Il padrone paga male

 

di

 

Beppe Fenoglio

 

 

 

 

 

imgs/padronepagamale.jpgGilera: - Tu non hai fatto come Jack e Matè il passaggio dalla Stella Rossa?

Oscar: - Io no, io entrai direttamente nei badogliani. Io veramente mi ero già deciso per la Stella Rossa ma mio cugino Alfredo si era arruolato una settimana prima e mi aveva consigliato di attendere sue informazioni. Io aspettai e in capo a dieci giorni ricevetti una cartolina: "II padrone paga male, Alfredo". Ci voleva poco a capire che qualcosa nella Stella Rossa non girava a suo gusto e, siccome io e mio cugino avevamo all'incirca lo stesso carattere e le medesime esigenze, la sera stessa io andai ad arruolarmi nei badogliani.

Gilera: - Ah, per te andò cosi

Oscar: - Veramente, per i primi due giorni mio cugino si era trovato discretamente, ma questo perché era assente il commissario di guerra. Era sceso in fondovalle per fare propaganda. Ma al terzo giorno il commissario tornò e tornando domandò che cosa c'era di nuovo e di nuovo non c'era altro che mio cugino. Questo commissario era delle parti di Brescia, si chiamava Ferdi e avrà avuto trentacinque anni.

 

imgs/padronepagamale0.jpgFerdi: "Tu saresti un partigiano?"

Cugino: "E non vede?"

Ferdi: "Dammi del tu"

Cugino: "E non vedi? "

Ferdi: "Così tu saresti un partigiano"

Cugino: "Scusa, ma se mi vuoi tirare la giacca..."

Ferdi: "Ma nemmeno per sogno. Vedo bene che sei un partigiano. E qual è la tua idea? "

Cugino: "Quella di ammazzare i fascisti"

Ferdi: "Sufficiente, per cominciare è più che sufficiente. E come farai ad ammazzarne?"

Cugino: "Farò del mio meglio, cercherò di sfruttare tutte le occasioni. Cercherò di ammazzarne sia andandoli a cercare sia aspettandoli al varco quando saliranno per ammazzare noi".

Ferdi: "Benissimo. E non hai mica scrupoli ad ammazzarli? "

imgs/padronepagamale1.jpgCugino: "Nessunissimo scrupolo. Perché averne? I fascisti non sono mica uomini. È più peccato schiacciare una formica che uccidere un fascista".

Ferdi: "Dunque tu saresti un partigiano".

Cugino: "Lo sono sì, a meno che non mi trovi in mezzo a un sogno".

Ferdi: "Cerchiamo un po' di stabilire che razza di partigiano sei".

Cugino: "Sono a tua disposizione".

Ferdi: "Lo stabiliamo in teoria, per ora. Rispondimi, partigiano. Tu hai una sorella, se non l'hai immagina di averne una. Hai una sorella che per combinazione è bella e appetitosa. La tua città è occupata dai fascisti, stabilmente occupata. Questa tua sorella piace, o potrebbe piacere, a un ufficiale della guarnigione fascista della tua città. Ora, far fuori un ufficiale fascista è cosa d'importanza..."

Cugino: "Della massima importanza".

imgs/padronepagamale2.jpgFerdi: "Fin qui ci siamo. A questo maledetto ufficiale fascista tu ti provi a montargli dei trucchi, delle trappole, lo apposti per delle ore, per dei giorni ed in località diverse, ma lui non ci casca mai, oppure è la sua fortunaccia pura e semplice che lo tiene lontano da te. A questo punto, partigiano: tu ti sentiresti di convincere e mandare tua sorella a far l'amore con questo ufficiale fascista, naturalmente in un luogo ben studiato, in collina o sugli argini del fiume, cioè in un posto isolato dove tu potrai liquidarlo con sicurezza e tranquillità? Aspetta a rispondermi. Naturalmente può anche succedere che per un contrattempo qualunque tu arrivi ad ammazzarlo quando lui ha già fatto tutto il fattibile con tua sorella. Adesso rispondimi".

