Alan e Ada, tutta un'Altra Storia

 

di

 

Anna Carbich

 

 


Ho incontrato questi due interessanti personaggi nel preparare un compito in classe, una lettura sulla “preistoria dei computer”. Sia di Alan Turing che di Ada Byron si è parlato molto di recente, ma soprattutto in contesti scientifici. Ne sono rimasta particolarmente colpita, ma non ho la pretesa di dire alcunché di nuovo, solo contribuire a far conoscere le loro affascinanti storie.

(Anna Carbich)

 

 

 

 

 

 

imgs/Ada&Alan2.jpgAlan Turing

 

Strano modo per togliersi la vita.

Immergere una mela in una soluzione di cianuro di potassio e mangiarla. Una scelta carica di significati simbolici. Mela, anagramma di male. In latino malus e malum.

Una mia amica usava far mangiare alla sua bambina una mela in cui era stato infilato un chiodo di ferro. Aveva così ottenuto del maleato di ferro, rimedio naturale contro l’anemia.

Maleato di cianuro? Non m’intendo di chimica, ma lo scienziato Alan Turing evidentemente sì, e non solo.

 

Chi era Alan Turing?

Uno scienziato dimenticato. Non se ne sente parlare molto oggi. Nato nel 1912 in Inghilterra come tanti grandi scienziati non era stato uno scolaro modello. Era criticato per la sua grafia, lottava con l’inglese. In chimica e in matematica seguiva un suo percorso, totalmente diverso da quello proposto dai suoi insegnanti, continuando però a vincere premi prestigiosi.

Scrisse di lui un suo insegnante: “Se vuole rimanere in questa scuola deve mirare ad acquisire cultura, se vuole diventare uno specialista scientifico qui perde il suo tempo”.

 

Fu giovane in tempi inquieti. Gli anni 30. Grandi fermenti, grandi dubbi, grandi sconvolgimenti.

Emerse, com’era inevitabile, e approdò al King’s College di Cambridge

Lì incontrò personaggi del calibro di E. M. Forster, J. M. Keynes e Ludwig Wittgenstein.

imgs/Ada&Alan3.jpgNel 1936 aveva già concepito una macchina che avrebbe potuto essere “programmata” per svolgere qualsiasi tipo di calcolo. Questa sua macchina poteva leggere una serie di uno e di zero da un nastro. Queste cifre descrivevano i passaggi necessari per risolvere un particolare problema.

Mi sembra l’idea del sistema binario.

 

Allo scoppio della guerra Turing andò a lavorare a tempo pieno per il governo di sua maestà britannica. È questa forse una delle ragioni per cui tutto ciò che riguardava lo studio e lo sviluppo dei computer tardò ad essere reso noto al grande pubblico. Tutto era avvolto dal segreto militare e lo rimase per parecchi anni anche dopo la guerra.

Ma cosa fece di particolare Alan Turing durante la guerra? Difficile da spiegare per noi profani, in poche parole aiutò a mettere a punto uno strumento chiamato Colosso per decifrare i codici creati dal sofisticatissimo strumento tedesco Enigma. In pratica aiutò gli alleati a vincere la guerra.

In seguito continuò ad esplorare il legame, l’analogia fra i computer e la natura. Fu allora che si cominciò a considerare il concetto di intelligenza artificiale. Egli riteneva possibile costruire delle macchine che potessero riprodurre i meccanismi del cervello umano. C’erano già apparecchi che “vedevano e sentivano” come le macchine fotografiche, le cineprese e i microfoni.

Non sappiamo dove lo avrebbero portato i suoi studi se fosse sopravvissuto più a lungo.

 

imgs/Ada&Alan4.jpgSì, perché morì giovane, a quarantadue anni, probabilmente suicida.

Perché?

Negli anni cinquanta in Inghilterra l’omosessualità era ancora un reato.

Una sera si trovava in casa con un amico quando si introdusse con la forza un malvivente, probabilmente un ladro. Dichiarando il fatto alla polizia non si preoccupò di nascondere che si trovava in casa con il compagno. Da qui la denuncia, il processo, la condanna.

Per evitare la vergogna della prigione accettò di sottoporsi a forti cure ormonali (sic!). Le conseguenze sul fisico e sullo spirito furono tragiche.

 

Decise così di mangiare la mela avvelenata.



imgs/Ada&Alan1.jpgAda Lovelace Byron

 

“ No, tu non ti occuperai né di poesia né di lettere! Potrai solo studiare matematica e musica!" Questo il progetto educativo per la figlia di un’aristocratica inglese dei primi dell’ottocento. Come mai?

La signora era Lady Byron. Il marito era il romantico Lord Byron che abbandonò la suddetta signora un mese dopo la nascita della figlia, Ada. Evidentemente la separazione non era stata pacifica.

 

La bambina però crebbe secondo le aspirazioni della mamma. Gli stessi precettori riconoscevano la superiorità del suo talento matematico.

Si sposò ed ebbe tre figli in giovane età.

Quando aveva diciotto anni Ada era venuta a conoscenza degli studi di un matematico, Charles Babbage, che stava progettando un calcolatore meccanico, una gran macchina a vapore, in grado di svolgere calcoli logaritmici e ne era rimasta affascinata.

 

imgs/Ada&Alan5.jpgPiù tardi la giovane tradusse un lavoro del matematico italiano Menabrea sulla macchina di Babbage, aggiungendo tante note che divenne più importante la traduzione del testo originale.

Firmò tuttavia il suo lavoro solo con le iniziali. Era considerato disdicevole per una donna occuparsi di cose scientifiche.

Babbage fu però molto soddisfatto del lavoro della giovane contessa.

La loro fu una collaborazione estremamente proficua, perché di fatto Ada Byron Lovelace mise a punto il “software” per la seconda macchina di Babbage, che non fu però mai effettivamente costruita.

 

Matematica ma anche musica, aveva detto la mamma. E il lato artistico e romantico della figlia di Byron le fece sognare che queste macchine potessero anche comporre musica, produrre grafici ed essere usate sia per scopi scientifici che artistici, come oggi succede.

 

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Il lato avventuroso della personalità della figlia di tanto padre le fece anche sperare di inventare un sistema per vincere le scommesse sulle corse dei cavalli. Era infatti un’assidua giocatrice d’azzardo. Insieme allo stesso Babbage, che aveva bisogno di soldi per finanziare i suoi ambiziosi progetti, studiarono un “sistema infallibile” che li avrebbe resi ricchi. In realtà morì lasciando dietro di sé parecchi debiti.

Sì, la povera Ada Byron morì a soli trentasei anni, proprio come suo padre, probabilmente di cancro.

 

Ebbe tuttavia un riconoscimento postumo. Nel 1970 il dipartimento della difesa americano diede il suo nome, Ada, ad un linguaggio informatico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Anna Carbich

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   


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