Il Re di Salem
di Paulo Coelho

(tratto da "L'Alchimista")

 

     

img/alchimista1.jpgCominciò a leggere il libro che aveva avuto da un prete di Tarifa: era un librone, che parlava di un funerale fin dalla prima pagina. I nomi dei personaggi, inoltre, erano complicatissimi. Se un giorno dovessi scrivere un libro, pensò, inserirei un personaggio che compare una volta per tutte, per non costringere i lettori a passare il tempo a imparare a memoria i nomi degli altri.

Quando finalmente riuscì a concentrarsi un po' nella lettura - ed era una lettura piacevole, giacché parlava di una sepoltura nella neve, il che gli trasmetteva una sensazione di freddo sotto quel sole cocente - un vecchio gli si sedette accanto e tentò di intavolare una conversazione.

- Che cosa stanno facendo?- domandò il vecchio indicando le persone nella piazza.

Stanno lavorando, rispose il ragazzo seccamente e, di nuovo, finse di concentrarsi nella lettura. In realtà stava pensando di tosare le pecore davanti alla figlia del commerciante per farle vedere tutte le cose interessanti che sapeva fare. Si era già immaginato la scena un mucchio di volte: e tutte le volte la giovane si stupiva quando lui si metteva a spiegarle come le pecore debbano essere tosate con un movimento dal dietro in avanti. Tentava, inoltre, di ricordare qualche storia divertente da raccontarle mentre tosava le pecore. In gran parte queste storie le aveva lette nei libri, ma gliele avrebbe raccontate come se le avesse vissute personalmente. Lei non avrebbe mai notato la differenza, perché non sapeva leggere i libri.

Il vecchio, intanto, insisteva. Disse che era stanco, assetato, e gli chiese un bicchiere di vino. Il ragazzo gli offrì la bottiglia: così, forse, lo avrebbe tacitato.

Ma quello voleva chiacchierare comunque. Gli mandò quale libro stesse leggendo. Il ragazzo pensò di mostrarsi brusco e cambiare panchina, ma suo padre gli aveva insegnato il rispetto per le persone più anziane. Quindi gli porse il libro, per due motivi: primo, perché non sapeva pronunciarne il titolo. E, secondo, perché nel caso il vecchio non sapesse leggere, sarebbe stato egli stesso a cambiare panchina per non sentirsi umiliato.

- Mmm...- mormorò quegli, rigirando il volume da tutti i lati, quasi fosse un oggetto estraneo.
- E’ un libro importante, ma è molto noioso.-

Il ragazzo ne fu sorpreso. Anche il vecchio sapeva leggere, e quel libro lo aveva già letto. E se il libro era davvero noioso come affermava lui, era ancora in tempo a scambiarlo con un altro.

- E’ un libro che parla di qualcosa di cui parlano quasi tutti i libri.- proseguì il vecchio.img/alchimista7.jpg
- Dell'incapacità della gente di scegliere il proprio destino. E conclude facendo in modo che tutti credano alla menzogna più grande del mondo.-

- Qual è la menzogna più grande del mondo?- gli domandò, sorpreso, il ragazzo.

- E’ questa: che a un certo momento della nostra esistenza, perdiamo il controllo della nostra vita, che comincia così a essere regolata dal destino.-

- E’ questa la menzogna più grande del mondo.-
- A me non è accaduto.- affermò il ragazzo.-
- Volevano che facessi il prete, ma io ho deciso di fare il pastore.-

- Meglio così.- soggiunse il vecchio.
- Perché a te piace viaggiare.-

Ha indovinato il mio pensiero, rifletté il ragazzo. Il vecchio, intanto, sfogliava il grosso libro, senza la minima intenzione di restituirglielo. Il pastore notò che era vestito in modo strano: aveva l'aria di essere un arabo; cosa non poi straordinaria in quella regione. L'Africa si trovava a qualche ora appena da Tarifa: bastava solo attraversare il piccolo stretto con un'imbarcazione. Molte volte, in città, comparivano arabi che facevano acquisti e recitavano strane preghiere più volte al giorno.

