C’era una volta il Principe di Castagneto...

 di Sharon Belli

 

img/CarloCaracciolo1.jpgC’era una volta il Principe di Castagneto...

Principe singolare e stravagante.

Qualcuno lo chiamava “il fortunato”, qualcun altro "il padre di Repubblica". C'era chi lo chiamava 'Presidente', chi lo chiamava 'Dottore', e chi lo chiamava 'il principe'; la moglie lo chiamava 'Rag', mentre 'Don Carlo' lo chiamavano e l’affezionatissima Grazia a Garavicchio, nella casa in Maremma, e Pedro, il fedele maggiordomo, a Roma. Era solamente 'Carlo', e nient'altro,  per i suoi collaboratori.

Così l'Italia ha avuto l’Avvocato, ha il Cavaliere, ma ha avuto anche lui: il Principe.

Io racconterò di lui attraverso i suoi trascorsi e i documenti che sono riuscita a rintracciare su internet e con il convincimento che a Carlo Caracciolo vada dato il merito d'essere stato un propulsore dell’informazione nazionale.

Non ho conoscenze particolari su di lui, né fonti originali, per cui rielaboro cose di cui si sa, ma che dirò a modo mio, con l'entusiasmo di chi ha simpatia per questo personaggio in cui vedo l'aristocrazia del tratto, la signorilità dello stile, e il fascino della genialità.



Carlo Caracciolo nasce a Firenze il 23 ottobre del 1925 da Filippo Caracciolo e Margaret Clarke, primogenito della nobile famiglia dei Principi di Castagneto e Duchi di Melito.

Ma a chi gli pone la domanda "L’aristocrazia conta ancora?" Carlo risponde: "L’aristocrazia non conta niente".

img/CarloCaracciolo2Cresce in fretta Carlo. L’8 settembre del '43, a diciott'anni, vede partire il padre per raggiungere gli alleati a Napoli, e che poco dopo sarebbe diventato, nell'aprile del '44, sottosegretario nel secondo governo Badoglio, dove ne esprime l'anima più progressista, se così si può dire per quel frangente politico.

Invece lui, Carlo, va in val d’Ossola, giovane partigiano e per un anno tra le montagne, combatte nella Brigata Matteotti, passa anche dei momenti brutti, ma è schivo, e ne parlerà poco.

Finita la guerra si laurea in giurisprudenza alla Sapienza di Roma, approfondisce gli studi negli Stati Uniti alla Harvard Law School di Boston.

Nel 1951 fonda l’Etas Kompass, casa editrice di periodici tecnici, di cui restava Amministratore Delegato fino al 1974. Ma è con la N.E.R., nel 1955, che inizia il suo lungo e costruttivo percorso nell'editoria. Insieme ad Adriano Olivetti fondano la Società editrice "L'Espresso", il direttore amministrativo è Eugenio Scalfari, e poi, sotto la direzione di Arrigo Benedetti, esce il primo numero de l'Espresso, a Roma, il 2 ottobre 1955.

Parliamo dell'Espresso, il mitico giornale della sinistra, il fogliettone che gli universitari di quegli anni prediligevano: o si leggeva L'espresso o si leggeva il Borghese. Entrambi in bianco e nero. L'Espresso per dieci anni niente colori. Il Borghese, su carta gialla, aveva al centro le donnine svestiste, in carta patinata, le pagine più viste.

Ma non fatemi deviare.

Poi, per poter vendere le macchine da scrivere nella pubblica amministrazione (allora il conflitto di interessi, almeno formalmente, non lo si tollerava) Adriano Olivetti cede “gratuitamente” il proprio pacchetto azionario ai tre, ma la quota maggiore la da a Caracciolo. Così nasce la collaborazione (e l'amicizia) con Benedetti e con Scalfari, che poi, con quest'ultimo, diventerà fraterna.

img/CarloCaracciolo3.jpgE insieme a Scalfari sono pronti per una nuova avventura, si chiama Repubblica, geniale idea in formato tabloid. Il 14 gennaio 1976 iniziano le pubblicazioni del quotidiano, direttore è Eugenio Scalfari.

Quotati in borsa nel 1984, Repubblica e L’espresso vengono incorporati nella Mondatori di cui lo stesso Carlo Caracciolo diventa il prestigioso Presidente.

Ma si profila sullo sfondo la figura di un uomo d'affari rampante, che rastrella sul mercato, prima, le azioni Mondadori, e che acquista, poi, il pacchetto azionario di Leonardo Mondadori e che non nasconde che vuole mettersi al timone del più grosso gruppo editoriale italiano. Caracciolo e De Benedetti cercano di tenere botta, si alleano con la famiglia Formenton, erede di Arnoldo Mondadori.

Poi, in un attimo, il giro di boa: i Formenton, in una manciata di minuti, cambiano le alleanze, passano nell'altro campo, vendono: e si va in tribunale.

Una delle pagine più buie della storia d'Italia. Avvocati e giudici si incrociano tra aule di Tribunali e sordidi bar dove si vende e si compra di tutto.

img/CarloCaraccioloJacarandaFalk.jpgMa questa è un'altra storia.

