I cercatori d'oro

 

di

 

Franco Pogioli

 

 

imgs/CercatoridOro1.jpgLungo certi fiumi dell'Italia, particolarmente in Piemonte e Lombardia, si cimentano ancora i cercatori d'oro con gare domenicali e relativi premi.

Ovviamente non si tratta di moderni emuli dei cercatori d'oro descritti nei libri di Jack London, che nell'800 affrontavano nel gelido Klondike, alle soglie dell'Alaska, fatiche immani alla ricerca nella sabbia dei fiumi della preziosa polvere di quel metallo.

I cercatori odierni sono soltanto appassionati di questo moderno sport che permette loro di trascorrere qualche momento diverso dalla solita routine.

imgs/CercatoridOro.jpgInfatti, con molta pazienza e una indiscussa abilità, dal fondo sabbioso di questi corso d'acqua gli appassionati di questo sport, stivaloni alti sulle cosce e setaccio in mano, per ore frugano sotto l'acqua e passano accuratamente al setaccio manciate di sabbia, alla ricerca di qualche minuscolo residuo dorato, staccatosi da filoni aurei invisibili.

Alla fine della giornata di gara, perché solitamente di questo si tratta, la giuria pesa i pochi grammi ricavati da ore e ore di fatica per stabilire le graduatorie.

 

imgs/CercatoridOro2.jpgUn tempo anche da noi, come in altre località rivierasche, vi erano cercatori del nobile metallo, pochi ma fedeli e costanti.

Ormai hanno abbandonato quasi tutti, per stanchezza, per età.

La loro ricerca si differenziava però da quelli dei fiumi.
Loro cercavano non filini ma oggetti d'oro e soltanto in certe occasioni, cioè durante alcune fasi susseguenti alle mareggiate. 

Anche i periodi erano diversi, la loro ricerca avveniva particolarmente in inverno, quando il litorale restava deserto per lunghi mesi. 

Il momento della loro scesa in campo avveniva in occasione delle mareggiate tipiche di quel periodo dell'anno, proprio quando, dopo alcuni giorni di furia, scemavano d'intensità e poco alla volta le onde si ritiravano lasciando una striscia sempre più larga di sabbia liscia e bagnata.

 

imgs/CercatoridOro3.jpgSi cercavano gli oggetti d'oro che soltanto in quella fase della mareggiata affioravano dalla rena. Si trattava di ritrovare tutti quelli smarriti durante i mesi estivi, particolarmente dai villeggianti quando si tuffavano, giocavano tra le onde, si esibivano confrontandosi tra di loro nell'affrontare i colpi di mare. Ed erano proprio quelli i momenti in cui gli anelli si sfilavano dalle dita bagnate, i fermagli delle collanine si aprivano, gli orecchini si staccavano dalle orecchie e così i braccialetti e tutti i ciondoli vari che nessuno, sconsideratamente, si toglieva prima del bagno.

Della loro perdita se ne accorgevano dopo, al momento di rivestirsi. A nulla allora precipitarsi nel punto dove si era fatto il bagno. L'oggetto mancate ormai era scomparso tra i sassolini della battigia, inghiottito dai fondali sabbiosi. Anzi, più si frugava ansiosamente e più l'oggetto sembrava si allontanasse. Talvolta la mancanza la si notava soltanto a casa e restava allora soltanto il rimorso di non aver saputo custodire un oggetto cche magari  ricordava qualcosa di caro.

 

imgs/CercatoridOro4.jpgI rivani, invece, solitamente perdevano gli anelli, le fedi nuziali. I cercatori del paese, quelli che tutti conoscevano, erano dotati di una pazienza illimitata, la loro lunga esperienza si basava anche su anni e anni di esperienza e, come i cercatori di funghi sanno dove frugare, conoscevano tutti i punti del litorale dove le correnti di solito ributtavano a riva gli oggetti. Questo anche perché una parte dei cercatori batteva la battigia da metà golfo a Renà e gli altri fino al canto di ponente, cioè si dividevano i campi di ricerca.

Quando ritenevano giunto il momento di iniziare, quando cioè le condizione del mare, per loro conoscitori, iniziavano il previsto declino, iniziavano a percorrere lentamente la battigia, scrutando con attenzione ogni metro di percorso, gli occhi allenati e fissi in basso a cogliere ogni minimo brillio, ogni impercettibile riflesso tra i granellini di sabbia.
Su e giù dal mattino presto, per ore e ore, verso Renà o verso Ponente.

 

La particolarità di questi appassionati restava il fatto che tutto quello che riuscivano a raccogliere ogni qualvolta si impegnavano lo accumulavano a casa. Difficilmente lo portavano a fondere o lo rivendevano. imgs/CercatoridOro5.jpgPer loro, la soddisfazione restava quella di conservare in qualche scatola tutti i pezzi ritrovati, spesso corrosi dalla lunga permanenza in acqua, come facenti parte di una loro collezione privata. E ne parlavano anche poco, con fastidiosa ritrosia. A loro si rivolgeva talvolta qualche amico a chiedere se nel loro bottino avessero magari ritrovato il loro anello descrivendo la scritta incisa all'interno che portava nomi e data delle nozze. E in certi casi, quando si trattava di amici o di parenti, il recupero aveva un esito positivo.

 

Ma nella quasi totalità dei ritrovamenti il cercatore si dimostrava geloso del suo piccolo tesoro costatogli ore e ore di camminate sulla battigia e non sacrificava il più piccolo degli oggetti ritrovati.

 

 

 

 

 

Franco Pogioli, Un mondo scomparso, Bastogi Editrice italiana, 2011, pagg. 66-68.

 

 

 

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imgs/UnMondoScomparso.jpgFranco Pogioli

è nato a Riva Trigoso, dove tuttora risiede. Da sempre appassionato della scrittura, sin dagli anni 50, ha iniziato a pubblicare diversi racconti su 'Il Lavoro', sul 'Mercantile', sulla rivista 'Prova di Letteratura' di Rapallo, e ancora su su 'Il minuzolo' di Genova, su 'QAbiti lavoro' di Milano, e sulla raccolta 'Racconti navali' dell'Associazione Marinai d'Italia.
Nel 1999 ha pubblicato le sue memorie di lavoro nei cantieri di Riva Trigoso, col libro 'Una vita in tuta blu', risultando tra i finalisti del Premio nazionale "LibeEtà".

 

Ultimamente per la collana "i ciottoli", quaderni che vogliono rappresentare in un mosaico le varie facce culturali di Riva, Trigoso, Ponente e Renà, ha scritto quattro preziosi volumetti che raccontano i ricordi di un rivano. 

 

,,,e come scrive Pogioli "i racconti non finiscono mai..."

 

 

 

   


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