- Da dove venite, voi?- domandò il ragazzo al vecchio.

- Da molti luoghi.-

- Nessuno può essere originario di molti luoghi.- rispose il ragazzo.
- Io sono un pastore e posso trovarmi in molti luoghi, ma sono originario di uno soltanto, di una città che si trova vicino a un antico castello. E’ lì che sono nato.-

- Allora possiamo dire che io sono nato a Salem.

Il ragazzo non sapeva dove fosse Salem, ma non voleva domandarlo per non sentirsi umiliato della propria ignoranza. Si trattenne ancora un po' di tempo a fissare la piazza. Le persone andavano e venivano, e sembravano molto indaffarate.

- Come va a Salem?- domandò il ragazzo, cercando una pista.

- Come sempre.-

Non era proprio una pista. Ma sapeva che Salem non si trovava in Andalusia.
Altrimenti avrebbe dovuto conoscerla.

- E che cosa fate a Salem?- insistette.

- Che cosa faccio a Salem?- per la prima volta il vecchio scoppiò in una risata di cuore.
- Ma io sono il re di Salem!-

La gente racconta cose alquanto strane, pensò il ragazzo. Alle volte è meglio stare con le pecore, che se ne stanno zitte, e cercano soltanto cibo e acqua. Oppure è meglio intrattenersi con i libri, che raccontano storie incredibili ogni qualvolta vogliamo ascoltarle. Ma quando parliamo con gli altri, questi dicono certe cose e noi non sappiamo più come proseguire la conversazione.

- Il mio nome è Melchisedek.- disse il vecchio.img/alchimista6.jpg
- Quante pecore possiedi?

- Quante ne sono sufficienti.- rispose lui. Il vecchio cominciava a voler sapere un po' troppo della sua vita.

- Allora ci troviamo davanti a un problema. Non posso aiutarti fino a quando riterrai di avere pecore a sufficienza.-

Il ragazzo si irritò. Non stava mica chiedendo aiuto. Era il vecchio che gli aveva chiesto del vino, due chiacchiere e il libro.

- Restituitemi il libro.- disse.
- Devo andare a riprendermi le pecore e proseguire.-

- Dammi un decimo delle tue pecore.- disse il vecchio
- E io ti insegnerò come raggiungere il tesoro nascosto.-

Il ragazzo, allora, di nuovo ripensò al sogno e all'improvviso tutto gli fu chiaro. La vecchia non gli aveva chiesto nulla, ma quell'uomo che forse era suo marito sarebbe riuscito a strappargli molto più denaro in cambio di un'informazione che non esisteva. Anche il vecchio doveva essere uno zingaro. Prima che il ragazzo potesse dire alcunché, tuttavia, il vecchio si chinò, afferrò un ramoscello e cominciò a scrivere sulla sabbia della piazza. Mentre si chinava, qualcosa gli brillò sul petto, con tanta intensità che quasi abbagliò il ragazzo. Ma con un movimento troppo rapido per un uomo della sua età, il vecchio coprì immediatamente quel bagliore con il mantello. Gli occhi del ragazzo tornarono alla normalità e lui riuscì a scorgere ciò che l'uomo stava scrivendo.

Sulla sabbia della piazza principale di quella piccola città, lesse i nomi di suo padre e di sua madre. Lesse la storia della propria vita fino a quel momento, i giocattoli della sua infanzia, le fredde notti in seminario. Lesse il nome della figlia del commerciante, che neppure lui conosceva. Lesse cose che non aveva mai raccontato a nessuno, come del giorno in cui aveva rubato l'arma al padre per andare a caccia di cervi, o della sua prima e solitaria esperienza sessuale.

Sono il re di Salem”, gli aveva detto il vecchio.

- Perché mai un re parla con un pastore?- domandò il ragazzo, pieno di vergogna e di stupore.

- Per varie ragioni. Ma diciamo che la più importante è che tu sei stato capace di realizzare la tua Leggenda Personale.-

Il ragazzo non sapeva neppure che cosa fosse la Leggenda Personale.