Cugino: "Io no, io non mi sento affatto di usare così mia sorella, non mi passa nemmeno a un chilometro dal cranio".

Ferdi: "E va bene. Tu sei un partigiano e queste cose non le fai. Sei un partigiano, l'hai detto tu stesso e ne sei pienamente convinto, però questo genere di cose non le fai".

Cugino: "Io no di certo"

Ferdi: "Questo punto allora è chiarito. Facciamo un altro caso. Immaginiamo che un bel gruppetto di ufficiali sia in pensione nel tal ristorante della tua città. Pranzano sempre nella sala che da nel cortile che a sua volta da in quella certa strada. Tu conosci bene tutte le vie, tutte le piazze, tutti i cortili e i vicoli e i buchi della tua città perché per una infinità di estati ci hai giocato a nasconderello tutte le sere".

Cugino: "Come il palmo della mia mano".

Ferdi: "Benissimo. Un bel giorno, non dico che sia domani o posdomani, ma un bel giorno qualsiasi tu dici a te stesso: "Voglio fare qualcosa di speciale. Sono stufo di fare puramente e semplicemente il mio dovere e voglio fare qualcosa di speciale" ".

Cugino: "Sì".

imgs/padronepagamale3.jpgFerdi: "Decidi insomma di andare a tirare una buona bomba a mano nella sala di quel ristorante proprio quando gli ufficiali fascisti sono tutti a tavola. D’accordo? E così fai. Ti travesti da borghese, con la tua brava bomba sotto la camicia e scendi alla tua città. Ci entri non per le porte che sono tutte bloccate e sorvegliate, ma ci entri per un qualche buco che tu conosci perfettamente perché quella è la tua città. Entri e dato che conosci le vie a menadito, riesci ad avvicinarti al cortile di quel tale ristorante. E mezzogiorno passato. Finalmente sbuchi nella strada che dà in quel famoso cortile su cui dà la sala da pranzo degli ufficiali. Ci sbuchi, mettiamo, dopo aver schivato per un pelo una loro ronda".

Cugino: "Già, bisogna tener presenti anche le loro ronde".

Ferdi: "Certamente. Ti affacci al cortile. Vuoto. C'è un portico che ti permetterà di arrivare difilato fino a pochi metri dalla finestra della sala. Avanzi sotto il portico. Già li senti sbattere le posate, chiacchierare e ridere. Arrivi all'ultima pila del portico. Da lì vedi benissimo la finestra. Sei molto fortunato. Una volta quella finestra era grigliata ma proprio ultimamente la griglia è stata levata. Anzi, sei eccezionalmente fortunato. Perché anche i vetri interni sono aperti, perché è la prima giornata veramente calda dell'anno, così per lanciare la tua bomba non avrai nemmeno da rompere i vetri".

Cugino: "Sì".

imgs/padronepagamale4.jpgFerdi: "Con un gran salto passi contro il muro e di spalla e in punta di piedi ti accosti alla finestra. Scarti un pochino la testa e sei riuscito a intravvederli. Siedono tutti stretti e compatti, hanno tutti il naso nel piatto, puoi farne una strage. È materialmente impossibile che non ne fai una strage. Creperanno tutti in una frazione di secondo, ne resteranno dei pezzi appesi al lampadario. Ma... c'è un ma. A servire a tavola ci sono due camerierine, due servette svelte e simpatiche, la più vecchia avrà vent'anni. Tu tiri la bomba lo stesso..."

Cugino: "Io no! io la bomba non la tiro affatto. Con quelle due disgraziate fra i piedi io non la posso tirare. Io me ne torno come sono venuto".

Ferdi: "Ma certo, ma s'intende. Perché tu sei un partigiano. Ho capito. Ma facciamo ancora un caso".

Cugino: "Commissario, io per la verità ne avrei abbastanza. Se a te non spiace per me basterebbe così".