Si arriva ad un compromesso, la “spartizione di Segrate”, tra Berlusconi e De Benedetti, da cui nasce il Gruppo L'Espresso, di cui Carlo resta presidente, e con il Gruppo CIR come azionista di maggioranza.

Per fortuna, così, parte dell’informazione nazionale resta libera, perché Carlo Caracciolo è un liberale vero, amante del rischio, della libera informazione e della sua spregiudicata passione per il mondo dell’informazione. E lo dimostra con il suo intervento a favore di Liberation: investe, nella ricapitalizzazione, cinque milioni di euro. Oggi Liberation è salvo grazie a lui.

Cavaliere del Lavoro, interessato alla vita dei giornali, critico e strategico, spinge per l’informazione multimediale perché “il futuro passa per la multimedialità”, e fino all'ultimo, alla sua età, è immerso nel mondo dell’informazione come il primo giorno.

Di lui hanno detto che aveva un carattere distaccato e distratto, ma di certo questo non riguardava il suo amore per l'Italia e per la stampa.

Qualcuno gli dava dell’editore “fortunato”, e lui non ama questa definizione, anzi mette in risalto il suo essere laborioso. Un laborioso che, nonostante le travagliate vicende dell’Italia, non ha mai perso, neanche per un istante, l'amore e la passione per la democrazia e la combattività contro il totalitarismo fascista.

Quando parla dei berlusconiani, non può che far notare la sua incompatibilità, ma con una nobiltà d’animo e con un’educazione sincera, che non maschera.

Consapevole della sua sapienza, del suo vivace intelletto, non si definisce comunista, ma uomo di sinistra.

Il suo politico migliore per intelligenza: Aldo Moro. Ma ha anche, grande simpatia e stima per Ugo La Malfa. Spiazzante, no?

Alla domanda se 'La Repubblica' era filocomunista per interessi di mercato,  lui risponde: “I democristiani sono ancora di più. Con loro il mercato sarebbe ancora più ampio”.

Amava avere amici fuori dagli schemi, personaggi politici ai quali si è avvicinato e con stile ne ha narrato pregi e difetti, dotato di una grande dote: la capacità di analisi, quel saper prendere il buono, quel saper sopravvivere anche alle inimicizie.

“Se mi vendessero 'libero', lo rifiuterei”.

L’ideale è sempre stato la sua forza, il suo cavallo vincente la nobiltà d'animimg/CarloCaracciolo5.jpgo, e  La Repubblica oggi come ieri, è ancora Carlo Caracciolo.

Il 15 dicembre 2008 all’età di 83 anni se ne è andato.

IO PIANSI.

Napolitano lo ha ricordato cosi: “era un uomo di grande limpidezza e coerenza nei principi, di grande misura e stile nei comportamenti. Un uomo legato alla causa dell’antifascismo e della democrazia, ispiratore di grandi imprese giornalistiche”.

Parole che toccano e che accompagnano Carlo Caracciolo dalla sua Casa di Trastevere, a Roma, alla chiesa di S. Bartolomeo sull’isola Tiberina, dove l'Italia gli ha dato l'ultimo addio e con Lui ha detto addio ad un pezzo di storia e ad un pezzo di storia del giornalismo, fatto in modo elegante e sobrio.

E non è solo il mondo politico e dell’editoria a rendere omaggio ad un grande, ma anche la gente comune che porge l’ultimo saluto ad un’istituzione, che vedrà allontanarsi verso le Colline di Capalbio per raggiungere la cappella di famiglia, e che percepisce quel sapore di amaro in bocca perché in un momento così delicato per la storia italiana, e per tutto quello che contorna il mondo dell’informazione, per la sua funzione così delicata, così gracile, così facile ad essere manipolata, sente l'angoscia di perdere un uomo della sua esperienza, che lascia un grande vuoto.

Questo mio piccolo scritto, vuole rendere omaggio a tutto questo, a quanto il Principe di Castagneto ha fatto, alle sue strategiche mosse in difesa della libertà di stampa e di opinione, principi basilari garantiti dalla nostra Costituzione, documento che lo stesso Caracciolo ha contribuito a far nascere, sui monti del val d'Ossola, insieme agli altri partigiani.

Ora tocca a noi, che da questo esempio di integrità morale e di perfetto spirito combattivo dobbiamo prendere l'esempio più grande e portarne vivo, dentro di noi, il suo ricordo.

 

Sharon Belli

(vedi nota a piè pagina)

 

 


 

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Nota dell'Editore:

 

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Sharon Belli

 

L'Autrice, Sharon Belli, non molto soddisfatta di questo suo racconto-saggio, in un momento di sconforto, l'ha cestinato dopo averlo ridotto in mille pezzetti.

Tanino ha salvato il 'pezzo'  da quella triste fine e, dopo averlo recuperato, con un paziente lavoro di cesello, lo ha faticosamente ricomposto. Ma qualche pezzetto era irrimediabilmente perso per sempre, quindi, come nei lavori di recupero delle opere d'arte, si intravede, qua e là, la mano del restauratore, che spera, comunque, di non aver compromesso la passione che l'Autrice ha infuso, anche, in questo suo scritto.



 

   


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