- E’ quello che hai sempre desiderato fare. Tutti, all'inizio della gioventù, sanno qual è la propria Leggenda Personale. In quel periodo della vita tutto è chiaro, tutto è possibile, e gli uomini non hanno paura di sognare e di desiderare tutto quello che vorrebbero veder fare nella vita. Ma poi, a mano a mano che il tempo passa, una misteriosa forza comincia a tentare di dimostrare come sia impossibile realizzare la Leggenda Personale.-

Le parole del vecchio non avevano molto senso per il ragazzo, che tuttavia voleva sapere quali fossero quelle forze misteriose: la figlia del commerciante sarebbe rimasta a bocca aperta.

- Sono le forze che sembrano negative, ma che in realtà ti insegnano a realizzare la tua Leggenda Personale. Preparano il tuo spirito e la tua volontà. Perché esiste una grande verità su questo pianeta: chiunque tu sia o qualunque cosa tu faccia, quando desideri una cosa con volontà, è perché questo desiderio è nato nell'anima dell'Universo. Quella cosa rappresenta la tua missione sulla Terra.-

- Anche se si tratta soltanto di viaggiare? O di sposare la figlia di un commerciante di tessuti?-

- Oppure di cercare un tesoro. L'Anima del Mondo è alimentata dalla felicità degli uomini. O dall'infelicità, dall'invidia, dalla gelosia. Realizzare la propria Leggenda Personale è il solo dovere degli uomini. Tutto è una sola cosa. E quando tu desideri qualcosa, tutto l'Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio.-

Rimasero in silenzio per un po' di tempo, a guardare la piazza e le persone.

Poi, fu il vecchio a parlare per primo:img/alchimista5.jpg

- Perché ti occupi delle pecore?-

- Perché amo viaggiare.-

Il vecchio indicò un venditore di fiocchi di mais che se ne stava con il suo carrettino rosso in un angolo della piazza.

- Anche quell'uomo ha sempre avuto il desiderio di viaggiare, fin da bambino. Ma ha preferito comprare quel carrettino e, per anni, guadagnare denaro. Quando sarà vecchio, trascorrerà un mese in Africa. Non ha mai capito che esistono certe condizioni per fare ciò che si sogna.-

- Avrebbe dovuto scegliere di fare il pastore.- pensò a voce alta il ragazzo.

- Ci ha pensato, affermò il vecchio. Ma i venditori di fiocchi di mais sono più importanti dei pastori. Hanno una casa, mentre i pastori dormono all'aperto. E la gente preferisce dare in moglie la propria figlia a loro piuttosto che ai pastori.-

Il ragazzo avvertì una stretta al cuore pensando alla figlia del commerciante. Anche nella sua città, probabilmente, c'era un venditore di fiocchi di mais.

Insomma, quello che la gente pensa dei venditori di fiocchi di mais e dei pastori diventa più importante della Leggenda Personale di ciascuno.

Il vecchio sfogliò il libro e si distrasse leggendone una pagina. Il ragazzo attese qualche minuto e poi lo interruppe, come aveva già fatto prima.

- Perché parlate di queste cose proprio con me?-

- Perché tu cerchi di vivere la tua Leggenda Personale. E stai per cedere.-

- E voi comparite sempre in momenti simili?-

- Non sempre in questo modo, ma non ho mai tralasciato di rivelarmi. Talvolta mi manifesto sotto forma di una buona via d'uscita, di una buona idea. Talaltra, in un momento cruciale, rendo le cose più facili. E così via. Ma la maggior parte delle persone non se ne accorge neppure.-

Il vecchio raccontò come, una settimana prima, fosse stato costretto ad apparire a un cercatore di pietre preziose sotto forma di un sasso. L'uomo aveva abbandonato tutto per andare in cerca di smeraldi. Per cinque anni aveva lavorato in un fiume e spaccato 999.999 sassi alla ricerca di uno smeraldo. A quel punto aveva pensato di desistere, quando gli mancava un solo sasso - solo uno - per trovare lo smeraldo. Ma era un uomo che aveva scommesso sulla propria Leggenda Personale e quindi il vecchio aveva deciso di intervenire. Si era trasformato in un sasso che era rotolato sul piede di quell'uomo il quale, con la rabbia e la frustrazione dei cinque anni perduti, con un calcio lo aveva scagliato lontano. Ma lo aveva lanciato con tanta forza che il sasso, sbattendo contro un'altra pietra, si era spaccato, mettendo in mostra lo smeraldo più bello del mondo.