Ferdi: "Aspetta, questo è l'ultimo. Breve. Parliamo ancora della tua città. Tu ami la tua città. Ci sei nato, ti ci trovavi bene, contavi di non lasciarla mai, speravi di morirci in pace e dopo un ragionevole numero di anni. Ma la tua città adesso è occupata dai fascisti. Tu questo non lo sopporti, il pensiero della tua città occupata, appestata da loro non ti lascia dormire, se ci pensi ti crocchiano i denti e ti si intorbida la vista e senti un grande odio per loro e una grande vergogna di te stesso".

Cugino: "Sì".

Ferdi: "Procediamo. La guarnigione fascista nella tua città è molto forte. Non perché la tua città sia molto importante per se stessa ma perché è collocata allo sbocco di due o tre valli".

Cugino: "Capisco bene"

imgs/padronepagamale6.jpgFerdi: "Così come stanno le cose, la tua città per noi è imprendibile. Nemmeno se fossimo in cinquecento di più e armati a puntino possiamo sognarci di prenderla. Potremmo prenderla solo se intervenisse un fatto esterno che non solo falcidiasse la guarnigione ma le mettesse per giunta un bel po' di panico. Comprendi?"

Cugino: "Mica tanto"

Ferdi: "Parlo di un bombardamento aereo. Una mezza dozzina di cacciabombardieri inglesi che arrivano sopra all'improvviso e sganciano da bassissima quota. Gli inglesi, si sa, non bombardano troppo bene. Ciò significa che per una bomba che finirà sulla caserma nove cascheranno sull'abitato. Ti dico subito che non si potrà né si dovrà avvertire la popolazione perché se lo viene a sapere qualche borghese fascista o venduto immediatamente lo rifischia ai soldati i quali potranno prendere provvedimenti per salvarsi da questo attacco aereo. Nella città naturalmente abitano anche tuo padre e tua madre ma come tutti gli altri non sanno niente di quello che sta loro sulla testa. Una delle nove bombe su dieci che cascheranno fuori della caserma può benissimo finire su casa tua. Dimmi: tu chiameresti gli inglesi a bombardare la tua città?"

Cugino: "Ma lei è matto! - grida mio cugino, - lei è peggio che matto! Ma io, per liberare la mia città, io piuttosto aspetto fino a novant'anni! ".

 

 

Gilera: - E il commissario?

imgs/padronepagamale5.jpgOscar - Il commissario stavolta fece una smorfia terribile e gli scaraventò in faccia un'urlata quale mio cugino non si era mai ricevuto. Ma per la verità non ce l'aveva solo con lui, era furibondo con tutti e tutto. Sbraitava.
"E tu sei un partigiano!? E voi sareste partigiani? E voi qui e voi là! Ma tornate tutti al premilitare! Anzi tornate tutti all'asilo della divina provvidenza! Nanerottoli che volete fare un lavoro da giganti! E voi sareste partigiani!? Ma non fatemi crepare dallo schifo. Torniamo tutti a casa, io compreso. Meglio, andiamo tutti a sotterrarci. Non stiamo qui a mangiare a tradimento il pane dei contadini".
Insomma era uscito completamente dai gangheri. Quando finalmente gli parve che si fosse un po' calmato mio cugino gli si riavvicinò e gli chiese il permesso di andarsene. Gli giurò che non tornava a casa per denunciarsi al servizio del lavoro ma che semplicemente passava a un'altra formazione dove fossero contenti di lui cosi com'era. Ma il commissario gli posò una mano sulla spalla e con voce quasi normale lo invitò a restare, che avrebbero finito col capirsi, che si sarebbe poi trovato bene con lui e la sua brigata. E infatti mio cugino si è fermato nella Stella Rossa. Però il giorno stesso di quella polemica mi spedì la famosa cartolina "II padrone paga male".
Mi arrivò dopo una settimana perché la posta era già mezza scassata. Io seppi leggere tra le righe e la sera stessa mi presentai ai badogliani.

