ di tempo amici e conoscenti l’avevano compatita, tale era il grado di popolarità di Ulisse, ma come, dicevano, lasciarsi con un uomo così affascinante, e senza motivi gravi, chissà perché. Dapprima aveva cercato di spiegare che nessun grand’uomo è tale per il proprio cameriere, poi, dato che tutto passa, nessuno se ne era più preoccupato.

img/eros2.jpgUlisse ha continuato fiducioso a vivere col suo entusiasmo e col suo ottimismo, troppo occupato per cominciare un’altra storia. Non è insensibile al fascino femminile e forse ha avuto delle avventure fugaci o intrecciato qualche flirt durante i suoi viaggi, ma noi non glielo abbiamo chiesto e lui non ce ne ha mai parlato.

D’altra parte ci si vede così di rado che non c’è mai tempo per le confessioni. Difficile andare sul personale in una cena fra amici, in genere si ascoltano le sue ultime avventure se c’è lui, instancabile affabulatore, oppure, in sua assenza, si chiacchiera del più e del meno.

Ed è proprio durante una di queste cene che abbiamo saputo, da amici felicemente pettegoli, che Ulisse forse non era più solo. Era ora, ha commentato qualcuno, non durerà, ha aggiunto qualcun altro, ma perché no, ha detto una signora, adesso ha l’età, ha ribadito un’altra. Ma chi è la fortunata, ammesso che si possa definire fortunata, ho chiesto io, forse Penelope? Mi sono immediatamente vergognata della battuta, ma ormai era troppo tardi.

A me Penelope però è simpatica. Femminista ante litteram è l’unica donna dell’antichità che rifiuta il ruolo di vittima e usa l’ASTUZIA per non punirsi. Non la si vede mai in gramaglie, ma sempre bella e, ancora più importante, corteggiata. E quale situazione è più confacente a una donna se non il sentirsi oggetto di attenzione amorosa? Soprattutto se riesce a tenere la situazione sotto controllo? Sì, Penelope tesse la tela, ma non parla di doveri casalinghi, non piange. Altro che le più moderne Emma Bovary, con la sua noia, o Anna Karenina che finisce addirittura sotto un treno. No, se dovessi fare un parallelo la vedrei più in un romanzo di Jane Austen.

Il problema piuttosto è un altro, come restare Penelope il più a lungo possibile e non cadere in altri stereotipi. Cosa si sa di Penelope dopo il ritorno di Ulisse?

Di certo hanno vissuto un momento molto, molto speciale al ritorno di lui, ma poi?

Meglio forse non approfondire.

Durante la nostra cena qualcuno, ancora più banalmente, ha suggerito che forse la misteriosa donna del nostro Ulisse si chiama Circe.

No, si chiama semplicemente Giulia, interviene un’altra amica.

img/eros3.jpegGiulia dunque. Ma io avevo una compagna di scuola che si chiama Giulia. Che sia la stessa? Ma certo che è lei. Vive in una grande città da un sacco di anni, fa la giornalista. So che ha viaggiato parecchio, che ha avuto successo. Non credo si sia mai sposata. So però che qualche anno fa ha perso improvvisamente il compagno. Una tragedia. Donna forte, aveva reagito buttandosi ancora di più nel lavoro e diventando una vera e propria “workaholic”, come direbbero gli inglesi. (Lavorizzata, lavorista? Come alcoholic = alcolizzata, alcolista). Aveva somatizzato il dispiacere con terribili mal di testa e dolori muscolari, ma non si era arresa. L’ho incontrata anni fa a una cena di classe e abbiamo ritrovato subito una certa intesa, come capita quando si è stati bambini insieme. Da piccoli vivevamo vicino, le famiglie si conoscevano, i suoi fratelli erano coetanei e compagni dei miei. Poi più niente, fino a quella cena di classe.

E così di cena in cena continua la storia del nostro Ulisse. Gli amici benevolmente maliziosi decidono di invitare i due insieme a una serata. Quale periodo migliore per l’incontro della breve vacanza dei morti, quando tutti ritornano al luogo di origine senza avere gli impegni che si hanno a Natale.

Quasi come un’altra cena di classe.

Devo dire che sebbene in genere l’invidia sia un sentimento che mi sforzo di tener lontano, quella sera ne ho provata non poca per Giulia e Ulisse.