- Gli uomini scoprono ben presto la propria ragione di esistere.- disse il vecchio con una certa amarezza nello sguardo.
- Forse è questo il motivo per cui desistono altrettanto presto. Ma il mondo è così.-

A quel punto il ragazzo si rammentò che avevano cominciato parlando del tesoro nascosto.

- I tesori emergono dalla terra grazie ai corsi d'acqua, e da questi stessi flussi sono seppelliti.- disse il vecchio.
- Se vuoi sapere qualcosa del tuo tesoro, dovrai cedermi un decimo delle tue pecore.

- E non va bene un decimo del tesoro?

Il vecchio sembrò deluso.

- Se cominci a promettere quanto ancora non possiedi, finirai per perdere la voglia di ottenerlo.-

Il ragazzo, allora, gli raccontò di come ne avesse già promesso un decimo alla zingara.

- Gli zingari sono furbi.- sospirò il vecchio.
- E’ bene, comunque che tu impari come tutto nella vita abbia un prezzo. E' questo che tentano di insegnare i Guerrieri della Luce.-
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Il vecchio restituì il libro al ragazzo.

- Domani, a questa stessa ora, portami un decimo del tuo gregge. Ti insegnerò come trovare il tesoro nascosto. Arrivederci.-

E scomparve dietro un angolo della piazza.

 

Il ragazzo tentò di leggere il suo libro, ma non gli riuscì più di concentrarsi. Era agitato e teso, perché sapeva che quel vecchio diceva il vero. Si avvicinò al venditore di fiocchi di mais, ne comprò un sacchetto mentre rifletteva se avrebbe dovuto o meno raccontargli quanto gli aveva detto il vecchio. A volte è meglio lasciare le cose come stanno, pensò. E non disse nulla. Se gliene avesse parlato, il venditore di fiocchi di mais avrebbe passato tre giorni incerto tra l'abbandonare tutto o no, ed era ormai troppo abituato al suo carrettino. Il ragazzo avrebbe potuto evitargli questa sofferenza.

Cominciò a vagare senza meta per la città, spingendosi fino al porto. Lì c'era un piccolo edificio, e nell'edificio c'era una finestrella dove si acquistavano i biglietti. L'Egitto era in Africa.

- Desidera qualcosa?- domandò l'impiegato dietro lo sportello.

- Forse domani.- rispose il ragazzo allontanandosi. Se avesse venduto anche una sola pecora, sarebbe riuscito ad arrivare al di là dello stretto. Ma era un'idea che lo spaventava.

- Un altro sognatore.- concluse il tizio dello sportello rivolgendosi al collega, mentre il ragazzo si allontanava.

- Non ha soldi per viaggiare.

Mentre si trovava davanti allo sportello, il ragazzo aveva pensato alle pecore, e aveva avuto paura di tornare da loro. Erano trascorsi due anni e lui aveva imparato tutto sull'arte della pastorizia: sapeva tosare, accudire le pecore gravide e proteggere gli animali dai lupi. Conosceva tutte le campagne e tutti i pascoli dell'Andalusia. Sapeva qual era il giusto prezzo per acquistare e vendere ognuno dei suoi animali. Decise di tornare all'ovile dell'amico percorrendo la strada più lunga. Nella città c'era anche un castello, e lui decise di salire la scalinata di pietra e sedersi su una delle murate. Da lassù poteva vedere l'Africa. Qualcuno, una volta, gli aveva raccontato che da quella parte erano arrivati i mori, che poi avevano dominato per tanti anni su tutta la Spagna. Il ragazzo detestava i mori: erano stati loro a portare gli zingari.