Gilera: - Comunque, tuo cugino ha finito col rimanerci. Segno è che non si sta poi tanto male nella Stella Rossa e che il commissario avrà poi cambiato vela.

imgs/padronepagamale7.jpgOscar: - Il commissario, non so se cambiò vela. Ti so dire che molto presto tolse l'incomodo. Una mattina scese in pianura per incontrarsi con gente della sua idea ma alla stazione lo beccò una pattuglia di fascisti. Lo chiusero nel carcere dove gliene fecero di tutti i colori. Proprio quando stavano per finirlo arrivarono i tedeschi e lo vollero loro. I fascisti glielo cedettero e i tedeschi lo inganciarono per la gola.

Gilera: - Madonna, no!

Oscar: - Glielo fecero sul ponte. Alzarono un palo alla testata del ponte e gli trapassarono il collo con un gancio da macellaio.

Gilera: – Madonna!

Oscar: - Mio cugino dice che al comando della brigata si venne poi a sapere, io non so come, che a morire Ferdi ci mise 56 minuti. Lo alzarono con la fronte alle montagne. Quando lo inganciarono il sole stava facendosi rosso e quando constatarono la morte il sole era appena sparito dietro le montagne. Queste son cose che mi ha raccontato mio cugino l'ultima volta che ci siamo visti. Quindi cose abbastanza fresche.

Gilera: - Perché? Non è molto che vi siete visti?

Oscar: - Circa un mese fa. Sai l'ultima volta che ho chiesto permesso? Avevo appuntamento con lui. Ci siamo incontrati a Bonivello, che sta proprio a metà strada fra la nostra zona e la zona dei rossi, così nessuno si sforzava più dell'altro. Ci siamo fatti servire pranzo all'osteria, a un tavolino accostato alla finestra per poter sorvegliare la strada, e mentre mangiavamo ci siamo raccontati come ce la passavamo, io nei badogliani e lui nella Stella Rossa. A un certo punto gli ho domandato se era comunista o se stava per diventarlo e mio cugino Alfredo mi ha risposto testuali parole.

Gilera: - Dimmelo che m'interessa.

Oscar - Testuali parole. "Non sono comunista e nemmeno lo diventerò. Ma se qualcuno, fossi anche tu, si azzardasse a ridere della mia stella rossa, io gli mangio il cuore crudo."

 

 

 

 

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imgs/BeppeFenoglio.jpgBeppe Fenoglio

Da studente, appassionato di inglese, Beppe fu lettore vorace e iniziò alcune traduzioni, che dovevano rivelarsi le prime di una lunga serie di lavori. Al liceo ebbe come insegnanti professori illustri, come Leonardo Cocito, insegnante di italiano, che sarebbe stato poi impiccato dai tedeschi il 7 settembre del 1944, e Pietro Chiodi, di storia e filosofia, grande studioso di Kierkegaard e di Heidegger, in seguito deportato in un campo di concentramento tedesco.
Nel 1940 si iscrisse a Lettere, a Torino, e frequentò fino al 1943, sino alla chiamata alle armi, al corso allievi ufficiali. Dopo lo sbandamento generale seguito all'8 settembre, Fenoglio, nel gennaio del 1944, si unì alle prime formazioni partigiane. In un primo momento si aggregò alle "rosse" Brigate Garibaldi, ma presto passò con i badogliani. Partecipò allo sfortunato combattimento di Carrù e all'effimera esperienza della Repubblica partigiana di Alba, indipendente tra il 10 ottobre e il 2 novembre1944.
Alla fine della guerra, Fenoglio riprese per breve tempo gli studi universitari che interruppe quasi subito per dedicarsi interamente all'attività letteraria. Nel maggio del 1947, grazie alla conoscenza dell'inglese, fu assunto come corrispondente estero di una casa vinicola di Alba. Il lavoro, poco impegnativo, gli permise dedicarsi, sempre con maggiore intensità alla scrittura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   


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