Sembra stiano vivendo quella storia che tutti abbiamo sognato di vivere da ragazzi o che forse, se l’abbiamo vissuta, abbiamo dimenticato. La facilità e la spontaneità con cui sembrano intendersi, il piacere evidente che ricavano dalla reciproca compagnia, la voglia di ascoltarsi e di non prevaricarsi, nonostante abbiano entrambi una personalità “ingombrante”, con un sacco di cose da dire e raccontare.

Dall’ultima volta che l’ho vista lei sembra aver perso dieci anni ed ha acquistato in bellezza, lui è dimagrito, in gran forma, e riesce a trasmettere serenità e fiducia a chi lo avvicina.

Nessun atteggiamento melenso o sdolcinato.

La loro serenità ha contagiato la tavolata, composta per lo più da vecchi amici. Per una sera abbiamo dimenticato le solite preoccupazioni, ansie e dispiaceri. Persino i pettegolezzi.

Ho chiesto a Giulia se continua a lavorare. Certo, è stata la risposta, come potrei vivere senza, dopo tanti anni e fatica per costruire la mia professione. E si vede spesso con Ulisse, chiedo ancora. No, non troppo spesso, non sempre i nostri impegni coincidono. Ma non le dispiace, le chiedo ancora? Sì, naturalmente, ma il tutto e subito non ha mai aiutato nessuno e un po’ di nostalgia acuisce il sentimento. Facciamo tutti e due cose interessanti, anche da raccontare. Così quando ci vediamo non ci possiamo annoiare, abbiamo tante storie da raccontarci. Raccontare storie è il mio lavoro e avere chi mi ascolta volentieri è la ricompensa migliore che posso chiedere. Ci sono voluti anni per guadagnarmi la mia libertà, anche di giudizio, il mio senso critico, la mia autonomia. Non posso nemmeno dimenticare le sofferenze passate. Sono stati proprio questi gli aspetti di me che sono piaciuti a Ulisse, no, non potrei cambiare adesso. Figurati che pur avendo opinioni discordanti in politica riusciamo a non litigare, vedi è proprio lui che mi ha detto che le persone si possono incontrare anche quando le idee si scontrano. E poi abbiamo imparato un sacco l’uno dall’altra, visto gli interessi diversi ma anche le nostre curiosità. img/Eros4.gif

Si è fatto tardi. Se ho provato un po’ d’invidia ho anche capito che la vita riserva sempre sorprese e non sempre brutte per fortuna. Era stato proprio Ulisse a regalarmi il più bel biglietto di buon compleanno che ho ricevuto quando ho superato la mezza età. Diceva: “The Best Is Yet To Come” (Il meglio deve ancora venire).

All’indomani della cena siamo tutti tornati alle nostre attività. Chi abita lontano è rientrato nella sua città, altri sono rimasti, Ulisse è partito per l’Africa ad accompagnare un gruppo di volontari che vanno a costruire dei pozzi in un villaggio, Giulia è andata a seguire un festival cinematografico.

Di certo al loro ritorno avranno tanto da raccontarsi.

Chissà, che finalmente Eros ed Epos si siano incontrati?

 

 

Anna Carbich, 2006

 

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"Sono nata (…) anni fa a Sondrio. A tredici anni sono andata a studiare a Milano, lingue, come era la moda per le ragazze allora. A diciannove anni avevo già il diploma di interprete. Troppo presto. Mi piaceva tanto viaggiare e conoscere gente. Cosa che ho fatto. Poi mi sono rassegnata a lavorare in un posto”fisso”.
Kodak, traduttrice-redattrice reparto pubblicità.
Mi sono sposata giovane, adesso si direbbe troppo giovane, e ho lasciato Milano.
Tre figli. Ho cominciato a insegnare in una scuola della regione Lombardia.
Esperienza sgradevole, ma che mi ha aperto un mondo. Ho cominciato ad appassionarmi all’insegnamento dell’inglese, soprattutto ai bambini. Allora era una novità. Ho la sensazione di aver sempre fatto le cose giuste al momento sbagliato.
Erano i tempi della grande partecipazione politica. Ho aiutato a metter su la biblioteca comunale del paese dove vivevo. Bellissimo.
Nuovo trasferimento, questa volta in Svizzera. Ricomincio tutto daccapo. Mi riciclo e torno a insegnare di giorno e di sera"
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Anna Carbich è residente in Svizzera da più di vent’anni, dove insegna inglese in una scuola media.
Ha tre figli ormai grandi, quindi più tempo, oltre che per lavorare, per leggere, studiare, scrivere…

   


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