Da lì poteva anche vedere quasi tutta la città, compresa la piazza dove aveva avuto quella conversazione con il vecchio.

Maledetta l'ora in cui l'ho incontrato, pensò.

Lui cercava soltanto una donna che interpretasse i sogni. N‚ questa n‚ il vecchio davano alcuna importanza al fatto che lui fosse un pastore. Erano tutte e due persone solitarie, che non credevano più nella vita e non capivano come i pastori finiscano per affezionarsi alle proprie pecore. Lui le conosceva una per una nei particolari: sapeva quale mancava, quale avrebbe partorito da li a due mesi, e quali erano le più pigre. Sapeva anche come tosarle e come ammazzarle. Se avesse deciso di partire, loro ne avrebbero sofferto.

Il vento cominciò a soffiare. Un vento che conosceva bene: lo chiamavano Levante, perché insieme a quel vento erano arrivate anche le orde di infedeli. Fino a quando non aveva conosciuto Tarifa, non aveva mai pensato che l'Africa fosse tanto vicina. Era un grande pericolo: i mori avrebbero potuto ripetere l'invasione.

Il Levante prese a soffiare più forte. “Mi trovo tra le pecore e il tesoro”, pensava il ragazzo. Doveva decidersi tra qualcosa cui era abituato e qualcosa che gli sarebbe piaciuto avere. C'era, poi, la figlia del commerciante, ma lei non era tanto importante quanto le pecore, perché non dipendeva da lui. Forse non si ricordava neppure di lui. Il ragazzo ebbe la certezza che, se non si fosse fatto vivo da lì a due giorni, la giovinetta non lo avrebbe neppure notato: per lei tutti i giorni erano uguali. E quando tutti i giorni diventano uguali è perché non ci si accorge più delle cose belle che accadono nella vita ogni qualvolta il sole attraversa il cielo.

Ho lasciato mio padre, mia madre e il castello della mia città. Loro ci hanno fatto l'abitudine e mi sono abituato anch'io. “Anche le pecore si abitueranno alla mia mancanza”, pensò il ragazzo.

Da lassù guardò la piazza. Il venditore di fiocchi di mais era ancora lì a offrire la sua mercanzia. Una giovane coppia si sedette sulla panchina dove lui aveva parlato con il vecchio. Si scambiarono un lungo bacio.

Il venditore di fiocchi di mais... disse fra se e se, senza completare la frase. Perché il Levante aveva preso a spirare con più forza e lui si concentrò sul vento che gli sfiorava il viso. Il vento portava con se i mori, è vero, ma portava anche l'odore del deserto e delle donne velate. Portava il sudore e i sogni degli uomini che un giorno erano partiti in cerca dell'ignoto, di oro, di avventura, e di piramidi. Il ragazzo cominciò a invidiare la libertà del vento, e avvertì che avrebbe potuto essere come il vento. Niente lo impediva, se non lui stesso. Le pecore, la figlia del commerciante, i campi dell'Andalusia erano soltanto i passi della sua Leggenda Personale.

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Il giorno dopo il ragazzo s'incontrò con il vecchio a mezzogiorno. Aveva con se sei pecore.

- Sono sorpreso.- disse. - Il mio amico ha comperato subito le altre pecore. Ha detto che aveva sognato tutta la vita di fare il pastore, e che quello era un buon segno.

- E’ sempre così.- disse il vecchio. Lo chiamiamo Principio Favorevole. Se tu giocassi a carte per la prima volta, quasi certamente vinceresti.
- E’ la fortuna dei principianti.-

- E per quale motivo?-

- Perché la vita vuole che tu viva la tua Leggenda Personale.-

Poi cominciò a esaminare le sei pecore e scoprì che una zoppicava. Il ragazzo gli spiegò che non aveva importanza, giacché la quinta pecora era la più intelligente e produceva tanta lana.

- Dov'è il tesoro?- domandò.

