I PILASTRI DI SVEVA
di Sharon Belli

 

 

 

Cara sveva,img/sve3.jpg
so che leggerai queste righe da adulta. Questa la mia unica certezza.
Se stai leggendo queste parole hai una meravigliosa famiglia ed un padre meraviglioso.

Sveva, questo nome lo porto nel cuore, se non fosse per il famoso scrittore e per tutto quello che sto progettando e facendo in vista del tuo arrivo.

Stai leggendo e sei adulta, magari la tua stima per me è diminuita crescendo, avrò sbagliato in qualcosa, come ogni madre, ma mai sarà venuta meno la mia presenza ed il mio amore...
Avrai già pianto per amore e in quell'istante avrai pensato che nessuno può comprenderti, in primis io, che sono tua madre, cosi distante...
Avrai fatto qualche disastro, io avrò urlato, mi sarò preoccupata, poi di nascosto avrò riso della cosa pensando ai miei disastri di oggi.
Sveva, sarai una gran donna, perché per te, solo per te avrò speso il mio tempo: aspettandoti.

E non è un caso se sarai come io ti immagino, con gli occhi da orientale e i capelli scuri, il tuo sguardo sarà profondo, i tuoi interessi saranno molti. Sarai accompagnata da uno spirito ribelle, spirito che ti distinguerimg/sve9.jpgà e sarà sintomo della continua evoluzione di te stessa.
Sarai fragile e determinata a un tempo stesso, nelle tue scelte, anche quando saranno sbagliate.
Saprai dire sempre grazie a chiunque ti porgerà la mano, difenderai i tuoi sani ideali, coltiverai le tue passioni sapendo che noi ti saremo sempre FEDELI.
Non mancherà la superbia, di cui imparerai a gestire gli impeti.

Sveva tuo padre sarà pazzamente innamorato di te, non ti deluderà, sarà il tuo pilastro, la colonna portante della tua esistenza, conterai su di lui e io ti aiuterò nell'arte di fargli accettare che sarai cresciuta e, donna, andrai a cercare il tuo compagno di vita.
Per questo bisticcerò con tuo padre, in conflitto per garantire per te.


Imparerai ad essere donna a modo tuo ed avrai il mondo ai tuoi piedi.
Spesso ti avrò trascurato per il mio lavoro, conosco le mie debolezze di donna e te ne chiedo perdono in anticipo, anche per quelle volte in cui lasciarti libera mi sarà costato molto. Sarai tu che mi avrai insegnato ad essere madre, giorno dopo giorno.
Sveva in questo mondo corrotto e pericoloso tu avrai la grazia di una pimg/sve14.jpgrincipessa e la forza di Elisabetta d'Inghilterra. Guarderai sempre in alto perché sarai fin da piccola consapevole della tua forza, che userai per combattere le ingiustizie che ti verranno inflitte dalla vita.
Avrai una vera roccaforte che ti proteggerà sempre: la tua famiglia, io e tuo padre immersi nella missione della tua felicità.
Ti amo Sveva, ti aspetto con tutto il mio amore.  


- Mamma, ora che mi hai davanti, so che forse non sono quello che volevi, ti ho regalato così tanto dolore, che leggere queste parole e il tuo presagio sulla mia nascita mi ha sconvolto; cos'è che pensi oggi che ho 20 anni?-
 
Marta alza gli occhi, una lacrima le solca il viso, guarda sua figlia su quel letto di corsia con quella flebo al braccio che serve a nutrirla. Asciuga questa lacrima di nascosto e con lo sguardo forte di una donna che non mostrerà la sua debolezza a sua figlia, le stinge la mano.
- Essere madre è il compito più complesso che mi sia stato mai affidato;  quando scrissi quelle parole, bhè, cara Sveva, ero pronta ad impedire che qualsiasi male ti toccasse, senza mettere in conto tante cose. Oggi mi sento quella leonessa lì, con la consapevolezza dell'impotenza di fronte a certe cose, giuro e spergiuro che mai avrei voluto vederti cosi, perdonami se ti ho causato tutto questo.-
 
Stringe sua figlia sul suimg/sve11.jpgo petto e finalmente Sveva piange, quelle lacrime e quella rabbia repressa, cresciuta insieme a lei, che l'ha portata a desiderare l'annullamento di se stessa, espresso attraverso il rifiuto del suo corpo.
Sveva aveva pianto pochissime volte e sempre in segreto.
Come aveva fatto sua madre. Credendo, così, di preservarla dalle sofferenze. Quelle che in fondo aveva subito lei stessa, in un tempo non lontano.

Sveva era cresciuta con gli ideali forti, era bella e aveva il mondo ai suoi piedi, era buona e non le erano mancati i pilastri, era vittima del senso di responsabilità che per il troppo amore e con una inconsapevolezza omicida Marta e suo marito avevano impresso su di lei.
 
- Sig.ra Marta, la prego venga di là...-
- No Dottore, voglio stare vicino a mia figlia, le sto insegnando a piangere.-  singhiozza Marta,  che per la prima volta mostrava a Sveva la propria debolezza, quella debolezza che aveva creduto, per tutto questo tempo di dover nascondere, per la paura di non essere un  pilastro. 

-Ce la farai Sveva, ce la farai perché sei forte ed io piangerò con te ogni volta. Perdonami.-
 
-Mamma, cosa devo perdonarti?- risponde.
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-Ti ho insegnato a camminare, a mangiare, ti ho insegnato ad essere forte, ma ti ho lasciato credere che le sofferenze, le lacrime siano una vergogna. Credevo di proteggerti dalle angherie di questo mondo. Sveva, non ci si deve mai vergognare delle proprie debolezze.- 

Sveva pianse per tre giorni, mentre passava dalle flebo al cibo, intervallando le sedute di analisi, insieme a sua madre, che la guardava guarire ogni giorno.
Dopo un mese Sveva esce da sola dalla clinica e torna a casa, guarda i suoi pilastri con occhi diversi e sa che non è guarita, ma che ora, delle sue debolezze, non deve farne un segreto e può mostrarle senza vergogna.
 
-Mamma sono a casa!-
 
-Sveva apparecchia la tavola che tra poco tuo padre sarà qui e poi io devo scappare in ufficio!-
 
-Ok! Io vado al parco con Giorgia!-

Fa un sospiro lungo Sveva mentre piega quella lettera e la mette nel suo quaderno che porterà con se per sempre, quella lettera che rende sua madre finalmente terrestre.
Sveva finalmente l'ha raggiunta.

 

 

 

 N.B.:
Illustrazioni tratte dal sito: pour-ma-fille.skyrock.com/

 

 

 

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