- Il tesoro si trova in Egitto, vicino alle Piramidi.-

Il ragazzo ebbe un sussulto. La vecchia aveva detto la stessa cosa, ma non gli aveva chiesto niente.

- Per arrivare fino al tesoro dovrai seguire i segnali. Dio ha scritto nel mondo il cammino che ciascun uomo deve percorrere. Dovrai soltanto leggere quello che ha scritto per te.-

Prima che il ragazzo potesse dire qualcosa, una farfalla cominciò a svolazzare fra lui e il vecchio. Al giovane venne in mente il nonno: quando era bambino, suo nonno gli aveva detto che le farfalle erano un segno di buona fortuna. Come i grilli, le viole del pensiero, le lucertole e i quadrifogli.

- Infatti.- disse il vecchio, che era capace di leggergli nel pensiero.
- Proprio come ti ha insegnato tuo nonno. Questi sono i segnali.-

Il vecchio, poi, aprì il mantello che gli copriva il petto. Il ragazzo fu colpito da ciò che vide, e ripensò al bagliore che aveva notato il giorno prima. Il vecchio indossava un pettorale d'oro massiccio, tempestato di pietre preziose.

Era davvero un re. Doveva essersi camuffato così per sfuggire agli assalti dei briganti.

- Prendi, disse il vecchio.- togliendo una pietra bianca e una pietra nera che erano incastonate nel centro del pettorale d'oro.
- Si chiamano Urim e Tumim. La pietra nera vuol dire sì, la bianca vuole dire no. Quando non riuscirai a scorgere i segnali, loro ti saranno di aiuto. Fai sempre una domanda chiara.
- Ma cerca, in genere, di prendere tu le decisioni. Il tesoro si trova alle Piramidi e questo lo sapevi già; ma hai dovuto pagare sei pecore perché io ti aiutassi a prendere una decisione.-

Il ragazzo ripose le pietre nella bisaccia. Da allora in poi avrebbe preso le sue decisioni da solo.

- Non dimenticare che è tutto una sola cosa. Non dimenticare il linguaggio dei segnali. E, soprattutto, non dimenticare di andare fino in fondo nella tua Leggenda Personale.
- Prima, però, vorrei raccontarti una storiella.-

 

Un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.

Invece di trovare un sant'uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un'attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c'era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto.

 

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Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.

Nel frattempo, voglio chiederti un favore,” concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d'olio.”Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l'olio.”

Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio.

Allora,” gli domandò questi, “hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?”img/alchimista9.jpg

Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d'olio che il Saggio gli aveva affidato.

Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo,” disse il Saggio. “Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.”

Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d'arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d'arte era disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto.

Ma dove sono le due gocce d'olio che ti ho affidato?” domandò il Saggio.

Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.

Ebbene, questo è l'unico consiglio che ho da darti,” concluse il più Saggio dei saggi. “Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza mai dimenticare le due gocce d'olio nel cucchiaino.”

Il ragazzo tacque. Aveva capito la storia del vecchio re: un pastore ama viaggiare, ma non dimentica mai le sue pecore.

Il vecchio guardò il ragazzo e, con le mani distese sul suo capo, fece alcuni gesti strani.

Poi radunò le bestie e si avviò per la sua strada.


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Nota:

Impara a leggere dentro di te: questa la verità che scaturisce da questa storia. L’Alchimista è il percorso di una iniziazione. Ne è protagonista Santiago, un pastore andaluso che, alla ricerca di un tesoro, intraprenderà un viaggio, tanto reale quanto simbolico attraversando tutto il deserto fino alle Piramidi, in Egitto. Durante il viaggio, grazie al vecchio Alchimista, approfondirà la conoscenza di sé stesso, scoprirà l’Anima del Mondo, l’Amore e il Linguaggio Universale, imparerà a parlare al sole e al vento e, infine, troverà l'Amore di Fatima, che per qualche tempo tralascerà per portare a compimento la sua Leggenda Personale.

Tratto dalla versione ebook di “L’Alchimista”, distribuita gratuitamente su Internet dall'autore Paulo Coelho.

 

 

 

   


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